Tra le onde del fare e disfare
gli amanti distrussero il sonno
sul niente andare de la estate che tornava
per addormentarli tra le chele di un granchio
e ne la conchiglia.
E su le rive del male
a uno dei due
girato di spalle certo che no
per nulla tornare nulla soccombere
promise la tiepida notte al tramonto
le ime ninfomanie
dischiuse a le stelle compulsive e disagiate
del dieci agosto di ogni mare e scintillìo.
A uno dei due
,nudo e speciale il mare della estate che venne,
venne e suonò la bella morte a mezz’amore
tra gli occhi chiari su per l’inganno
l’inganno innocente del venne l’estate.
Poi s’indivise il certo nulla e poi matto uno
a mortificare gli amanti con l’aria
nell’altro
o
l’altro alla mano,
al pezzo di schiena scioccato disse
disse ad un tratto: “non ti conosco, non so se sei forte”.
E venne l’estate. A uccidere il sogno agli amanti.
Gli amati gli amanti di un giorno venne l’estate
e li ammazzò come due cuccioli superflui e uno
guardava il tramonto scodinzolando
con le zampe impalate nel cuore e l’altro
un rantolo dedicò all’ultimo quarto di sole
e poi, l’amore.
da

Bravo, bravo L.R.C., il mio applauso! Ci vuole attenzione parola per parola, una poesia più forte del lettore, con la forma che è specchio al suo contenuto, ovvero del: lasciarsi sopraffare da carnenigma e amormorte.
grazie anna. un onore il tuo apprezzamento. saluti e buon primo maggio.
sa farlo solo l’estate, così.
ciao.
g.
‘aspita, che bravo – complimenti
Complimneti, parola per parola una misura che han pochi.
grazie infinite ragazzi 🙂