Provocazione in forma d’apologo 181

Dalla finestrella del mio monolocale a pianoterra rimiro, parcheggiata qui davanti, la mia nuova ammiraglia. Di quarta mano ma tenuta bene e, nella luce serale, bellissima.

A un tratto rumori sordi e cadenzati, che avvicinandosi diventano più forti. Finalmente, già a un paio di auto dalla mia, vedo un tale che prende a calci fiancate e sradica specchietti, con diligenza e metodo.
“Signore mi scusi…” comincio a ripetere con la voce più alta che le buone maniere mi consentono; ma costui, troppo concentrato, neppure si volta, e prosegue nella sua opera. Ma, quando giunge davanti alla mia e prende lo slancio per il primo calcio, metto da parte le convenienze e gli grido: “Signore dico a lei!”.
Quello si volta, mi guarda storto e mi fa: “Che vuoi nonno? Ritirati, fatti i casi tuoi che è meglio”.
“Ma sono casi miei. Quella è la mia macchina. L’ho comprata stamattina.”
“Bisogna festeggiare allora. Lavoro di fino.”
“Ma perché? Che cosa le ho fatto, che cosa le abbiamo fatto tutti? Che cosa vuole ottenere, rovinando la macchina a chi vive in un posto come questo?”
“Basta nonno, te l’ho già detto di non fare il furbo, altrimenti ti rompo.”
“Grazie per il pensiero, signore, ma arriva tardi.”
“Ah, pure dell’altra sponda.”
“E se fosse? Comunque arriva tardi lo stesso: sono già rotto, mi hanno rotto il giorno che sono nato, e da allora continuano a farlo ogni giorno, dal mattino alla sera. Però mica solo a me. A tutti lo fanno, anche a lei.”
“Ehi, nonno, mi stai facendo venire le lacrime agli occhi e il latte ai ginocchi. Cosa sei, un cavolo di predicatore di periferia? Chi credi di fregare? Ritirati nel tuo buco, prima che mi girino sul serio.”
“Dentro o fuori qui è lo stesso.”
“E allora fa’ quello che ti pare ma lasciami in pace.”
“In pace? Per sfogarsi con comodo?”
“Proprio così, e allora?”
“Ma questo non è sfogarsi. E sfogarsi non serve perché all’indomani si è daccapo. Sfogarsi non basta.”
“Dai nonno, sei forte, adesso magari ti metti a camminare sulle acque di fogna. Che dovrei fare secondo te?”
“Punto primo: prima di agire pensa bene a chi sei e a cosa vuoi davvero. Pensa anche a chi potresti essere e a cosa potresti ottenere se per un attimo guardassi oltre la punta del tuo naso. Punto secondo: pensaci bene ma non pensarci troppo, mentre fai stupidaggini o pensi non è che la terra smetta di girare.”
“Signor nonno ho capito. Grazie di cuore. Si apre una nuova vita, nuova come la sua ammiraglia. Questa sera festeggio su di lei con un lavoro di fino: fiancate tutte e quattro, specchietti tutti e due, lato marciapiede e pure lato strada.”
E poi, domani, il mondo.

9 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 181

  1. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    ovviamente il riferimento non è al naso con il quale si nasce ma a quello che ci si forma (e ci si lascia formare)lungo la vita,
    “diradando il velo che nasconde il vero del volto”. E ad ogni modo, c’è qualcuno che ha qualcosa contro i nasi aquilini?
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. Giorgina Busca Gernetti

    Caro, Roberto,
    credo, anzi, spero di no, visto che la cosa mi riguarda per motivi ereditari (madre, nonna, bisnonna… ).
    Dicono che sia segno di nobiltà! Prendiamola così.
    Tuttavia non si presenta alla nascita ma nella prima adolescenza.
    Un caro saluto e … grazie
    Giorgina

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  3. rrt

    Cara Giorgina,
    grazie di che?
    Un conto sono le disfunzionalità, altro i cosiddetti inestetismi, scil. rispetto ai canoni correnti. Tutti noi vediamo i sacrifici che si compiono sull’altare della Bellezza Plastificata. Che tristezza, anzi che rabbia!
    Siamo magari andati un po’ fuori tema, ma non è poi detto; in ogni caso va bene così.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  4. alfonso

    il naso aquilino va interpretato:
    secondo la fisiognomica antica era attributo dei grandi personaggi;
    secondo un’altra interpretazione era segno della rapacità (analogia
    del becco ad unco dei predatori) della persona che lo possedeva.

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  5. rrt

    Caro Alfonso,
    verissimo. Sono anch’io un cultore della fisiognomica,
    scienza o arte che sa dire la sua ancor oggi. Almeno entro i limiti indicati al # 4.
    Un abbraccio,
    Roberto

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