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da qui
Comprendo la lotta: la mia vita è così, non si sa mai come andrà, un momento dopo. Sher Khan ha combattuto con l’anima fra i denti, anche al fianco di Di Liegro, un santo, per me, al pari di don Mario. Sher Khan: cinquantacinque anni di stenti e sacrifici, per diffondere la voce degli ultimi, dei disperati che nessuno ascolta. Nessuno? Vorrei lasciare a te, morto di freddo, le parole di Isaia: che ti siano di conforto.
Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna; perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto; la città eccelsa l’ha rovesciata, rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano, i piedi degli oppressi, i passi dei poveri.

quando leggiamo del buon samaritano, ci commuove il gesto di quello straniero e davvero vorremmo essere come lui, eppure, quanto è difficile attraversare la strada che ci separa da chi non ha dove posare il capo.
un abbraccio, fabry
f&r
quanto è difficile pensare a chi muore di freddo, Fides.
meglio non accorgersene, fare finta di nulla.
passò oltre, dall’altra parte.
un abbraccio
fabry
Forse la cosa piu’ triste non e’ che nessuno li ascolta, gli ultimi, ma che molti vorrebbero non ci fossero, danno fastidio, puzzano, sporcano. Ho letto in un articolo che in Inghilterra il punto massimo di solidarieta’ sociale si e’ avuto durante la II guerra monidale: quando nessuno aveva piu’ niente, il niente altrui era piu’ comprensibile.
Mi piacerebbe che non ci fosse bisogno di una catastrofe per accorgersi dell’altro, che passassimo sopra a cio che non ci piace, e mi ricordo un pranzo di Natale con i poveri apparecchiato con amore….
date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa, traboccante vi sarà riversata nel grembo; infatti, con la misura con la quale misurate sarete misurati
la sfida sarà misurarci col metro dell’umano, dell’umanizzazione. la via che conduce alla trasformazione dell’animale uomo in essere umano passa solo per la porta stretta del fare giustizia, della condivisione, del rendere a ciascuno ciò che la nostra società non vuole riconoscere: la dignità di esseri umani. Chi ha, eleverà se stesso a Umano “sollevando dalla polvere” chi non ha e rendendogli l’Umanità negata.
ciao!
claudia
concordo pienamente con Claudia.
mi viene in mente una bellissima poesia di Whitman dal titolo “a uno sconosciuto”
ho notato che tante persone che conosco e non solo, hanno la poesia di Faber “Il sorriso” stampata e attaccata ovunque. Senza togliere nulla a Faber io affiancherei questa di Withman.
“Sconosciuto che passi! Non sai con quanto desiderio ti guardo,
tu devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo,
mi arriva come da un sogno.
Certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia con te,
tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro,
fluido, amorevole, casto, maturo,
sei cresciuto con me.
Io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato qualcosa
Che non appartiene soltanto a te, ne ha lasciato che il mio diventasse mio soltanto.
Mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne,
mentre io passo, tu ne prendi in cambio dalla mia barba, dal mio petto, dalle mie mani,
non devo perderti, devo pensarti quando seggo da solo o veglio la notte da solo
devo aspettarti, non dubito che ti incontrerò ancora
e a questo devo badare, di non perderti.”
SM
Uno spettro s’aggira per il mondo: la PAURA. La paura è connaturata all’uomo, deriva dall’ignoranza e dalla credulità, e, soprattutto quando ci sono problemi sociali, viene utilizzata a fini di potere. Con la scusa della sicurezza si alimenta la diffidenza nei confronti dei “diversi”, gonfiando la paura che si trasforma in odio. E’ diverso il nero, è diverso il rom, è diverso l’omosessuale, è diverso il trans, è diverso il musulmano(e pensare che quando noi siamo emigrati negli USA, ancorchè bianchi, dicevano che eravamo neri dentro). E diventiamo astiosi, indifferenti,cattivi, neanche la pietas per un morto. Moriamo dentro poco a poco, muore l’amore. Ciao Fabrizio, un abbraccio, Franco.
