Provocazione in forma d’apologo 189

Inutile girarci intorno: se il referto non è positivo stavolta, lo sarà la prossima, o la prossima ancora.
E intanto cure su cure, controlli intermedi, attenzioni speciali.
E intanto il balletto del non-si-dice a Tizio che ci starebbe troppo male (sicuro?), e non-si-dice a Caio che ne approfitterebbe subito per farti le scarpe sul lavoro, necessario come non mai.
E intanto sonni sempre più brevi, più interrotti, più popolati di incubi.
È vita questa?

Massì che è vita, È vita.
Conterai anche tu l’età a mesi in calce alle radiografie, come dice quella poesia che ti colpì tanto; ma cercherai nel contempo di non contare le ore cercando piuttosto di viverle, secondo il motto inciso sul tuo vecchio orologio da tavolo; e quando cliccherai sulla “Passacaglia della vita” del Landi che tieni sotto icona ti chiederai, magari perfino sorridendo: “Per chi suona?” e ti risponderai: “Per me, anche per me”. L’avevi sempre saputo, adesso lo provi.

11 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 189

  1. rrt

    Cara Giorgina,
    una verità comune a tanti, direi prima o poi a quasi tutti, che in certi momenti si avverte con intensità particolare.
    E si tratta sempre del nostro “lavoro”:
    osservare, riflettere, esprimere…
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  2. rrt

    Cara Carla,
    ci sono referti e referti, nonché patologie e patologie.
    In ogni caso mi pare che una cosa non escluda l’altra: razionalità ed emotività prendono spesso strade diverse, come giustamente suggerisce Giorgina, specie se le cose ci riguardano da vicino.
    Ciao a te,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Ringrazio Giorgina, Ilaria ed Elisabetta.
    E ringrazio anche Carla, che oggi gioca a non capire (la differenza tra uno sfogo personale e un pezzullo anche solo alla lontana letterario), forse per tenere allegra la compagnia.
    Roberto

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