Oggi ho deciso che guarderò la televisione tutto il giorno. Accendo e trovo un programma dove si danno molti soldi alla gente che risponde alle domande. Io non saprei rispondere nemmeno ad una delle domande che vengono fatte.
Cambio canale. C’è una signora che legge le carte. C’è una che vende attrezzi per gli addominali. Uno che vende pillole per dimagrire. Tutti vendono e tutti comprano a quanto pare. Anche oggetti d’arte molto cari. C’è una statuetta che mi piace: è una ragazza con le trecce che sta accanto alla sua bicicletta. Costa una fortuna.
“E’ un pezzo unico” dice quello che vende gli oggetti d’arte.
Non ho il telefono e decido tutto ad un tratto di comprarmi un cellulare.
Esco di casa che è già pomeriggio. Vado nel primo negozio dove vedo esposti dei cellulari. Ne compro uno e corro a casa.
Mi stendo sul divano pensando alla statuetta e mi addormento.
Dormo sul divano. Ma sono concentrato sulla trasmissione. Scopro che è sabato e che non ci sarà. Devo aspettare addirittura lunedì. La cosa mi fa arrabbiare molto. Incomincio a dare pugni alla parete.
Dopo pochi minuti suonano alla porta. E’ il vicino.
“Ho sentito dei colpi e mi stavo preoccupando” mi dice.
“Le andrebbe di farsi una passeggiata?” mi viene da dire.
“Perché no? Ho mia figlia a cena, ma ho tutto il pomeriggio per cucinare”.
C’è molta gente in giro. Io faccio un po’ fatica a camminare, mentre il vicino che sembra un cadavere in realtà è infaticabile.
La moglie è morta di cancro. Non mi dice il suo nome, ma gli brillano gli occhi, mentre ripensa a quando è mancata.
“Se vuole può venire anche lei a cena da me. C’è mia figlia con il fidanzato”.
“Perché no?” decido di andare da lui, fingendo un falso entusiasmo. In realtà lo faccio più che altro per non deluderlo.
Quando torniamo a casa, mi dice che cucinerà rigatoni al ragù e pollo alla diavola. Ci salutiamo e io mi metto sul divano a riposare.
Suonano alla porta: è già il vicino per la cena. E’ molto turbato.
“E’ venuta solo mia figlia, ha litigato con il fidanzato” mi dice sconsolato.
Mi viene da appoggiargli una mano sulla spalla e vado a casa sua.
E’ poco più grande del mio appartamento. La figlia viene a stringermi la mano. Ha gli occhi lucidi. Ma soprattutto ha le trecce, come la statuetta che voglio comprare.
“Un po’ le assomiglia” penso, mentre mi metto a mangiare.
Il silenzio cade pesante sulla tavola.
Il giorno seguente viene a trovarmi Leonardo.
“Ieri sera c’è stata un rissa lì in trattoria. Per poco non ammazzo uno…” mi racconta.
Ma non gli credo. Ha sempre avuto il vizio di raccontare cose inventate.
Forse per questo siamo amici.
“Ti trovo bene” mi dice.
“Deve essere per la statuetta o per la figlia del vicino o per tutte e due” penso e forse arrossisco.
Metto su il caffé, ma Leonardo tutto a un tratto decide di andarsene.
“Non riesco a respirare in questo buco di casa” mi dice, mentre sparisce, dopo aver chiuso la porta.
Mi viene da affacciarmi dal terrazzino. E così lo vedo che si allontana a passi veloci per l’ingresso condominiale.
Sento odore di bruciato e mi accorgo di aver lasciato il caffé sul fuoco.
Mi viene da gettare la caffettiera per terra. Poi mi butto a letto, pensando quasi a niente.
Il giorno seguente appena sveglio sono subito alla caccia della statuetta, facendo zapping tra i programmi.
Trovo il venditore dell’altro giorno, ma non parla più della statuetta.
C’è un numero da chiamare, ma il cellulare appena comprato non prende. Così me ne vado dal vicino.
Sta dormendo.
“Non si preoccupi, vada pure a telefonare” mi dice gentilmente.
Telefono.
“L’hanno già venduta!” gli dico, mentre me ne vado.
Il vicino fa una smorfia di dispiacere e deve essere tornato a letto, pensando di non essersi mai svegliato.

Questo racconto ha un fascino gelatinoso.
speravo che continuasse ancora, ci ero proprio caduta dentro a questo ritmo spezzato che procede come chi va spizzicando qua e là, da tavole imbandite, pezzetti di vivande e di gusto.
Bello bello.
Ciao Emanuele
hai voglia di fare una passeggiata?
anche se piove…
🙂
Oddio!
qui non piove adesso…
😉
Complimenti, Emanuele! Ti leggo e ti apprezzo sempre di più.
tornando al titolo…
magari!
sempre meglio che fare il muratore!
in cattedra poi…
mah!