Una volta il primo maggio si andava in pineta: celebravo la messa e raggiungevo i ragazzi che giocavano a calcio fino a sfinirsi. Per un po’ l’ho fatto anch’io; poi, giravo tra i gruppetti che suonavano, mangiavano e si sfidavano a carte. Era un rito che celebravo con più fatica dell’eucaristia: avrei voluto fermarmi, ritrovarmi nel silenzio di una Roma deserta, ricuperare il lavoro arretrato e raccogliere le idee, sottraendole alla frenesia del quotidiano. Poi è arrivata l’infermità avanzata di don Mario, la custodia della sua salute, le visite dei molti fedeli che si succedevano come pellegrini in un santuario. Oggi il primo maggio sono le comunioni dei bambini, l’accavallarsi dei decessi (mai tanti come in questi giorni) e dei malati, le chiamate improvvise, i funerali da preparare coi parenti, gli inviti trasversali agli altri preti: oggi tocca a me declinare, da un lato per non ingelosire (il parroco che pranza in una famiglia e non nell’altra!), dall’altro perché deve esserci un momento in cui si stacca, per ritrovarsi con se stessi. In questo primo maggio sono saturo di critiche, pettegolezzi, antagonismi tra operatori pastorali. Vi offro la testa su un vassoio, purché fermiate la giostra. Più mi addentro nel vangelo, più scopro che si moltiplicano i fondamentalisti con la ricetta pronta, che vorrebbero imporre agli altri a tutti i costi. La mia ricetta è questa: una testa tagliata da cucinare secondo il proprio gusto, da consumare tra un oblio e l’altro del segreto perduto che una volta si chiamava agape. Nessuno mi procuri fastidi. Crogiolatevi nelle formule magiche e lasciatemi perdere la testa per un Dio diverso da quello in cui credete.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=JgeEWUMI7n0]
da qui


mi scuso qui per averti procurato noie, fabry
mi oblio augurandoti un po’ di quiete
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gMY3Ou9L5xE]
ciao!
claudia
Grazie Don Fabrizio, studierò un nuovo tipo di ricetta…
per questo inaspettato feretro.
Condivido, don Fabrizio, il tuo pensiero, (a mio parere) implicito nel tuo ultimo post, che la Verità deve coniugarsi sempre con la carità verso tutti. Ma quando una persona insulta pesantemente ed ingiustamente qualcuno (seppure in modo velato e soprattutto strumentalizzando il Vangelo), come è accaduto da parte di Claudia nei miei riguardi, non si può davvero lasciar correre, non è proprio possibile.
Un abbraccio nel Signore
Marco
“In questo primo maggio sono saturo di critiche, pettegolezzi, antagonismi tra operatori pastorali. Vi offro la testa su un vassoio, purché fermiate la giostra. Più mi addentro nel vangelo, più scopro che si moltiplicano i fondamentalisti con la ricetta pronta, che vorrebbero imporre a tutti i costi.”
Caro Fabry,
ho appena postato un mio intervento in SYMBALLO DIABALLO, ma vedo che si addice anche a commentare questo tuo sfogo 😉 Purtroppo finché “si è in ballo” – per fare un gioco di parole – tocca ballare, SED TU FABRICE OBDURA e vendi cara la testa 😉
Un forte abbraccio,
Titti
ti piacciono le spezie…?
una volta ben dosate, diventano essenziali…
cancellano tutti i cattivi sapori!
Buon primo maggio :-);)
un modo gentile e caritatevole di dire, come potrei dire invece io, dal basso della mia posizione qualunque: lasciatemi un po’ in pace a farmi i ca…voli miei! tu non puoi e non vorresti nemmeno. ma è naturale e salutare provare il desiderio di staccare e di non essere preda o terreno di conquista di nessuno: a volte mi sento addirittura “saccheggiata”. niente sensi di colpa, niente rabbia. ma un semplice “quanno ce vo’ ce vo'”.
besos.
aggiungo, poi mi dileguo…
la discrezione
è un’ammirevole virtù
perchè partecipe della sensibilità verso l’altro.
🙂
(niente a che vedere con gli appetiti intelletuali:-)
ti rinnovo tutta la mia comprensione, fabry
resisti! nonostante tutti :-)))
un abbraccio
f&r
Caro Fabrizio,
non sarà poetico:-) però ti suggerisco una tecnica liberatoria: dare un po’ “del tu”:-)
http://www.youtube.com/watch?v=1KLQKMbyMFw
abbraccio e condivisione
SM
“Nessuno mi procuri fastidi. Crogiolatevi nelle formule magiche e lasciatemi perdere la testa per un Dio diverso da quello in cui credete.”
Forse è l’unica. Condivido comunque. In sintonia.
Anche in questo caso, non sta a me (come a nessuno) giudicare parole, che possono essere interpretate in vario modo. Il problema che mi pongo però è il seguente: è possibile sopravvivere (nonostante la forza della grazia di Dio) ad una quasi totale assenza di misericordia in un numero molto alto di “cattolici praticanti”? Devo dire che questo clima è un’istigazione al suicidio nei riguardi di chiunque desideri vivere, con sincerità e coinvolgimento, il proprio cammino cristiano; ma sono convinto che l’amore di Cristo prevarrà sull’odio di persone, che si proclamano cristiane, ma che in realtà mostrano soltanto risentimento ed intolleranza. Dico a coloro che in realtà – nel loro cuore – non credono (o hanno perso la fede), che il piano d’amore di Dio si realizzerà, perché infinitamente più forte della violenza della faziosità e dell’odio, da qualunque parte questa provenga.
certo, giudicare è solo il compito di Dio.
hai il permesso di andare in pace…
(che sicuramente qualcuno avrà bisogno della tua presenza, nel confessionale).
questo mio è riferito a don marco sini, naturalmente.
Credo sia evidente a tutti, ovviamente, che la tua, Carla, sia una battuta, che intende significare che il mio comportamento somiglia più a quello di un sacerdote che di un laico, ma è sempre bene precisare – per chi si trovasse ad entrare in questo blog per la prima volta – che sono un laico, non un sacerdote.
In ogni caso, siamo tutti chiamati a vivere, con forte coinvolgimento, il nostro cammino cristiano (sia sacerdoti, sia religiosi, sia laici), a testimoniare con coraggio la fede nella risurrezione e la speranza della salvezza, e ad amare (anche quando questo sembrasse un’opera improba) il nostro prossimo come noi stessi.
un laico poco laico, però, sig. marco sini, lo ammetta, e, direi, per quello che ho potuto leggere nell’altro post, un po’ troppo sicuro nelle sue convinzioni. a me i cattolici di ferro fanno sempre un po’ di impressione, non so se… sono quel tipo di persone che mi inducono a scappare lontano lontano lontano, dove magari si vive la fede quotidianamente, senza coraggio, cadendo e sperdendosi continuamente. io non so, per esempio, se amo cristianamente e quanto e come amo il prossimo mio. epperò lo amo.
Che forza quel: “epperò lo amo.”
Lucypestifera, se ti senti portata a fuggire lontano da una persona convinta nella fede come me (che mi considero – seppure a quasi sei anni dall’inizio della mia conversione del cuore alla fede cattolica – ancora al principio del mio cammino cristiano), con una persona come san Paolo, come avresti reagito: avresti, forse, noleggiato uno Shuttle per fuggire su Plutone o più distante? In realtà, il modello ideale da seguire – PER TUTTI – è proprio un santo ed apostolo come san Paolo: non dobbiamo aver timore di vivere, con pienezza, il nostro rapporto con Dio in Cristo, testimoniando sempre con coraggio che “Gesù Cristo è il Signore”, il Risorto dai morti, l’unico senso vero ed eterno della nostra vita. Lui stesso – ispirato da Dio – ci incoraggia con queste parole: “Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).
Anche nel web è il CUORE del discepolo del Maestro a dover trasparire, insieme alla Parola che fa prendere posizione.
Fabrizio,
sei sulla strada giusta – forse per questo trovi tanti ostacoli 😉
Vorresti ritrovarti nel silenzio, invece ti aspetta un rito che celebri con più fatica dell’eucaristia. La fractio panis si fa carne nella tua carne: date loro voi stessi da mangiare.
Marco,
potrebbe interessarti quanto scritto qui di seguito:
Il prossimo 11 maggio si celebrerà la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: un momento di riflessione relativo al ruolo del sacerdote nel web.
«È necessario sgombrare il campo da retoriche spesso costruite su visioni e atteggiamenti apocalittici – spiega monsignor Viganò, che modererà la prima parte del convegno presso l’Università lateranense – per riaffermare che i social media non sono una realtà parallela o addirittura contrapposta alla vita reale. Si tratta piuttosto di un’occasione per fare esperienze in forte continuità con la vita reale. Non due vite ma due paradigmi differenti di relazioni fortemente unificate dallo stesso soggetto».
La seconda sessione, che si terrà nel teatro del Seminario Romano Maggiore, vedrà la partecipazione del presidente della Nuova Avvenire Editoriale, monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, che parlerà del rapporto tra laici e sacerdoti nell’opera di evangelizzazione su internet. Seguiranno gli interventi di alcuni operatori pastorali che riporteranno le loro esperienze relative ai siti diocesani e parrocchiali, oltre alla presenza di un giovane catechista romano che racconterà il suo rapporto con la preghiera attraverso il web.
«Il richiamo del Papa perché nella rete traspaia il cuore del discepolo del Maestro – conclude monsignor Viganò – può aiutare a rompere l’emotivismo relazionale a favore di una parola che interpelli e faccia prendere posizione».
Un abbraccio a tutti,
Titti
Grazie Titti, mi ha colpito, con molto piacere, soprattutto la conclusione di mons. Viganò: «Il richiamo del Papa perché nella rete traspaia il cuore del discepolo del Maestro, può aiutare a rompere l’emotivismo relazionale a favore di una parola che interpelli e faccia prendere posizione».
Un abbraccio nel Signore
Marco
grazie amici, si può imparare da tutti.
Devo dire, don Fabrizio, che trovo molto brillante quel pezzo live di Carmen Consoli e della sua band (che segue l’intervista), mi piace molto, grazie per averlo condiviso con noi.
Un abbraccio
Marco
Sono spesso anch’io tentata di credere in un ” Dio diverso..”
Forse, però, se vogliamo amare come Lui vuole che si ami l’altro, dobbiamo pensare che Dio è in tutti, per tutti, in modi diversi. Quanto condivido,comunque,e comprendo, i tuoi tormenti.Ci si sente lacerati e sconvolti, molte volte. Forse perchè la fede è lotta e conquista, mai appagamento pieno. Invidio chi la vive con imperturbabile serenità. A tutti sono dati momenti di felicità….UN forte abbraccio.
Sei stanco Fabrizio?… Beato te che sei stanco di fare quello in cui credi, beato te!
C’è gente che è stanca di rompersi la schiena lavorando, c’è chi DEVE e FA. Beato te Fabrizio!
Un abbraccio
Francesco
Se nel mio cammino avessi incontrato un Don Fabrizio, anzichè i “Don” che ho incontrato, forse frequenterei di più la chiesa.
In quanto all’amore per Dio, quello – fortunatamente – non può portarmelo via nessuno.
Quando è sacrosantemente stanco, Don Fabrizio, pensi a quante persone non hanno la possibilità di incontrare il genere di sacerdote che Lei è.
Non allevierà la sua stanchezza, o il suo bisogno di solitudine (magari per riprendere il suo colloquio con Dio o più semplicemente il suo equilibrio interiore), ma Lui ci parla anche attraverso gli altri.
Buona domenica a Lei ed ai suoi fedeli.
Carla Natali
Non vorrei peccare di presunzione, ma sento il dovere di dire che – a mio parere – il problema principale, nelle parrocchie, è un problema di priorità. Cos’è più importante? Soddisfare le richieste di tutti, svolgere un lavoro, sostanzialmente, di assistente sociale, oppure – pur cercando di aiutare tutti – PORRE AL 1° POSTO l’evangelizzazione, intesa però non soltanto come opere di carità (che comunque è bene che vi siano), ma soprattutto come TESTIMONIANZA, in ogni circostanza, con LE PAROLE e LE OPERE (non soltanto con le opere), della Verità, Gesù Cristo, il quale è davvero risorto dai morti. A mio parere, se tra i laici “praticanti” vi è tanto disorientamento, tiepidezza e stanchezza è soprattutto perché manca la fede, quella vera, che può trarre alimento unicamente (insieme all’Eucaristia) da una vita comunitaria (guidata da un sacerdote che abbia – almeno in parte – il coraggio e la luce che aveva san Paolo) ben fondata sulla lettura della Parola di Dio, e sulla preghiera affidata alla potenza dello Spirito Santo. A tutti può capitare di essere in crisi dal punto di vista spirituale, la cosa importante è riconoscere la via d’uscita che ci riconduca a Cristo Signore, e non farci schiacciare da modelli – per quanto nobili possano essere – che sono però molto distanti dall’unico esempio che può condurci alla felicità eterna: Cristo risorto!
