Sfratto (tsunami giapponese)

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da qui

Perché l’acqua deve stare al suo posto, non uscire di senno,
altrimenti impazziscono le barche, si sfidano a duello, e il fuoco divora
il legno delle mense, il coccio dei tetti, il verde dei giardini
noncuranti, la piattaforma gravida di scafi
sputati sulla riva, colonne di fumo che protestano, gridano,
se la logica del mondo fa la faccia irata,
se ti vedesse Dio, cosa direbbe
dell’intemperanza,

della mancanza di controllo, o terra o faglia o crosta,
esubero, eccesso d’energia, cosa direbbe Dio, se ti vedesse
discinta, spettinata, o lugubre festa pagana,
travi, sacchi, cassettoni, ali d’aereo e fango e fango,
il fuoco attacca la città, la mente dell’uomo, cosa direbbe
Dio di questo tuo avanzare irrispettoso, prepotente,
certo, incosciente, ci mancherebbe che lo facessi apposta,
per odio della gente, o insofferenza, o natura, o crosta,
o sangue del mio sangue, figlio, nelle doglie del parto,
cosa direbbe Dio di questa nuvola di fuoco che si alza
verso il cielo, del sole che pare schermirsi io non c’entro
con questo
-, cosa direbbe l’uomo, mia madre, tuo padre,
figlio, adorato giglio, perché sei uscita di senno,
non sei stata al posto che ti spetta, amore di papà,
densa di schiuma, perché sei una massa grigia e bianca
come la mente, cosa direbbe chi t’ha voluto né ha potuto farti
meglio di com’eri,
o natura, o crosta, o energia bambina,
come perdonarti la mancanza di tatto, d’attenzione,
cosa direbbe questo fottuto uomo, della pagana violazione, dello sfratto,
della faccia assassina che uccide, senza sosta.

19 pensieri su “Sfratto (tsunami giapponese)

  1. Stella Maria

    Che dire don? è bellissima:-)
    Cogli bene il senso di una natura che lascia libero tutto il suo impeto e la sua passione, forse la ribellione, perchè è vero, l’uomo violenta la Terra ma la Terra, anche in passato di tanto in tanto, fa da sè per obbedienza silenziosa a leggi cosmiche che vogliono tutto in mutamento e l’uomo? cos’è l’uomo se non un piccolo essere impotente che dimentica quanto più forte sia colei che cerca di dominare?
    Il mio pensiero e la mia preghiera volano oltre oceano, ieri, oggi è sempre per chi è colpito e chi colpisce, ai primi perchè sappiano essere forti e ricostruire sul dolore, alla seconda perchè spero plachi in fretta la sua natura irruenta.
    Grazie perchè sai sempre cogliere l’attimo, non solo con la preghiera ma anche con il cuore e le parole
    SM

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  2. F@r

    Cosa direbbe Dio?

    Domanda senza risposta, aihme’
    E l’ uomo sta a guardare lo sfacelo sperando passi presto, sperando che poi ci sia qualcosa da ricostruire.

    Un abbraccio, fabry
    F@r

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  3. M&C

    Quanta paura e che angoscia….

    Si avverte tutta la piccolezza dell’uomo di fronte alla grandezza della natura, tutta la debolezza della “creatura umana, così piccola e fragile, ma così potente per l’elezione d’amore che Dio le riserva. La vera potenza dell’uomo è questa!”

    “O Signore, Signore nostro,
    quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
    Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
    con la bocca di bambini e di lattanti:
    hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
    per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
    Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
    la luna e le stelle che tu hai fissato,
    che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
    il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
    Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
    di gloria e di onore lo hai coronato.
    Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
    tutto hai posto sotto i suoi piedi:
    tutte le greggi e gli armenti
    e anche le bestie della campagna,
    gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
    ogni essere che percorre le vie dei mari.
    O Signore, Signore nostro,
    quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!”

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  4. Ema

    “cosa direbbe l’uomo”… il silenzio, il grido più potente che si trasforma in preghiera.

    Questi tuoi versi sono preghiera potente, è già ricostruire dentro…grazie.

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  5. Barbara D

    Era proprio quello che volevo sentire. Ora l’uomo egoista e senza fede punta il dito contro il cielo, fantasticando con la mente su scenari apocalittici riferiti al 2012, mentre la natura reclama a gran voce il mal tolto. Penso hai più indifesi: bambini, malati, anziani. Grazie Faber che con la tua cristiana sensibilità ci aiuti a non peredere la rotta in queste acque turbolente di false ideologie.

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  6. Rashide

    Quando la inmnensa furia della natura indignata si scatena su di noi diventiamo tanti piccolo pezzi d’arredamento di un mundo infinito e imprevedibile.
    Visitando oggi Pompei ho guardato come duemila anni fa la sua gente scomparvero sotto le ceneri del Vesuvio, dopo secoli di silenzio i loro corpi sono rimersi dalle stessa terra che quel giorno li aveva traditi.
    Ti abbraccio dalla tua bella Napoli!