La paura del diverso.Trovo non sia naturale,ma indotta dalla politica,dall’ignoranza.Chi è diverso da noi dovrebbe suscitare interesse,curiosità. Se guardo i bambini di colore li trovo sempre bellissimi,tanto che i nostri biondini,pur bellissimi,sembrano un pò scialbi.Poi c’è la diversità sociale: il povero è sgradevole,ci infastidisce,vorremmo non incontrarlo mai.Nella migliore delle ipotesi perchè fa riaffiorare i nostri sensi di colpa.Quando ho sentito la storia tragica diSher Khan ho pensato al grande agnostico che “postulava”l’ immortalità dell’anima affinchè le vittime dell’ingiustizia trovassero giusta ricompensa.Gesù ci assicura che gli ultimi saranno i primi…..Tuttavia mi piacerebbe tanto vedere un pò di giustizia anche in questo mondo,dove nessuno dovrebbe morire di freddo………..
chissà perché bisogna sempre creare classifiche,fare misurazioni che, sebbene rovesciate, (quelli di colore meglio dei biondini) stanno sempre lì a dirci che non sappiamo proprio guardare all’altro per quello che è, senza paragoni e confronti.
per non dire che la paura del diverso ha radici antiche, è un istinto di difesa e come tutti gli istinti va educato e non si può vincere se non con la consapevolezza, con la conoscenza graduale e paziente dell’altro, bianco, nero, rosso o giallo che sia.
ciao!
claudia
Cara Claudia non voglio proprio fare classifiche! Voglio semplicemente dire,contrariamente a quanto sostieni,che la paura del diverso non è connaturata,non è istintiva,ma indotta.Hai mai visto giocare bambini di diverse etnie insieme?Non dimostrano sospetto. Purtroppo la nostra cultura,la nostra politica, la nostra ignoranza,fanno nascere la paura dell’altro.Così almeno la vedo io. Ciao.
quello che so è che i bambini sanno essere molto buoni e anche molto cattivi, sanno giocare fra di loro qualunque sia il colore della loro pelle, ma anche che sanno isolare, prendere in giro, ferire anche questo senza badare troppo al colore della pelle. non esiste l’infanzia pura e incontaminata: il bambino è un essere umano in fieri e come essere umano deve lottare con se stesso e con la propria natura per crescere, maturare, per tirare fuori l’umano nascosto nelle pieghe del suo Io.
ciao!
claudia
I bambini sanno essere cattivi,certo.Il povero Rousseau che sosteneva che la natura umana è buona,ma la società la corrompe, è stato spesso smentito dai fatti.Per non parlare del peccato originale…..Tu,però convieni che i piccoli si fanno feroci dispetti tra di loro senza guardarsi bene in faccia! Come ho osservato anch’io,la cognizione della diversità è un fatto,diciamo,in buona parte culturale. Con simpatia. Ciao.
l’altro è l’altro e a volte fa paura, per non provare paura deve diventarci familiare, perché accada ci vuole la pazienza della conoscenza. questo vale anche per i bambini. quando arriva un nuovo bambino in classe è un problema per lui e anche per il gruppo già formato.
comunuqe, c’è da sperare che tutti noi siamo disposti a fare quei passi che ci facciano crescere in umanità.
buona notte
claudia
vi ringrazio.
è bello che si discuta di questo in un’epoca in cui il razzismo sta riprendendo tragicamente forza.
un abbraccio
fabry
Vorrei aggiungere,parlando di diversi,che oggi nel nostro paese c’è una maggiore avversità verso gli omosessuali,come anche Franco ha osservato.La cultura greco-romana antica trovava naturali le abitudini sessuali diverse,mentre la religione cristiana e maggiormente la religione islamica condannano l’omosessualità.Monsignor Migliore,addetto del Vaticano alle Nazioni Unite. si è opposto recentemente alla proposta di depenalizzare l’omosessualità,anche in quei paesi dove è in vigore la pena capitale, suscitando molte proteste .Quanta strada dovremo ancora percorrere prima di vedere l’altro senza etichette(bianco,nero,giallo,gay,povero,malato,vecchio,…)Tanta,credo,purtroppo.Ci vuole pazienza nel comprendere l’altro,come giustamente dice Claudia,insegnamento e amore. Sento,però,che oggi viviamo in una società che evidenzia le diversità,che acuisce le pulsioni razziste,facendoci tornare a situazioni che credevamo superate per sempre.
sì, dobbiamo vegliare, Annamaria, perché non si torni ai lager.