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da qui
Le riunioni di condominio, confidavo a un amico, sono i luoghi più aggressivi di associazione umana. E’ lo spazio vitale difeso con i denti, la propria idea di convivenza che si scontra con quella degli altri. La guerra non nasce tra diversi, non è l’ideologia o il colore della pelle, né la quantità di ricchezza distribuita ingiustamente. E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre.

l’unico modo per vivere in pace in un condominio è rendersi invisibili e sopportare l’altrui maleducazione
se si dovesse innescare una discussione per ogni rumore molesto sarebbe la fine.
è un luogo in cui vale la regola aurea chi ha più intelligenza la usi
desolante, lo so, ma è così
un abbraccio, fabry
f&r
sacrosanto, Fabry, sacrosanto, l’inferno sono gli altri tranne quel piccolo numero dei davvero vicini. La civiltà dovrebbe consistere nell’allargare quel numero, ma è un cammino in parete.
quello che ho notato io, invece, è che l’altro,quello che è contro o contrario è uno, al massimo due, facciamo tre,come in quel film comico di Piccioni, gli avvoltoi, i rapaci che vorrebbero che tutti facessero secondo i loro canoni, le loro prescrizioni assolute,le loro voglie e i loro vaglia.Tu, che a sei a tua volta l’altro,non puoi vagliare niente.Esperienza personale? Purt(r)oppo…una tappa in cui bisognerebbe che passassero tutti:è una cruna stretta stretta, e ultimamente non ho più molta pazienza, mi sembra impossibile che ci sia così poco sale in giro.f
il problema, caro fabry, è che sebbene usiamo le stesse parole, noi e gli altri, non parliamo la medesima lingua e comprendersi spesso è cosa da aruspici 🙂
ciao!
claudia
Il problema nasce non tanto quando pochi agiscono secondo loschi fini, ma quando molti preferiscono mettere la testa sottoterra e ignorare le proprie responsabilità nella comunità avallando, di fatto, l’azione dei pochi. È una storia che si ripete in tanti contesti e grazie alla quale da più un anno sono fuori casa e scrivo questo commento da un cellulare.
Marco
credo che il condominio, ogni condominio, nasca con connaturato a pietre, tegole, finestre, per volontà sadica del costruttore, con il suo bel rompiballe di palazzo. dev’essere così, perché non è possibile che tutti, dico tutti, abbiano a lamentarsi di almeno un individuo che pretende dagli altri un silenzio che egli non rispetta, che vorrebbe che i soprastanti volassero e non avessero fiori sul terrazzo, che i sottostanti non cucinassero mai. esiste solo lui e la sua famiglia: così per bene, così rispettosi: così impiccioni, così attaccabrighe, così seminatori di discordie.
ma…mi sono smarrita: parlavamo di condominio o del governo di questo paese?
vi ringrazio.
non sono d’accordo con Sartre.
penso che abbiamo il compito di scegliere il bene in prima persona, nonostante tutto.
anche se quel nonostante a volte pesa assai.
Se Darwin avesse partecipato a una, una sola riunione di condominio (è evidente che non ci andò mai), avrebbe visto in tutto il suo splendore la performance dell’anello mancante tra l’uomo e la scimmia.
Buona Befana a tutti (anche ai condomini)
“E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto”, e questo vale, triste a dirsi, tra persone ben più vicine dei vicini: tra fratelli, coniugi, figli e genitori. E la cronaca ce lo conferma.
Grazie, Fabrizio.
Giovanni
Roberto e Giovanni, grazie.
sono convinto che una parte del lavoro dell’essere umano sia quello di andare in direzione contraria rispetto alle sue ossessioni e compulsioni.
e il condominio è una palestra di prim’ordine.
Dopo essere stata rimproverata per le palline munite di sonoglino delle mie gatte, dopo essere stata costretta ad acquistare pantofole col silenziatore, perché quelle più diffuse in Italia facevano troppo rumore, dopo essere stata invitata a vegliare e dormire nelle stesse ore dei vicini sottostanti, ho deciso che la prossima casa, in questa o altre vite, sarà sperduta nelle campagne più deserte e disertate dagli umani, munita di ponte levatoio, circondata da un fossato affollato da amici coccodrilli.
pamela
Abito in campagna, in pratica non c’è quasi nessuno, quasi, anch’io ho ricevuto in regalo un paio di pantofole dai “parenti”.Essere “Cavalieri inesistenti” è diventato l’unico modo” vivere”.
grazie a Pamela e Gena.
e grazie anche per il Cavaliere inesistente, un Calvino fa sempre bene.
fabry
Ha proprio ragione Roberto Bugliani, non avrei mai pensato che l’anello mancante mi fosse così vicino, ma le caratteristiche sembrano essere proprio quelle 🙂
concludiamo la giornata con un pensiero sull’evoluzione.
magari serve a fare un passo in avanti.
quanto è difficile capire gli altri e farsi capire,anche in famiglia.Forse una via d’uscita c’è:cercare di ascoltare,pensando con la testa dell’altro. Avolte si trova un punto d’incontro,più spesso è impossibile trovarlo.Comunque vale la pena tentare.
Il problema è soprattutto nelle tecnologie costruttive scadenti degli edifici, e dei criteri di progettazione “alla carlona” che hanno li hanno caratterizzati fino ad oggi (ma ancora continuano, in moltissimi casi), tutti elementi che peggiorano i rapporti di vicinato, e quindi le riunioni di condominio. Se i solai fossero conformi alle normative auropee sull’inquinamento acustico, non ci sarebbero le discussioni sulle pantofole; lo stesso vale per i muri divisori, e per la scelta – molto diffusa in nord europa – di non rendere confinanti le zone giorno con le zone notte. Tutti criteri che qui da noi vengono ancora oggi allegramente ignorati.
La salvezza sarebbero forme di cohousing, che da noi, ancora una volta, stentano a decollare.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cohousing
caro fabrizio, questa frase di Sartre – “l’enfer c’est les autres” – che da ragazzo mi piaceva, col tempo l’ho trovata inquietante e sbagliata, sbagliatissima. Finché il flosofo e teologo Jean-Luc Marion, che la trovò popriamente diabolica, ha dato la risposta giusta: “l’enfermement”, l’enfer me ment: quell’idea di inferno, che è chiusura, chiusura agli altri, è una menzogna, ed è il problema.
detto qusto, credo che il condominio (vedi ballard, vedi soprattutto il film messicano La zona), è un inferno – nel senso di Marion come di Sartre – proprio perché è il dominio della chiusura – muri dentro e fuori di sé.
Abbracci e auguri,
beppe s.
grazie ad Annamaria, a Mauro (magari si realizzassero quelle possibilità anche da noi) e a Beppe: avevo precisato di non essere d’accordo con Sartre. l’avevo citato come provocazione.
fabry
ciò che mi attira è la baita, non la balìa o la balia. Ultimamente sto pensando che vorrei starmene lassù, dove vado in estate, anche d’inverno.Lì si è “soli”, mai come qui dei solitari. ferni
attira anche me, Ferni: soprattutto ora che ho preso un’altra bella botta.