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  7. Tiziana Tius

    La Domenica si tinge di riflessione con queste parole che nonostante tutto entrano nel cuore in cerca ancora di un sorriso, quel sorriso che si chiama speranza che non significa restare impotenti ad aspettare con le mani in mano ma vuole invece indurre ad un maggiore rispetto verso una natura che chiama.
    Grazie è sempre un piacere, un saluto Tiziana

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  8. la funambola

    lo posto qui caro fabrizio che se la natura è “assassina” il “figlio prediletto” finisce la mattanza
    ti abbraccio
    la fu

    L’abbraccio nucleare è un abbraccio di morte.

    Marco Cedolin
    In Giappone il violentissimo terremoto di ieri ha creato un inferno apocalittico degno dei peggiori film catastrofici. Un inferno dove gli impianti petrolchimici bruciano rendendo nero il cielo, i depositi petroliferi riversano il greggio in mare, i viadotti crollano, le superstrade vengono inghiottite dalle voragini apertesi nel terreno le linee ferroviarie ultramoderne si accartocciano come fogli di carta dentro ad un caminetto, le dighe cedono di schianto creando nuovi Vajont. I mentori dell’onnipotenza tecnologica si ritirano nelle loro tane, i notiziari raccontano migliaia di vittime il cui computo sarà purtroppo destinato ad aumentare in maniera esponenziale con il passare delle ore.
    Le centrali nucleari vacillano e quella di Fukushima esplode in una nube bianca che potrebbe costituire il prodromo di una tragedia radioattiva della gravità di quella di Chernobyl.
    La società del progresso tecnologico si ritrova spogliata ed in stato di shock, di fronte alla forza di quella natura che pretenderebbe di dominare. Una natura tanto più pericolosa in quanto violentata e profondamente minata nei suoi equilibri.
    Le centrali nucleari vacillano e mostrano ancora una volta inequivocabilmente i termini di una scelta sbagliata, drammatica, demenziale ed assassina, ricordandoci che siamo seduti sopra ad una bomba di cui si è persa traccia della spoletta d’innesco.
    Nel mondo sono attive circa 440 centrali nucleari. La Francia da sola ne possiede 80, la Spagna 9, la Svizzera 5 e la Germania una ventina, solo per citare i paesi a noi più vicini.
    Ognuna di esse oltre a rappresentare una grave fonte di radiazioni per il territorio circostante, potrebbe essere causa di una catastrofe di proporzioni inenarrabili, nel caso si verificasse un incidente, un attentato o un intenso movimento tellurico come quello verificatosi in Giappone.
    Ognuna di esse produce tonnellate di scorie radioattive che resteranno attive per un periodo che va dai 20 ai 150 mila anni. Scorie completamente ingestibili, poiché risulta materialmente impossibile determinare la sicurezza dei siti di stoccaggio delle stesse, dovendo ragionare su grandezze temporali nell’ordine delle decine di migliaia di anni….

    Una pesante eredità fatta di veleni e di morte, che lasceremo in dono alle generazioni future, simile ad una spada di Damocle, sospesa nei secoli a venire sopra le loro teste.
    Se a tutto ciò aggiungiamo da parte dei governi, la sempre più spiccata propensione ad affidare sia la costruzione che la gestione delle centrali nucleari ad imprese private come già avviene in Giappone, le quali sono interessate solo ed unicamente al proprio tornaconto, quello che traspare è un quadro a tinte fosche, potenzialmente pericolosissimo ed i cui contorni si perdono nell’imponderabile.

    Dal 1945 ad oggi sono state oltre 2000 le esplosioni atomiche messe in atto per sperimentare nuovi ordigni nucleari. Se ne annoverano 1039 da parte dei soli Stati Uniti.
    Impossibile determinare la gravità della ricaduta radioattiva conseguente a tali esperimenti, anche a causa dell’omertà di buona parte del mondo scientifico, asservito ai grandi poteri.
    I dati riguardanti i casi di tumori e leucemie, aumentati negli ultimi 50 anni in maniera esponenziale, dovrebbero essere da soli bastevoli a far comprendere la grandezza del problema dell’inquinamento nucleare.
    Nonostante ciò in campo medico i pericoli per la salute dell’uomo, indotti dalle ricadute radioattive, continuano ad essere colpevolmente sottaciuti, mentre si cerca di mistificare le reali cause di tumori e leucemie, imputando il loro ingenerarsi a colpevoli di ogni genere, la maggior parte dei quali assolutamente improbabili.

    Dal dopoguerra ad oggi sono stati 32 gli incidenti, ufficialmente dichiarati dalle autorità, provocati da armi nucleari.
    I mari del mondo sono assurti al ruolo di vere e proprie pattumiere nucleari. Basti l’esempio del Mediterraneo, già teatro nel 1956 dell’inabissamento di un bombardiere statunitense B- 47, con due capsule nucleari a bordo e divenuto discarica, in tempi più recenti, per centinaia di bombe all’uranio impoverito, sganciate nell’Adriatico da aerei americani durante la guerra in Kosovo.
    Naturalmente, come sempre accade quando si tratta d’inquinamento nucleare, nessuno si è preoccupato di approfondire le conseguenze di tali situazioni sulla salute di tutti noi, che consumiamo i prodotti ittici e pratichiamo la balneazione.

    Un caso su tutti, che ritengo esaustivo per meglio comprendere la ferale pericolosità dell’inquinamento radioattivo, è quello della città di Mayach, negli Urali del sud, in Russia.
    Una città invisibile, epurata dalle cartine geografiche, insieme ai suoi abitanti, tristi fantasmi, simili a morti che camminano.
    Mayach fu costruita nel 1945 e dal 1948 in poi divenne operativa nella produzione di plutonio.
    Fino al 1951 scorie liquide radioattive di medio ed alto livello vennero rilasciate direttamente nel fiume Techa, contribuendo a contaminare oltre 100.000 abitanti che vivevano sulle sponde dello stesso.
    Dopo il 1951, dal momento che il fiume Techa sfociava nell’oceano artico e la contaminazione rischiava di diffondersi in maniera incontrollabile, gli scarichi dell’impianto vennero indirizzati verso il lago Karachai, privo di contatti diretti con l’oceano.
    Nel 1957 un’esplosione all’interno degli impianti contaminò una regione grande quanto la toscana. Si trattò di un disastro di enormi proporzioni, ma la cosa venne tenuta segreta.
    Dieci anni dopo, nel 1967, allorquando a causa di una secca il lago Karachai fu oggetto di un ritiro delle acque, il vento sollevò grandi quantità di polvere radioattiva, contaminando gravemente un’area di 2000 Kmq.
    Oggigiorno il lago Karachai è un mostro radioattivo in grado di uccidere un uomo che sostasse per una sola ora sulle sue sponde, e tale rimarrà nei secoli a venire.
    E’ indicativo rilevare, a beneficio di coloro che ancora si ponessero domande riguardo ai reali effetti della radioattività sulla salute dell’uomo, come fra i cittadini di Mayak e delle aree contaminate circostanti, negli ultimi 50 anni ci sia stato un aumento del 78% degli ammalati di cancro e leucemia. Inoltre come il 30% dei bambini dei bambini nasca con difetti e malformazioni genetiche ed il 50% degli uomini e delle donne risultino sterili.

    L’uso in campo militare dell’uranio impoverito (DU) nella costruzione dei proiettili, nonché nella blindatura dei mezzi corazzati è stato avallato dalle forze armate di Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Turchia, Israele e Francia, Arabia Saudita, Pakistan e Tailandia.
    Grazie a questa pratica sciagurata, tutti i paesi teatro di guerra negli ultimi 15 anni, dalla ex Yugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, sono stati contaminati in maniera significativa.
    Non esistono studi che possano determinare la reale pericolosità di questa contaminazione, né gli effetti che essa avrà sulla salute degli abitanti a medio e lungo termine.
    Le uniche ricerche, oltretutto manipolate dai grandi poteri, si riferiscono al breve periodo e riguardano quasi esclusivamente il rischio per i militari impegnati nei combattimenti, la cui esposizione al DU è relativa al breve lasso di tempo nel quale essi sono rimasti nell’area del conflitto, a differenza della popolazione civile che in quella stessa area dovrà continuare a vivere, coltivare e allevare bestiame, subendo anno dopo anno le conseguenze di un territorio altamente contaminato.

    L’inquinamento nucleare, si può annoverare senza dubbio come uno fra i problemi più gravi, in grado di minacciare sia il nostro presente, sia il nostro futuro, nonché quello delle generazioni a venire.
    Un problema che si muove su vari livelli, spaziando dalla gestione del nucleare civile a quello militare, fino ad arrivare all’ingerenza dei privati che in molti casi stanno soppiantando le amministrazioni pubbliche.
    Un problema scientemente sottaciuto dai media, nascosto all’opinione pubblica, sia mistificando la gravità degli incidenti già avvenuti, sia ignorando colpevolmente la situazione pericolosissima che molteplici elementi stanno ingenerando in propensione futura.
    I pochi studi seri, riguardanti l’inquinamento radioattivo sono, per forza di cose limitati al breve e medio periodo e la maggior parte di essi è stata secretata.

    Un abbraccio, quello nucleare, sempre più stretto e sempre più invisibile, un abbraccio che si può continuare a far finta non esista, in quanto non menzionato da giornali e TV, ma le corsie degli ospedali non hanno bisogno di telecamere e taccuini, per essere annoverate come parti della realtà.

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  9. Roby (s.d a.)

    Cosa può un uomo davanti a tanta catastrofe, a una collera così violenta della natura? Niente, è soltanto uno spettatore piccolo e impotente. Spesso, invece, recita come attore principale in un film dove l’egoismo e la superficialità avanzano prepotenti in un percorso che a volte dimentica il rispetto e offende il delicato e prezioso equilibrio della vita.
    Un caro saluto Don Faber

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