Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarsi soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me e per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci
*********
Ho conosciuto la poesia grazie a Prèvert. Voglio dire, non la poesia che si studia generalmente a scuola, dal Leopardi al Pascoli, dall’Ungaretti al Quasimodo, geniali poeti che puoi apprezzare solo da grande, quando l’età della ragione e le esperienze letterarie ti aiutano a fare confronti e a capire l’eccellenza.
Prèvert, incontrato per caso in un passaparola extra scolastico, mi ha fatto conoscere, al principio piuttosto a pezzetti, le poesie d’amore, semplici, immediate, coinvolgenti. Con parole che anche una preadolescente in seconda media, com’ero io, poteva capire. Eccome, se le capiva!…
Nell’età degli sconvolgimenti ormonali, quando il cuore s’infiamma con nulla, quando la condizione di piccola adulta (che vuol dire che non sei né piccola né adulta) t’impiccia e non ti aiuta, l’amore è l’unico linguaggio conosciuto, l’unico sogno possibile.
Io però non sapevo nulla di Prèvert. Credevo che le frasi di questa poesia fossero tratte dai celebri cioccolatini, che oltre a essere buonissimi consolavano molto anche le sofferenze d’amore. Be’, sì, anche a dodici anni si può soffrire per amore. Anzi, è matematico che si soffra per amore. Perché di solito l’oggetto dei desideri manco ti vede, piccola e brufolosa e bambinetta che non sei altro.
Poi un giorno sentii recitare questi versi in un programma televisivo. La televisione era in bianco e nero, c’erano solo due canali, il primo e il secondo, che spesso in famiglia bastavano a far litigare sulla scelta. Però gli spettacoli di varietà erano graditi a tutti. E anche se i miei ricordi sono piuttosto sbiaditi come le registrazioni dell’epoca, io credo di non sbagliare quando rammento che era dentro un programma luccicante, per quanto senza colori, che incontrai di nuovo Prèvert, recitato da un attore famoso. Ahimè , memoria fallace… chi era questo attore? L’istinto più che la memoria mi fa tornare alla mente la calda voce di Alberto Lupo. Ma tutto sommato non importa chi fu, ciò che conta fu l’effetto. Rimasi ipnotizzata con le viscere in subbuglio, totalmente immedesimata nella disperazione sentimentale di quei versi così vivi. Sono io, pensavo, quella che ama così intensamente. Non importa, ora, chi amassi, m’innamoravo un giorno sì e l’altro pure. M’innamoravo dell’amore e sognavo che qualcuno provasse per me quelle emozioni così intense, e magari mi ripetesse le stesse parole che l’uomo-attore recitava, con tanta passione da farmi innamorare pure di lui.
Quell’amore era violento e cattivo, bello come il giorno, vivo come il desiderio. Fragile e volubile, com’era giusto che fosse. E meraviglioso. Era l’amore di una ragazzina, puro e incontaminato. Che però sentiva di avere l’identica potenzialità di quello adulto cantato dal poeta.
Altro che cioccolatini, caro Jacques… scusami tanto…
Stesso approccio, più tardi, alle superiori. I diari di scuola non servivano più a scrivere i compiti per casa, ma ad accogliere sospiri e versi da cioccolatini. Tra tutti, ancora Prèvert (ma chi lo sapeva!), con poesie così famose che non occorre riportarne qui i titoli. Cito solo questa:
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.
Sono certa che non mi copro troppo di ridicolo quando ammetto che ancora per un pezzo sono stata convinta che pure queste fossero frasi prese pari pari dai cioccolatini. Solo in seguito cominciai a conoscere l’autentica celebrità di poesie e poeta (quest’ultimo, a dire il vero, un po’ contestato per la sua semplicità). E poiché la stagione del cuore era tutt’altro che terminata, cominciai un viaggio del tutto personale. Identificai la poesia con l’amore e tale convinzione mi restò. Anche oggi, che sono un tantino più scafata, che ho letto e vissuto un po’ di più, non posso non confessare che questi versi m’increspano ancora la pelle di sentimento, proprio come allora.
Perché questo amore sarà sempre il mio e il tuo, caro Jacques. E… ma sì, anche dei cioccolatini.

Sono anch’io, Ramona, un ammiratore di Prevert. Ho delle poesie che ho scritte (poche, per fortuna) in cui mi ispiro al suo modo. Per me la semplicità tanto nella prosa che nella poesia è una vetta che non è facile raggiungere.
