Interzona #6: Tolstoj Jazz Trio

Tolstoj Jazz Trio: Anna L.B, Carla, Domenico Lombardini

[quel che segue è il collage dei commenti (vedi QUI).]

Ho in me delle culture, pesco a sorte
dopo mi taccio, o mi addormento, o crepo.
Quanto è grandioso il Novecento o indietro
tutti quei libri che mi son bevuta,
cose guardate a caso sui giornali
ecco Picasso la tauromachia
le rupi incise ecco guardare ancora
Hemingway cacciatore, e si credeva
tanto vitale, il mito dell’eroe
il maschio bevitore, vezzeggiato
dalle infermiere o solo nella giungla:
quanto niente che resta, che frontiere
da saltare a piè pari come lepri.
I professori di letteratura, o
“dell’impotenza”: me lo sai spiegare?
Dice (ma chissà chi): “Tolstoj è un gigante”.
E no, Tolstoj è normale, dico io.
Se fossimo più in gamba scriveremmo
cose enormi anche noi, ti metti lì
e pensi e scrivi e vivi, hai dei quaderni
la penna d’oca forse, sei persona
piena di serietà, non hai la tele,
non ti diverti a fare le cazzate
stai solo con le donne e i contadini.
Tolstoj si sdraia sul prato di giugno
e sente il sole sopra e fra la terra
e il fuoco c’è il suo corpo di gigante.

un senso esiste, può
qualcosa che inietti colore
o semplice gioia
che spezzi la fionda del male
la morte che incombe
l’amore.

poche cose, semplici: luce netta
in spazio che non adombra, non getta
domande al di là delle cose. nostalgia
di quella luce, ora solo ombre. e come
tornare alla luce, se l’ombra mi intride
corpo e mani, se ribellarmi
vorrebbe dire rinunciare alla dignità
di questa sciagurata libertà?

[Tutti i numeri di Interzona]

[caro lettore, usa lo spazio dei commenti in modo creativo e in tutta libertà. Sarà mia cura, alla fine della jam session, riutilizzare il materiale da te prodotto, pubblicando un collage su La poesia e lo spirito.]

2 pensieri su “Interzona #6: Tolstoj Jazz Trio

  1. Domenico Lombardini

    resterà qualcosa di noi,
    poi che le serate spente
    di furore veleranno
    per sempre l’antevedere
    del giorno? mai più
    le nostre voci viziate
    annoieranno i vecchi, mai più
    le nostre voci squisite
    glorificheranno Dio, mai più
    la nostra febbre e il balenìo
    di coscienza, che di noi
    hanno fatto grumo e poltiglia di sangue,
    dissigilleranno un segreto nel vuoto

    [scritta dopo la presentazione dei libri di Marotta e Sannelli a Milano]

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *