1° maggio

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (Art. 4 Costituzione)

Principi mirabili, parola per parola. E parola per parola ne cogliamo il contrasto palese con l’esperienza che viviamo. A nessuno è riconosciuto un diritto al lavoro. Nessuno può infatti rivolgersi a enti pubblici o a privati rivendicando questo diritto. Certo, esistono norme a tutela di alcune categorie (disabili) affinché vengano assunte negli enti pubblici, in una determinata percentuale, e ci sono norme che vorrebbero incentivare le assunzioni presso i privati, coi risultati che conosciamo. Ma un obbligo specifico di assumere non esiste, per nessuno. Si è soli, quasi sempre soli nella ricerca di un lavoro. Chi lo ottiene, a prezzo spesso di grandi sacrifici, sempre più di rado lo mantiene, soprattutto nel settore privato. Una precarietà che ci tiene sospesi. Alcuni molto più di altri, con tragedie che implodono per lo più in una cerchia ristrettissima, e che presto si dimenticano, presi come siamo dai nostri problemi. Sappiamo che possiamo contare solo su noi stessi, sulle nostre forze.

15 pensieri su “1° maggio

  1. Anna Maria

    Post mirabile nella sua concisione. Non tralascia una delle cose essenziali e dà il loro nome a cose e persone. Grazie, Giovanni e buon 1° maggio.

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  2. Giorgio

    Grazie, Giovanni. Bello e chiaro, questo articolo (si parla del lavoro come mezzo di “progresso spirituale”, addirittura!), ma mai articolo di legge fu più disatteso di questo. Quelli che lavorano (non da padroni) oggi sono tutti in bilico su quella trave della foto. Più che mai, buon 1° maggio.

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  3. Giovanni Nuscis

    Ringrazio Anna Maria, Giorgio, Nadia, Antonio e Giovanna.

    I padri della Repubblica avevano dato valenza programmatica alla norma, confidando però nei successivi interventi da parte del legislatore: http://www.tesionline.it/__PDF/868/868p.pdf

    Ma la classe politica successiva ha disatteso quel compito.

    Giovanni

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  4. lucypestifera

    i successivi interventi ad opera dei legislatori sono culminati nella legge biagi: secondo cui il lavoro resta sicuramente un dovere, ma non del tutto, se non per niente, un diritto.
    (che bella invenzione la flessibilità! piegatevi, lavoratori, piegatevi, giù giù giù…ancora un pochino, ecco, a 90° è perfetto!)
    giovanni, scusa, ma non per niente sono pestifera.

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  5. Roberto Plevano

    Vorrei aggiungere, alle sacrosante cose già dette, i tristissimi casi della ventina di piccoli imprenditori suicidi nella mia regione, il Veneto.
    La crisi mette a nudo la tremenda fragilità del tessuto industriale di piccole aziende, per lo più a conduzione familiare, e la condizione di solitudine e di disperazione in cui cade chi non riesce più, quasi per un’imperscrutabile ineluttabilità, a far fronte ai suoi impegni.
    Il tema del lavoro, nei suoi diversissimi aspetti, dovrebbe essere il centro di un sentire comune. La politica e la società girano attorno alla presa d’atto delle degenerazioni del lavoro: precarietà, raccomandazioni, assistenzialismo, crisi del manifatturiero, una nozione caricaturale e ideologica di imprenditorialità, senza avere le capacità e il coraggio di pensare al tema del lavoro come progetto, come seria politica dei redditi, come investimento sul futuro. Bisognerebbe chiedersi come si vuole la società italiana di qui a dieci, venti anni, rinunciare alle facili demagogie: non è che impossessandosi delle banche si elimino i fattori di crisi: potrebbero aggravare.