Un’altra stupenda sua poesia è “Barbara”, con quell’attacco strepitoso: Ricordati Barbara/Pioveva senza sosta quel giorno su Brest/E tu camminavi sorridente/Serena rapita grondante/Sotto la pioggia
Ciao Ramona!
di Jacques Prévert conservo questa….
Trois allumettes, une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
et l’obscurité toute entière pour me rappeler tout cela
en te serrant dans mes bras.
*
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
il primo per vederti tutto il Viso
il secondo per vederti gli occhi
l’ultimo per vedere la tua bocca
e tutto il buio per ricordarmi queste cose
mentre ti stringo tra le braccia.
e questa…
Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t’ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.
“Ragazza triste che giuochi coi pupazzi
A cosa pensi mai
Penso ai ragazzi dai mille lazzi
Penso ai ragazzi dai mille cazzi.”
(Jacques Prévert)
è bello trovare questi cioccolatini, gia al mattino,
e iniziare la giornata con parole dolci…
aurevoir
E’ l’amore che è essenziale
Fernando Pessoa
E’ l’amore che è essenziale.
Il sesso è solo un accidente.
Può essere uguale
o differente.
L’uomo non è un animale
è una carne intelligente,
anche se a volte malata.
Mediomen sempre qui rompere… le uova nel paniere.
Alle ragazze e a Di Monaco ci piace il Prévert.
Innamora.
Stempera nel banale i palpiti.
Solo una, quando, per fare bella figura e farla un po sù, cosa a cui il poeta francese molto si presta nelle periferie, le spedii:
“Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio”
me ne ha dette di tutti i colori, che era una cosa volgare, piena di doppi sensi e tripli… ma la malizia sta, quasi sempre, negli occhi di guarda, si sa.
Tranquillo. Ti crensureranno anche qui.
Faccio replay:
“Ragazza triste che giuochi coi pupazzi
A cosa pensi mai
Penso ai ragazzi dai mille lazzi
Penso ai ragazzi dai mille cazzi.”
censureranno
Sì, Prévert è proprio da cioccolatini, inutile girarci attorno. Però nella vita ci vogliono tante cose. Anche i cioccolatini.
leggete “il culo”, di prevert. è fantastica. niente cioccolatini. un’esplosione di erotica allegria. di gioia di vivere. il vero, unico romanticismo ammissibile oggi.
saluti (e baci perugina)
rs
Dài Solmi, contieniti un pò. Il culo è una bella poesia, è vero. Ma i cioccolatini di Ramona sono buoni e fanno bene.
Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
(Fernando Pessoa)
@13.
anche R. Vecchioni Lo canta. il ridicolo è lo stantuffo dell’intelligenza.
Veramente il Leopardi non l’ho mai digerito. Comunque Pascoli, D’Annunzio, Ungaretti, Quasimodo, etc. etc. li ho conosciuti sui banchi di scuola. Erano forse altri tempi. Me ne sono innamorato e ho poi continuato ad innamorarmene. Jacques Prèvert è un buon poeta: ce ne fossero oggi di poeti come lui. Più sensuale e musicale, Federico Garcia Lorca.
ne vive uno, delizioso, che ho scoperto da poco: Billy Collins, famoso negli States.
Grazie a tutti per i commenti, che leggo solo ora.
@Carla: conosco anche le poesie che tu citi, eccome (una è nel post)! Non potevo riportarle tutte, ma ovviamente sono tra le più belle e più famose.
Sono contenta di aver contribuito a rendere l’inizio di una giornata, sempre faticoso, un po’ più lieve.
@Bart: la semplicità dev’essere qualcosa di più che solo semplice, altrimenti diventa banalità. Comunque secondo me Prevert non è banale, riesce solo a dire le cose che vorremmo saper dire noi (P.S.: certo, anche Barbara è una poesia molto bella!)
@ultra e medio men: e se provaste con qualcosa di più dolce? le donne si sa si conquistano con ironia e dolcezza.
@ruggero: letta anche quella! L’aspetto più giocoso dell’amore, ma ahimè, non credo ci stesse molto bene dentro un cioccolatino….
@fk e riccardo:grazie, voi mi capite: cioccolata e sentimento, una bella dopata per tirare avanti il carrozzone…
grazie a tutti coloro che hanno citato altri poeti e altre poesie: mi avete reso felice!
Come confidò Sartre a Simone Signoret, nel 1954, seduto al dehors del Cafe des Rullons in rue des Meteques 23, mentre si sorbiva l’ennesimo tè alla menta e fumava la sua gaulosie:
Prevert… c’est toujours Prevert!
