La Storia (quella del mondo e quella personale di ciascuno di noi) ha due facce: quando tutto deve ancora succedere, e bisogna prendere delle decisioni, il futuro ci appare caotico. Non esiste alcuna garanzia che alle nostre azioni corrisponderà un esito favorevole o sfavorevole. Potrebbe anche non succedere niente (e infatti il più delle volte i nostri sforzi risultano inutili). Solo quando li guardiamo a posteriori, sia la storia del mondo che i nostri percorsi personali, sembrano avere un senso; ma non è mai il senso che avremmo voluto dargli noi.
Per questo la Storia prende nota delle battaglie: perché prima di cominciarle non è mai sicuro chi vincerà. Per questo celebra il successo: perché è tremendamente aleatorio. Ecco il motivo per cui non posso credere che un uomo politico possa cambiare la Storia formulando e perseguendo con coerenza una perfetta visione del futuro. Il successo si ottiene giocando su più tavoli, pescando nel torbido, tirando colpi bassi e sperando in una straordinaria dose di fortuna. Non sarà bello da dire, ma è così che vanno le cose a questo mondo. I cavalieri bianchi, gli Ivanhoe, esistono solo nei romanzi.
Naturalmente questo non significa che, a posteriori, non si possa dare un giudizio sulla storia passata. Significa invece che, secondo me, la Storia ha delle ragioni che gli uomini non hanno. Non ho intenzione di raffazzonare un riassuntino della filosofia di Hegel, ma a quella mi rifaccio. La Storia voleva che l’Italia fosse fatta anche se, da soli, gli italiani non l’avrebbero fatta mai. Difatti ci vollero i francesi a Magenta e a Solferino, la debolezza dell’impero austriaco, la minaccia delle rivolte ungheresi, l’espansionismo prussiano. E prima ancora c’era voluto un papa come Pio IX, così ingenuo da mettere in subbuglio l’opinione pubblica e così reazionario da ritirarsene spaventato. E centomila inconvenienti piccoli e grandi che per dodici anni si successero a ritmo infernale e che in ogni momento avrebbero potuto ribaltare la situazione.
Insomma: non esiste un solo uomo che abbia concepito l’idea di fare l’Italia come poi fu fatta (che era l’unico possibile). E non si vede come avrebbe potuto, vista la quantità di casi fortuiti che si presentarono. I quattro padri della patria (o, se preferite, la banda dei quattro) ebbero il merito di navigare negli imprevisti in modo tale che le cazzate dell’uno fossero bilanciate da quelle dell’altro. Perciò, in fin dei conti, l’Italia la fecero loro e bisogna dargliene atto. Ma farne degli eroi, questo proprio no.

post molto interessante, trovo. La prima cosa che mi viene in mente è la filosofia della storia contenuta nello straordinario romanzo “Guerra e pace” di Tolstoj: la sua idea è proprio quella che nessun uomo da solo (Tolstoj pensa soprattutto a Napoleone, di cui narra — con non celato disprezzo — l’invasione della Russia e la rovinosa ritirata) determina mai nulla e che anzi il corso storico è determinato da un numero molto alto di fatti molto minuti, tanto che arriva a tirare in ballo la nozione matematica di integrale per esprimere la faccenda. La tua tesi è più articolata di così, ma mi pare che ci sia un’idea di fondo comune, che condivido completamente. Quello che meno condivido di quel che dici sono espressioni del tipo “La Storia voleva che l’Italia fosse fatta…” che sembra prefigurare un’entità ‘storia’ un po’ troppo hegelianamente connotata, ma forse era solo un modo rapido per esprimere qualcos’altro?
http://it.youtube.com/watch?v=K-VpPGI2S50
a me ha fatto venire in mente questo… meno storico-filosofico forse ma…
buona giornata
Tema interessante e per me coinvolgente. Io mi ripeto spesso, anche per la mia storia personale, nella mia vita quotidiana, ciò che diceva il padre della storia, Erodoto: “Di tutte le cose bisogna vedere come vanno a finire”. In questo c’è Hegel, mi pare, e anche maggiore apertura.
Antonio, puoi chiarirmi meglio cosa non ti torna nella frase “La Storia voleva che l’Italia fosse fatta così”? Credevo di essere stato fin troppo esplicito, e temevo di essere addirittura pedante, ma se ci sono altre spiegazioni da dare sono pronto a tornare sull’argomento. In effetti, se uno non accetta l’impostazione hegeliana (il che è, ovviamente, legittimo) la frase perde significato. Per parte mia, io credo che la Storia sia la risultante di miliardi di spinte e controspinte, ma che questa risultante non sia casuale. Ne riparlerò nel post che ho programmato per il 21 prossimo.