Un abbraccio nel Signore
Marco
(premetto che la carla qua sopra non sono io)
Buona domenica, ai don e ai non don!
🙂
din don!
😉
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo:
“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, INSISTI AL MOMENTO OPPORTUNO E NON OPPORTUNO, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero. Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.” (2 Timoteo 4,1-8).
tranquilli, carissimi: procedo impavido come sempre e ogni tanto mi permetto qualche piccolo sfogo:
certo che se mi devono piovere addosso tonnellate di insegnamenti e suggerimenti non mi sfogo più.
dalla prima lettera di don Fabrizio: e lasciateme sfiatà:-))
baci
fabry
Il problema, caro Fabry, non sono i tuoi momenti di sfogo, che capitano a tutti, anche a me. Il problema risiede nel fatto che vi è una perenne apatia, nella vita delle parrocchie (in senso generale), che è il sintomo di un grave problema di fede in tutta la Chiesa Cattolica. Per spezzare l’indubbia serietà della questione, mi viene da pensare ad una scena di un famoso film del 1989 con Billy Crystal (“Harry ti presento Sally”), nel quale l’amico gli dice: “[…] Un matrimonio non finisce mai solo per un’infedeltà; quello è un sintomo che qualcos’altro non va.” E lui gli risponde: “ Ah sì! Beh, quel sintomo si scopa mia moglie!” 🙂
Questa battuta l’ho inserita per sottolineare che – se nella Chiesa c’è tanta tiepidezza – evidentemente questo è il segno di un grave problema, che non può essere affrontato con un ottimismo privo di fondamento, e l’unico fondamento indistruttibile che può guarirci è Cristo risorto, vissuto nell’Eucaristia, nella preghiera individuale e comunitaria, che sia però ben fondata nella lettura “permanente” della Parola di Dio.
Un abbraccio
Marco
come non detto:-)
a quando l’ordinazione a cardinale di marco sini?
fabrì, non ci voleva molto a capire che era uno sfogo. tu sai stare perfettamente in piedi sulle tue gambe e tanto più ci stai se qualche volta pesti i piedi e fingi di arrabbiarti e sbuffare. semo na classe de fero, fijo, e chi ce ferma a noi, che nc’o o so?
😀
Don Fabrizio, ha la mia piena solidarietà rispetto agli interventi pomposi e catechizzanti di cui nessuno ha bisogno, tantomeno lei, ma c’e un pero’… Lasci che chi le vuole bene si preoccupi del suo stato d’animo, quando e’ negativo; e’ una manifestazione d’affetto nei suoi confronti…Ma se cio’ le da’ fastidio, non le resta che chiudere il blog e sfogarsi su un diario segreto privato con tanto di lucchetto, di cui puo’ anche buttare la chiave 😉 Con la stima di sempre, A. A.
il lupo perde il pelo ma non il vizio:-))
ci vuole tanta pazienza e comprensione per vivere, buona domenica e che sia serena.
Ginevra
Caro amico Anonimo, non condivido il tuo punto di vista, vi è un grande bisogno di persone che rendano ragione della loro fede, ed è per questo che non mi arrendo di fronte agli attacchi.
