Sbatti il bamboccione in prima pagina

tanguy-2.jpgPadoa Schioppa:”Mandiamo i bamboccioni fuori di casa!”

bamba, bambi, bobo, birba, bebè, bubi, bubu, bua, babbo, babbuino, babbeo, bimbo, bombo, bombolone, boccalone, bocca, boccone, bocconiano, boccione, bamboccione! (disse TPS ai suoi tre figliuoli).

13 pensieri su “Sbatti il bamboccione in prima pagina

  1. cf05103025

    Io invero credo che colui, cioè il suddetto bellimbusto,
    sia pure burbanzoso, birbaccione e brigantaccio,
    e ci faccia pure il birignao, ecco.

    Lui davanti alla lavagna
    saprà già quanto si magna,
    quel che ci sta dietro
    sogna ancor Di Pietro…

    MarioBù

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  2. marcosimonelli

    Salve,
    sono l’archetipo/prototipo del Bamboccione. Vorrei precisare che noi pure abbiamo una dignità e diritto alla vita. Parla bene, il signor Padoa Schiatta: ma son sicuro che pure lui c’ha qualcuno che gli lava calzini e mutande, che gli prepara da mangiare. Mica ce lo vedo a farle da solo, ste cose…
    Specifico anche che, noi suddetti bamboccioni si resta a casa perchè fuori c’aspetta la morte per malnutrizione, il freddo, il gelo, il vivere con duecento euro al mese (nel migliore dei casi). Secondo lui, se la scelta si limita per causa di forza maggiore a rimanere nel nido paterno/materno oppure andare in mezzo alla strada, che siamo imbecilli e scegliamo la seconda? Ma dico, un minimo di dignità… Mica siamo kamikaze. Qui abbiamo imparato a convivere con l’utopia della pensione. Padoa Schiatta invece immagino ce l’abbia già assicurata, o no?

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  3. Luciana

    E’ in libreria, edito da Baldini e Castoldi, il libro di Fabrizio Blini
    E l’autore spiega: “In Italia il mammismo si avvia alla pandemia”
    Se la mamma è un bene incurabile
    Viaggio alle radici dei ‘bamboccioni’

    Il libro parte da un un quesito: chi si arrenderà prima, l’uomo o la mamma? Interrogativo che risuona proprio nel momento in cui il ministro dell’economia Tommado Padoa-Schioppa lancia il suo j’accuse contro i “”bamboccioni”, ovvero i giovani che non si muovono da casa. Quelli comodamente, a dire del ministro, piazzati tra le mure domestiche e accuditi da mamme amorevoli mentre veleggiano verso i trenta o i quaranta. E nel pieno della polemica ecco spuntare il libro di Fabrizio Blini che il fenomeno del mammismo lo sviscera fin dentro le pieghe più profonde.

    Il titolo è “Mamma mia” (Baldini e Castoldi. 240 pagine. 15 euro) e suona come qualcosa tra un grido d’allarme e una tenera invocazione. Blini, 42 anni, (“non vivo con mia mamma” precisa) lo spiega così: “Un mammone fa sorridere, una generazione di mammoni deve far piangere. In Italia, il mammismo è una malattia che si avvia alla pandemia”. Tema delicato quello della mamma in Italia. Icona intoccabile, terreno minato, figura sacra e inviolabile. Fare un libro che, seppur garbatamente, ne mette a nudo i difetti può non essere facile. Blini, però, ci ha provato, mettendo uno dopo l’altro comportamenti e figure tipiche della mamme e dei mammoni.

    E allora ecco spuntare la mamma “Imperatrice”, che invade tutto quello che confina con lei, ” a partire dei figli”, la mamma “progressista” che, scrive Blini, “è un ossimoro, perché la mamma è incompatibile con l’idea di progresso”. Ed ancora la mamma vittima “che espia mentre i figli espiano”. E così via. Una galleria di ritratti e macchiette in cui moltissimi si riconoscono. “Moltissimi mi hanno scritto sulla mia pagina myspace dicendo che leggendo il libro si riconoscevano in tutto e per tutto. Per la verità sono più mammoni i ragazzi delle ragazze…” racconta l’autore. Senza dimenticare, però, le difficoltà economiche che costringono a restare a casa i giovani di 30 e passa anni.
    Detto questo, “in giro ci sono quarantenni che si comportano come ventenni – continua Blini – e non è un caso che i dati dicono che moltissimi dopo la separazione o il divorzio, tornano a casa”. Dalla mamma, appunto. Che li accoglie a braccia aperte.

