Le reliquie della scienza, di Francesca E. Magni.

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Scienza, religione, tutta umanità, nient’altro che umanità. Percorro le pagine di saggi scientifici medio alti sia per numero di pagine sia in quanto ad argomento e finalità e scopro che anche i musei della scienza esibiscono le proprie reliquie.

Iniziamo con il dito di Galileo. Sì, il dito medio della mano destra, conservato all’Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze [http://brunelleschi.imss.fi.it/museum/isim.asp?c=404010]. È accompagnato dalla nobile ode di Tommaso Perelli (1704-1783) posta nella base di alabastro della teca:

È questi il dito, onde la mano illustre

Del Ciel scorse segnando i spazi immensi,

E nuovi Astri additò, di vetro industre

Maraviglioso ordingo offrendo a’ sensi,

E ciò con saggio ardir giunger pote’o,

Ove non giunse Encelado, e Tifeo.

Mi chiedo quale utilità porti alla perpetuazione del pensiero scientifico l’esibizione di tale orrore. E penso a quell’Anton Francesco Gori che durante il trasferimento della salma di Galileo nel 1737 decise di staccarne un pezzo. Insomma, tutta la vicenda stona con Galileo, con il suo pensiero e con le sue azioni. E stona il termine “cimelio” usato dai nostri operatori museali. Probabilmente il “non tanto educato” gesto con il terzo dito all’epoca non esisteva, ma ai giorni nostri appare come un muto ed emblematico testamento ai posteri tutti.

Cartesio non se la passa per niente meglio. Il suo cranio (privo della mandibola e di tutti i denti) è finito al Musée de l’Homme a Parigi. È tutto scribacchiato con l’inchiostro, dalla volta fino alla fronte e compare fra i “reperti” scelti per illustrare l’evoluzione del cranio umano. Dai Cro-Magnon a Cartesio, insomma, vicino a un altro Homo sapiens sapiens, un antico agricoltore francese di 7000 anni fa. Accanto, anche qui, c’è il gadget letterario commemorativo costituito da un vecchio libro aperto che sul frontespizio riporta: René Descartes, Opere scelte.

Qui la colpa è di un barone francese che, ricevuto il cranio acquistato a un’asta a Stoccolma dall’illustre chimico svedese Berzelius, il quale sperava che fosse ricomposto con gli altri resti, decise invece di metterlo in mostra in un museo. Resta il dubbio se si tratti proprio del cranio di Cartesio, essendo stato trafugato forse al momento della riesumazione nel 1666. Magra consolazione. Il resto delle spoglie del filosofo sono attualmente nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés di Parigi.

Concludo con il cervello di Einstein, carpito poche ore dopo la sua morte dal patologo Thomas Stoltz Harvey. Qui l’interesse era scientifico: capire l’origine del genio. Uno degli ultimi studi compiuti su di esso e pubblicato su Brain Research Reviews (settembre 2006) conclude però che il cervello di Einstein sembra molto simile a quello dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer.

Ci sarebbe materia per romanzi e infatti c’è A spasso col cervello di Albert Einstein, trovate una recensione qui: http://www.torinoscienza.it/recensioni/libri/apri?obj_id=390

7 pensieri su “Le reliquie della scienza, di Francesca E. Magni.

  1. claudia

    che differenza c’è fra il dito di galileo e una mummia al museo del cairo?

    provai orrore per la presenza di umani fra i reperti museali lì, lo stesso che si può provare di fronte al museo degli orrori che propone francesca, detto questo è notizia di ieri che in inghilterra sono stati usati “embrioni di scarto” per costruire un figlio cosiddetto sano, il sintagma “embrioni di scarto” mi inorridisce assai di più che pensare a un qualunque buontempone che declama amleto tenendo in mano il teschio di descartes.

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  2. orsola puecher

    cara Francesca, mi affascina l’argomento! Grazie. Ho una particolare attrazione repulsione per qualsiasi reliquia, compresi vasi di vari reperti dei vecchi Musei di Storia Naturale ed Aule di Scienze e frammenti della Santa Croce che messi insieme ne farebbero una alta com l’Empire State Building… Seguii con apprensione il rapimento della lingua di Sant’Antonio qualche anno fa, per non parlare della traslazione del cuoricino pietrificato del piccolo Luigi XVII, sopravvissuto pochi anni ai decapitati genitori nella cappella di Saint Denis. Storie da raccontare. Davvero da romanzo.
    L’ultima agghiacciante, vista in TV in un documentario sulla pena di morte: in grande vaso in formalina c’era la testa decapitata dell’ultimo giustiziato dal boia di Pargi, ancora vivente, per altro, ed assai nostalgico del suo terribile mestiere, che se la tiene per ricordo in sala da pranzo.
    L’interesse scientifico confina quasi sempre, sotto sotto, con una specie di curiosità morbosa per le cose… temo!

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  3. Francesca E. Magni

    Cara Orsola ti ringrazio per il commento che, come è già successo leggendo su NI i tuoi lavori, mi fa pensare molto e andare più in profondità… eh sì, la curiosità, la spinta alla conoscenza (anche prettamente scientifica) porta in sé quell’aspetto morboso di chi guarda dal buco della serratura. Che siano cannocchiali o microscopi, credo di poter azzardare un “non cambia poi molto”!! C’è il desiderio di chi si sente escluso e vuole invece dialogare con la materia bruta (che appunto se ne sta lì per i fatti suoi, senza badare a noi!) “spiandola”.
    A marzo 2007 anche la notizia che a Pamplona l’arcivescovo ha rifiutato di seppellire Cesare Borgia in territorio consacrato, mi aveva lasciata lì lì fra il perplesso e il divertito… l’accanimento postumo perpetuato dagli esseri della specie umana è ancora più insensato di quello in vita (non mi risulta che esistano specie animali che infieriscano sulle spoglie dei propri simili, ma potrei sbagliarmi…)

    @Claudia sulla tua opinione sugli embrioni non sono d’accordo, désolée…

    @Valter: non ti leggo da settimane perché sto tradendo il web con Beckett, il quale quando in tribunale gli chiesero se era “cristiano ebreo o ateo” rispose “nessuno dei tre” (a me fa sorridere, a te non so) baci, nonostante

    fem

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  4. Duceremultimodisvoce

    Il gatto per quello che mi risulta da letture di etologie sembra essere l’unico animale che infierisce con la vittima, il topo in genere, ma anche insetti. Tra l’altro, il gatto, molto spesso uccide il topo ma non per ragioni alimentari. In genere invece tra specie animali l’uccisione ha fini alimentari.

    Questa curiosità morbosa però andrebbe capita. Questo culto delle reliquie, che mi sembra più diffuso in ambito cristiano e anche questo nella scienza, a mio parere rimanda a un sottosuolo nichilistico.

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  5. orsola puecher

    cara Francesca, grazie anche a te, se a qualcosa servono tutte queste parole che transliamo qui e là, è per trovare fili che le lagano, che ci legano. Condivido molto: la materia bruta (che appunto se ne sta lì per i fatti suoi, senza badare a noi!. Questa quiete smemorata delle cose inanimate è suo dono e grazia. Anche se chi scrive mai la lascia in pace ed invoca come quel bamboccione di Oswald nell’ultimo atto di spettri di Ibsen “Mamma dammi il sole”, vede piovere e giù a specchiarsi e fare illazioni che il cielo piange e via di metafore. Il sole sorge e tramonta sulle stragi e sulle delizie con la stessa grazia abbacinante ed indifferente. Ad Auschwitz le albe erano rosa lo stesso. Di sicuro.
    A rileggerci, molto volentieri.

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