Lucypestifera, mettendo da parte le battute, e traducendo in una proposta concreta quanto ho ribadito nel mio precedente commento, si tratta – per iniziare – di costituire (da parte ad es. di don Fabrizio, ma potremmo riferirci anche ad altri parroci, come a don Elio per “san Nicola”, a don Ludovico per “Regina Pacis”, a don Lorenzo per “san Timoteo”, ecc.) un gruppo, anche soltanto di quattro o cinque persone, che inizino ad incontrarsi in parrocchia (il primo mese) una volta a settimana, dal secondo mese due volte a settimana, per due ore in ogni incontro: la prima ora dedicarla (come ho già detto in precedenza) alla lettura della Bibbia (a partire delle Lettere di san Paolo); a turno ogni partecipante leggerebbe un capitolo, senza commenti, lentamente, per consentire alla Parola di Dio di entrare sempre più profondamente nei nostri cuori. La seconda ora, invece, dedicarla alla preghiera, affidata – con fede – alla guida potente dello Spirito Santo. Sarebbe bene che partecipasse a questo ipotetico gruppo anche un sacerdote, e non penso sia strettamente indispensabile (anche se preferibile) che sia il parroco di una determinata Chiesa, ma potrebbe essere anche un vicario o un collaboratore, come: don Henry o don Claudio per san Carlo, don Alberto per san Nicola, don Luigi o don Michael per “Regina Pacis”, don Gianpaolo per san Timoteo, ecc.. L’ideale credo sia che il primo gruppo (di questo genere da me proposto) possa essere guidato da don Fabrizio, ma se lui è impegnato all’inverosimile, può essere delegato da lui (o da un altro parroco) un sacerdote operante nella medesima sede.
Caro Marco,
se finora non hai ottenuto parere favorevole, forse non ti conviene insisitere all’inverosimile nel fare la tua proposta, ma è preferibile che ti integri in una delle realtà che hai nominato, lavorando dal di dentro. Mettiti in preghiera davanti al santissimo esposto e il tuo esempio magari attirerà altre persone.
Come ha ricordato Erri De Luca (un credente non ortodosso, o meglio un non credente, ma grande studioso e conoscitore della Bibbia) durante l’intervento fatto presso il nostro Centro giovanile, il gusto di Dio presente nella Sacra Scrittura va scoperto. L’incontro con la Parola non si può consigliare, ma va vissuto e quindi parte da dentro e ti mette in cerca di Lei. Ogni mattino è una Risurrezione che ci dà la possibilità di metterci all’ascolto, se lo vogliamo.
Nella tua premura di evangelizzatore, rischi di prevaricare la libertà altrui. Vivi la tua fede e, con l’esempio, conquisterai gli altri, non con le parole calate dall’alto.
Spero tu non me ne vorrai, ma ho sentito di consigliarti ciò in tutta umiltà.
Un abbraccio nel Signore,
Titti
INTERVENTO DI ERRI DE LUCA:
http://www.youtube.com/watch?v=7d3ifsPdsY0&feature=PlayList&p=9F76210F008D8AFA&index=0&playnext=1
grazie a tutti.
bello ricordare l’incontro con Erri…
Cara Titti, innanzitutto, apprezzo molto la tua dolcezza e sensibilità, che sono segno di grande maturità nella fede. Condivido quanto hai scritto (parafrasando Erri De Luca), che “il gusto di Dio presente nella Sacra Scrittura va scoperto”, ma – in tutta onestà – sono d’accordo soltanto in parte sul metodo per “scoprire” la potenza della Parola di Dio: è vero che l’esempio positivo (che una persona offre con il proprio comportamento) può essere un grande stimolo per gli altri, ma credo anche che il ruolo di protagonista, nella creazione di questo gruppo carismatico, debba essere (giustamente) ricoperto da un sacerdote, non da un laico. Io posso – come già faccio – dare dei suggerimenti e proporre l’idea guida, ma colui che poi – operativamente – è chiamato da Dio a tradurla in atto, guidandone gli sviluppi, è un sacerdote. Ciò che mi sorprende, è che non vi sia neppure un sacerdote che senta la spinta interiore e la priorità della creazione di gruppi carismatici (come questo da me proposto), che siano centrati sulla Sacra Scrittura e la preghiera guidata dallo Spirito Santo, preferendo delegare i movimenti ecclesiali per ogni cosa (ovviamente, eccetto i Sacramenti e la Lectio Divina del “martedì”). Il mio – seppur modesto – tentativo è quello di tentare di dire (con sincero amore) un po’ a tutti: “svegliatevi!” (ma, ovviamente, non alla maniera dei TdG), soprattutto ai sacerdoti della mia zona. Se un parroco proponesse, ad esempio, ad alcune persone mirate (che sa essere già avviate nel cammino di fede) la proposta di un gruppo carismatico siffatto, sarebbe forse un delitto o uno scandalo? Oppure, se lo proponesse alla fine di ogni Celebrazione Eucaristica della domenica, tra gli annunci, prima della benedizione finale, sarebbe forse un dramma?
Un abbraccio nel Signore
Marco