    E allora, per tornare ai “bamboccioni” di Padoa Schioppa, viene da chiedersi quanto ci sia di vero nelle parole del ministro. Leggere questo passo del libro aiuta: “Nel momento in cui i mammoni diventano protagonisti della vita sociale, gli inetti mammoni privati costituiscono un grosso handicap pubblico. Il mammone non riesce mai ad inserirsi completamente nella collettività, perché una parte di lui è sempre con la mamma”. Facile capire, dunque, quale sia l’incidenza materna: “Invece di offrire alla nazione delle giovani promesse, riversa nelle strade giovani minacce”. Sintetizzando: la madre è un bene privato, la mamma è un danno pubblico.

    Il tutto detto con il sorriso sulle labbra, visto che l’autore è convinto che questa “resistenza culturale” sia propria del Belpaese. In particolare di una generazione che con l’impegno ha avuto un rapporto lontano. Perché, alla fine, la risposta alla domanda iniziale è una sola: la mamma è un bene. Incurabile.

    (di MATTEO TONELLI)

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  4. luciana s.

    Vedendo che ho un’omonima sul blog, che qualche volta ha commentato col mio stesso nome. Vorrei precisare che questa qui sopra non è la Luciana che ha scritto i commenti al post di Chouckha dedicato alla serata di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Quella Luciana appunto sono io, Luciana S. Questa qui sopra, non so chi sia.
    Non immaginavo di poter avere un’omonima essendo il mio nome abbastanza inconsueto, altrimenti avrei aggiunto un segno di riconoscimento. Interesserà poco ma lo dico così, perché interessa a me.

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  5. luminamenti

    Penso che bisognerebbe mandare a casa queste cariatidi che stanno sedute in parlamento. Gente che è già in età pensionabile. Ministri che se non facessero i ministri sarebbero ormai in pensione. Dovrebbero occuparsi dei loro nipoti e delle loro memorie e lasciare ai giovani quale futuro determinare.

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  6. dlombardini

    Il solito “figlio di”:

    “Figlio di Fabio Padoa-Schioppa, amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, ha frequentato il liceo classico a Trieste. Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano nel 1966, Master in economia dal MIT di Boston nel 1970, inizia la sua carriera professionale nella Brenninkmeyer per poi passare alla Banca d’Italia (1968), raggiungendo il titolo di responsabile della divisione mercati monetari del dipartimento di ricerca”.

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  7. dlombardini

    parlato]: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico. Un cane mastino con un occhio solo, vitreo, in mezzo alla fronte. Una mano che schiaccia un bottone. Dall’occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica…
    Psss… psss… psss…

    Avvolti in lucidi mantelli
    guanti di pelle, sciarpa nera
    hanno le facce mascherate
    le scarpe a punta lucidate
    sono nascosti nella sera.

    Non fanno niente, stanno fermi
    sono alle porte di Milano
    con dei grossissimi mastini
    che stan seduti ai loro piedi
    e loro tengono per mano.

    Han circondato la città
    la stan guardando da lontano
    sono imponenti e silenziosi.
    Chi sono? Chi sono?
    I laureati e gli studiosi.

    E l’Italia giocava alle carte
    e parlava di calcio nei bar
    e l’Italia rideva e cantava.

    Psss… psss…
    Ora si muovono sicuri
    coi loro volti mascherati
    gli sguardi fissi, minacciosi
    vengono avanti silenziosi
    i passi lenti, cadenzati.

    Portano strane borse nere
    piene di oggetti misteriosi
    e senza l’ombra di paura
    stanno occupando i punti chiave
    tengono in pugno la Questura.

    Dagli occhi chiari dei mastini
    parte una luce molto intensa
    che lascia tutti ipnotizzati.
    Chi sono? Chi sono?
    L’intellighenzia e gli scienziati.

    E l’Italia giocava alle carte
    e parlava di calcio nei bar
    e l’Italia rideva e cantava.

    Psss… psss…
    Ora lavorano più in fretta
    hanno moltissimi alleati
    hanno occupato anche la RAI
    le grandi industrie, gli operai
    anche le scuole e i sindacati.

    Ora si tolgono i mantelli
    son già sicuri di aver vinto
    anche le maschere van giù
    ormai non ne han bisogno più
    son già seduti in Parlamento.

    Ora si possono vedere
    sono una razza superiore
    sono bellissimi e hitleriani.
    Chi sono? Chi sono?
    Sono i tecnocrati italiani.

    [parlato]: Eins zwei, eins zwei, alles kaputt!

    E l’Italia giocava alle carte
    e parlava di calcio nei bar…

    (Giorgio Gaber)

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  8. paolocacciolati

    Caro Lombardini, senza saperlo c’ho azzeccato,a proposito dei figli di TPS.

    Ciao e grazie per la spruzzatina di Gaber.

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  9. dawor

    I veri bamboccioni sono quelle facce di culo dei nostri politici che guadagnano in un mese (intralazzi e bustarelle a parte) quello che un operaio guadagna a malapena in un anno di VERO lavoro (e fortunato pure ad avercelo…)
    🙂 dawoR***

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