non so se c’è qualche cosa che va pensato prima di qualunque altro pensiero rispetto a questo “fumetto”: però m’inquieta, mi fa il vuoto dentro e anche attorno, mi disturba e mi lascia un’intera rotonda malinconia, da voler essere albero del bosco, oppure microscopico aquilone nelle mani del bambino dalla grossa testa.
Sono abbastanza interessata alle contaminazioni verbovisuali, e l’esperimento che viene qui proposto l’ho già letto/visto…Ma non mi convince questa resa fumettistica, trovo indebolisca il racconto: per me il suo carattere sta nella concisione, e non lo frazionerei in una sequenza per scandire ogni suo singolo momento. La stringatezza della narrazione a mio parere non si concilia con una soluzione che tende a didascalizzarla.
ciao Carla,
trovo sempre difficile rispondere a domande riguardo ai miei racconti; la domanda è lecita assolutamente, ma non credo che la risposta possa dartela io che ho scritto solo quelle poche righe e non so altro di questa storia.
Non ho capito la gentilezza, e se tira in ballo il mio commento…
Ma credo che chi si esprime scrivendo o in qualsiasi altra forma, cerca opinioni, valutazioni, apprezzamenti o critiche, non cerca gentilezze.
(11) Come preferisci.
Per me la forza del racconto è nel suo poco, nell’esser breve, nell’esser circoscritto alle sole righe che ha deciso di raccontare. E quello che non viene detto non ha bisogno di essere completato, perché altrimenti l’autore l’avrebbe raccontato lui stesso. Non è quindi mancante, è presente. Ma è una presenza che ha valore nella sua assenza, appunto. Per questo la sua stringatezza, per me, anche per il contenuto del testo, porta con sé immaginazione potenziale, un certo senso enigmatico e misterioso, qualcosa che è rimasto indefinito non per sciatteria narrativa, ma per volontà dell’autore. Ecco perché non darei un volto alla grossa testa con un’illustrazione. E non frazionerei la sua storia nei passaggi di una sequenza, perché la sua storia ha senso nella sua unità, come qualcosa che si assimila tutto d’un colpo, che si prende tutto insieme.
Surreale e tenero, piacerebbe ai miei alunni. Credo che vorrebbero sapere più cose su di lui…ad esempio, se ha degli amici, come passa il tempo…
E’ lui che guarda il cielo?
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una domanda:
cosa succede se qualcuno lo vede?
non so se c’è qualche cosa che va pensato prima di qualunque altro pensiero rispetto a questo “fumetto”: però m’inquieta, mi fa il vuoto dentro e anche attorno, mi disturba e mi lascia un’intera rotonda malinconia, da voler essere albero del bosco, oppure microscopico aquilone nelle mani del bambino dalla grossa testa.
Sono abbastanza interessata alle contaminazioni verbovisuali, e l’esperimento che viene qui proposto l’ho già letto/visto…Ma non mi convince questa resa fumettistica, trovo indebolisca il racconto: per me il suo carattere sta nella concisione, e non lo frazionerei in una sequenza per scandire ogni suo singolo momento. La stringatezza della narrazione a mio parere non si concilia con una soluzione che tende a didascalizzarla.
Quanto siete gentili qui, su:
lapoesiaelospirito!
ma dove è finita
la gentilezza dell’uomo?
un’animale sa fare di più.
forse può fare
anche di più
in chiarezza,
ragazza carla,
un animale:
senza apòstrofi
di sorta
ciao Carla,
trovo sempre difficile rispondere a domande riguardo ai miei racconti; la domanda è lecita assolutamente, ma non credo che la risposta possa dartela io che ho scritto solo quelle poche righe e non so altro di questa storia.
Non ho capito la gentilezza, e se tira in ballo il mio commento…
Ma credo che chi si esprime scrivendo o in qualsiasi altra forma, cerca opinioni, valutazioni, apprezzamenti o critiche, non cerca gentilezze.
Grazie Emanuele.
Come se fosse un tentativo di voler accedere al”mistero della natura” per comprendere forse quello dell’uomo.
Trovo questo racconto “mistico”.
cosa c’entra il misticismo adesso lo sa solo dio…
il quella testa c’è una gran tristezza
si sente fino quì!
bau!
PS. Secondo me la resa fumettistica non depotenzia la forza del racconto.Le parole e le immagini fondendosi diventano pura poesia.
Carla,
Nessuno lo vedrebbe. Tutti guarderebbero la sua grossa testa.
ecco perchè è triste.
(11) Come preferisci.
Per me la forza del racconto è nel suo poco, nell’esser breve, nell’esser circoscritto alle sole righe che ha deciso di raccontare. E quello che non viene detto non ha bisogno di essere completato, perché altrimenti l’autore l’avrebbe raccontato lui stesso. Non è quindi mancante, è presente. Ma è una presenza che ha valore nella sua assenza, appunto. Per questo la sua stringatezza, per me, anche per il contenuto del testo, porta con sé immaginazione potenziale, un certo senso enigmatico e misterioso, qualcosa che è rimasto indefinito non per sciatteria narrativa, ma per volontà dell’autore. Ecco perché non darei un volto alla grossa testa con un’illustrazione. E non frazionerei la sua storia nei passaggi di una sequenza, perché la sua storia ha senso nella sua unità, come qualcosa che si assimila tutto d’un colpo, che si prende tutto insieme.
sccch…non diciamo più nulla!
ci si affeziona a questo personaggio.
mi ricorda rubber jhonny:
http://www.youtube.com/watch?v=vXyIB2L52Dc
infonde una grande tristezza, come lo scarabeo stercoario di kafka che tenta di nascondersi sotto al divano.
Surreale e tenero, piacerebbe ai miei alunni. Credo che vorrebbero sapere più cose su di lui…ad esempio, se ha degli amici, come passa il tempo…
E’ lui che guarda il cielo?