I testi seguenti sono una selezione dal libro inedito Lezioni di crudeltà, opera di carattere poematico composta da trentaquattro testi divisi in due sezioni.
Andrea Leone
1.
Il diciassettesimo anno fiorisca
nella lezione della potenza.
Nel pomeriggio avvenga
la gara della vita leggera.
L’anno abissale ci travolga
nei geniali giornali salvati.
Senza colpa e memoria il giorno continui
negli imperi del dovere
in un caffè del centro.
Solo quegli istanti, solo quegli invitati.
E vi prego, quegli occhi,
quelle sopracciglia in una veglia della scienza,
quel calendario della follia,
quella data della prima meta.
Vi prego, quell’impero.
Quando in un sacro assalto all’anno veglio
le sale, il giornale del teatro materiale.
E siano solo quelle ultime
sillabe del sonno sublime.
E siano solo quegli anelli
indossati sopra corpi splendidi.
Solo quell’indirizzo
del battito assoluto che fu il numero
di qualcuno: Firenze, Via Dè Benci, 1994…
E quel vestito sia indossato
Martedì a Varsavia,
Venerdì a Parigi.
E la risata sia eseguita
con esattezza estrema.
Il diciassettesimo figlio del nome
dorma in quella stanza esatta,
e la giornata si concluda
dietro quelle persiane serene.
E soltanto allora qualcun’ altro
tremendo, dica: “Adesso”.
3.
Chi si estinse per tornare
ad avere un padre materiale?
Chi furono i destinati
soldati degli anni e delle armi
feriti dai funerali frequenti?
Penso che la bellezza sia un numero
che nessuno ha mai calcolato;
uno spavento perfetto,
cresciuto nel crepuscolo dei corpi,
e tutte le feste delle scomparse
e del presente che foste.
Catalogo il collasso.
Eseguo il disfacimento algebrico,
gli spaventi e i morti degli ottenebramenti.
Spartiti della sparizione per fiorire
dell’intera malattia mortale giovanile.
In tutto il corpo di Dio disseziono
il teatro spaventoso,
il teatro che fu sferrato
iniziando, il corpo morto
di ciò che non arse, di ciò che non ebbe padre.
Dimentico ogni documento,
i verbali degli sfaceli nei gelidi
cieli del racconto. Fu tutto
talmente esatto
nel sonno di ciò che è già stato.
4.
Il tempo ora è loro,
il tempo è dei giovani
nobili morti di questa
gelida Grecia del nord.
Indicibilmente giovani,
sempre più giovani.
Essi attendono la nostra bellezza.
Spasmodicamente attendono.
Ascoltano ogni rumore, ogni voce.
La bellezza concessa che spaventa
il tuo solo anno notturno,
la leggenda che loro non sanno
di essere stati.
Un giorno o un anno di attesa.
O decenni. O secoli.
La loro guerra dell’eccelsa
primavera li vide
folli di ritorni e di crudeli protocolli
convinti a partire.
5.
Hanno orrore di se stessi.
Non dicono il loro nome.
Si guardano allo specchio
e non si riconoscono,
invisibili ai primaverili inviti assidui.
Se qualcuno li chiama,
essi dicono
che si tratta di un altro.
Lo schianto ha dimenticato.
Il loro letto è per sempre disfatto,
partiti in fretta
alla stagione della perfezione.
Niente, neppure
la firma sul primo quaderno
o il ragazzo raggiunto a Bologna
una sera d’estate
nessuna immagine dell’intollerabile
miseria mortale incessante
riuscì più a trattenerli.
6.
Per un anno, in silenzio
guardarono incantati le nostre mani
ascoltarono i nostri più feroci
discorsi del desiderio, discorsi del martirio.
E si spaventarono in alto per tutto l’anno,
noi non vedevamo
la loro storia dell’età che ammala,
e nel loro breve
libro ebbe inizio il sacrificio del respiro.
7.
Niente è più giovane della fine;
la morte è la nuova
malattia di chi non è ancora
apparso ad un impero imperfetto ;
la vita, tragedia che si incendia, è vecchia.
Gli anni iniziali degli amanti non furono
più calcolati,
le nuove aule delle cose
non furono più attraversate.
I racconti del diluvio e del convivio
i compagni del gelo nel cervello del tempo
i cari deliri del dovere
furono, insalvabili, abbandonati.
8.
Tardi, incredibilmente tardi
apparve la bellezza,
la scena di chi ama
se stesso nell’idillio
non ancora finito.
Illumino l’ultimo
diluvio del lutto in cui furono
gli infiniti sismografi dell’inferno;
erano stanze disfatte-
erano stanze disfatte delle più sacre
esattezze.
Ciò che non ritorna,
ciò che non sa ritornare,
è entusiasta di una sola
epoca la ferrea giovinezza.
Era il tema della tremenda
vicenda, la fretta che dimentica.
Furono le bellissime, ultime
eccelse città dell’adolescente
che immediatamente visse
per fuggire.
Il giorno del battesimo
scoppiarono i fuochi d’artificio
e si incendiarono le case del mattino
discese dal lento cielo per tutto il secolo.
9.
Voi ritornate, a volte, per raccontare.
Sedete accanto a noi al Caffè della Corte
e bellissime, vertiginose
donne delle scene siete le terrene ed estreme
mattine della malattia mortale,
mattine della geometria abissale.
Raccontate, impazzite di nostalgia,
l’anniversario dell’antico
delirio e del ciclo.
Raccontate di come il nuovo amore
nel furore di partenze vi intrattiene.

complimenti ad andrea leone, versi quasi ferini, taglienti. so che il suo primo libro di poesie ha fatto ben parlare.
Ho letto, L’ORDINE, ho letto IL SUICIDIO DI HOLLY PARKER e LA STIRPE, e ho la fortuna di collaborare con Andrea ad un progetto cinematografico. La stessa forza, lo stesso schianto, nella poesia, nel romanzo, nel cinema. Una voce unica, ineccepibile. Il respiro di un incendio.
Andrea avverto una misura che non è ratio, bensì una forza che si dirama piano piano in crescendo e cede occhi per guardare. Quanto fa male scrivere così…Io non ti ‘conosco’ ma è chiaro e non ovvio, che ogni ferita è feritoia. E Poesia ne innamora le latitudini…
Come dice Franz, taglienti…ed io aggiungo densi di una luce chiaroscurale che fa rumore stemperandosi con naturalezza…
Andrea Leone sa trovare l’immagine estrema in una teoria di immagini. Ed è amico fraterno, fedelissimo.
bell’assai
Anche a me non dispiace per niente. Ditemi solo se si era già sentita l’espressione “opera di carattere poematico”.
potenti. bravo andrea
“Penso che la bellezza sia un numero
che nessuno ha mai calcolato;
uno spavento perfetto,
cresciuto nel crepuscolo dei corpi,
e tutte le feste delle scomparse
e del presente che foste.”
Concordo in pieno.
Roberto
Concordo perfettamente con Irene Ester Leo.
Ciao Irene!
Un caro saluto dai monti e laghi di manzoniana bellezza e meraviglia estasiante