Vorrei fare una richiesta. Potrebbe qualcuno gentilmente postare in comm la poesia “il culo” di Prèvert? E’ un poeta che conosco pochissimo e di questa sunnominata mi è venuta una grande curiosità. Se qualcuno può e vuole farlo, gentilmente ringrazio, che io l’ho cercata e non sono riuscito a trovarla.
Ecco il capolavoro di JP, sono d’accordo con Solmi, una volta tanto.
IL CULO
Il culo, che meraviglia.
È tutto un sorriso, non è mai tragico.
Non gli importa cosa c`è
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell`altro? Chissà, forse i seni.
“Mah!” sussurra il culo “quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare”.
Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d`essere due in uno, pienamente.
Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s`innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.
Eccolo che sorride il culo. È felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.
Il culo è il culo,
fuori misura.
Meraviglia! Grazie grazie grazie a Fk
Caro Franz, il suo contributo sarebbe degno di un post a sè.
Un caro saluto
Ricordo anche una splendida canzone di Lucio Dalla, intitolata “Il culo”. Faceva così:
Il culo,
la terra finisce e là comincia il culo
Lo sguardo,
ed anche stasera fa pensare a te
Il culo,
vicino e lontano vedo sempre il culo
Ricordo,
lo stesso colore in fondo agli occhi tuoi
Si può volare oltre le nuvole,
ma sempre in alto lo vedrai
Il culo,
si perde il pensiero quando guardo il culo
ed ecco
ritorna il ricordo dolce che ho di te
Si può volare fra le stelle
ma sempre in alto troverai
la terra finisce e la cominciali culo
oh culo
perché non la fai tornare insieme a me
leggendo questo post mi è venuto da pensare: santo cielo Prevert! e mi è nata netta la sensazione che purtroppo in tempi di rapido consumo anche i poeti cadano in disuso, o forse è solo perchè lo ricordo legato ad un periodo della mia vita in cui riuscivo ancora a leggere senza sforzo le veline che avvolgevano i cioccolattini.
Certo è che un tempo Prevert lo si trovava dapperttutto, ora bisogna essere fortunati anche a trovarlo dentro un bacio e che invece a brillare sia Neruda.
o forse è solo l’amore in tutte le sue sfaccettature a non reggere i tempi e a consolarci resta solo la cioccolata.
grazie
lisa
@Fk Medioman Sono orgoglioso di aver dato il “la” a questa elegia del culo che è uno dei soggetti più poetici dell’universo. In realtà il merito primo va a Fk che l’ha citata. Grazie amici.
mi piaceva molto Prevert. ricordo un vecchio libro della Bur, con un disegno infantile in copertina, e la grafia a caratteri grossi. leggevo e rileggevo, e ci trovavo qualcosa di me, senza mai capire esattamente cosa.
ciao, Ramona.
scusa medioman, ma credo che il culo di lucio sia diverso, molto diverso, è vero, dal culo di prevert. e qui mi fermo, ché siamo nella casa del signore, e don fabrizio è un uomo d’onore, così come il prode fk, è vero.
@Lisa: No, io non credo che l’amore passi mai di moda, forse solo i suoi vettori. Ma poi basta poco ed ecco, ci ritroviamo a parlarne ancora… Comunque, i cioccolatini resistono al tempo…
@Fabry: Ciao Fabrizio. Prevert metteva in versi sentimenti comuni a tutti, ma proprio tutti, per questo ti ci ritrovavi. (P.S.Hai visto che il bradipo alla fine è arrivato?)
ruggermosolmi, zitto! non dire a nessuno che nel testo di dalla ho sostituito “cielo” con culo:- ]
Dài Solmi, facciamo finta di niente che ‘sta sostituzione è mica male. uh nella casa del signore se n’è dette di cose brutte, cosa vuoi che sia un c… anzi, in quanto creato dal signore se lo cantiamo e lo elogiamo con amor non credo possa dispiacergli
Ho conosciuto la poesia attraverso l’ascolto, il fermarsi e il guardare. Ogni persona puo’ essere un poeta, ogni poeta lo e’ alla sua maniera e possiamo avvicinarsi a lui a seconda di quello che siamo in un determinato momento della nostra vita… anche attraverso un cioccolatino.
Certo Ramona che ogni pretesto e’ buono per pensare al cioccolato!!!
Ahimè, Dona, lo sai, non posso essere esente da tutti i vizi, qualcuno lo devo pur mantenere… E’ molto vero quello che dici, possiamo essere tutti un po’ poeti. Ciao!
sì ma piano col buonismo. oh, avete messo culo al posto di cielo? ottima operazione, soprattutto al nord, che c’è un cielo da schifo, così un bel culo fa cupolone, eh.
saluti a culo,
rs
che tristezza sto tipo