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  6. lucypestifera

    la crisi è tutta nello strapotere delle banche: pochi uomini al mondo decretano dove e in che modo e quando gli investimenti vanno dirottati. così si gonfia questa o quell’economia, poi si comincia a vendere e tanti saluti.
    nel nome di moody’s, amen. un potere autoreferenziale che dà e toglie. un potere dove i controllati sono gli stessi che fungono da controllori. un nuovo feudalesimo.
    per quanto concerne i piccoli imprenditori veneti (che spesso danno il voto, assieme ai loro operai, con grande lungimiranza alla lega), si sappia che la fine dei giochi è dovuta a quello che era un grande orizzonte dietro le spalle già sul finire degli anni 80. piccoli imprenditori e operai sono sullo stesso piano. anche se risulta difficile crederlo, spesso i primi non riescono a ritagliarsi uno stipendio regolare mentre le banche – contrariamente agli appelli formali dei politici – nella crisi hanno picchiato e picchiano duro. come dire che prima si prendono le botte da una mano poi la stessa persona te ne dà delle altre con l’altra proprio perché hai la colpa di non aver saputo scansare le prime.

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  7. annamaria orlandi

    C’era una volta lo statuto dei lavoratori…Oggi i nostri figli sono senza diritti, con lavori precari a vita, senza pensione quando saranno vecchi.Come abbiamo potuto permettere tutto questo?

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  8. Giovanni Nuscis

    Ringrazio e saluto Lucy, ancora, e Roberto, Natàlia, Annamaria.

    “Bisognerebbe chiedersi come si vuole la società italiana di qui a dieci, venti anni, rinunciare alle facili demagogie”. Condivido, Roberto, e mi spingerei oltre: come vorremmo che fosse la società mondiale da cui la nostra non può più prescindere? Che mondo sogniamo, quali i valori fondanti? Come potrebbe iniziare un possibile percorso di cambiamento? Chi sceglieremmo da subito a rappresentarli e a rappresentarci? Precarizzazione e impoverimento, strapotere delle banche etc. sono l’effetto di scelte dettate da valori ben precisi. Non ci si deve poi stupire se molti adolescenti – mi hanno riferito proprio stasera – ritengono la povertà una condizione deprecabile, preclusiva di libertà e comodità “irrinunciabili”.

    Giovanni

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  9. flora restivo

    ” Come abbiamo potuto permettere che tutto cio’ accadesse?”
    Dove eravamo tutti, quando, senza neppure troppa cura nel nasconderli, misfatti a danno del lavoratore e strabenefici a favore dei ricchi, venivano compiuti allegramente e, altrettanto allegramente venduti come merce diversa? Eravamo tutti in letargo mentre un grande e “mai dimenticato” personaggio piangeva miseria, ricattando vari governi, minacciando licenziamenti, mentre depositava le sue immense ricchezze all’estero o chissà dove? Sì, certo, la crisi è mondiale, ma ciò rende forse la nostra più tollerabile? Sapete che in Sicilia, chi lavora in un supermercato, viene pagato, (quando viene pagato) non per la qualifica che ha, ma per quella più bassa, i cassieri di alcuni punti vendita stanno anche dieci e più ore IN PIEDI, zitti, senza che nessuno,neppure i sindacati facciano qualcosa, timorosi di perdere quel posticino che consente loro di sopravvivere?
    E lo schifo non finirà certo con l’andazzo attuale, anzi, anzi, anzi.
    Fermatemi, prima che mi arrestino!
    Qui, il primo di maggio…negozi aperti. Evviva!

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  10. natàlia castaldi

    @Flora: grazie! mio marito dopo anni presso uno studio commerciale, sottpagato ed in nero, è finito tra le fila di quei “cassieri” ed il primo maggio e l’indomani (domenica) ha lavorato…. e qui può pure ritenersi fortunato. Io non lavoro dallo scorso agosto e non vedo sbocchi che vadano al di là di un posto da 8 ore o più presso uno dei tanti call-center con contratto a progetto e stipendio a provvigioni.
    un abbraccio.
    n.

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  11. flora restivo

    Un abbraccio anche a te, cara Natàlia. Non ci siamo più sentite e mi fa piacere il nostro incontro su basi “sociali”.
    Ne avrei di cose da dire, ma come si fa?
    Intanto un sentito augurio che le cose migliorino per tutti, anche se mi sento un gatto morto nel cuore.
    Un grazie a Gianni, cui non difettano certo coscapevolezza, attenzione e senso della realtà.
    Ricambio l’abbraccio.
    Flora

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