16. Pane

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da qui

Yehochoua fa miracoli, da tempo. L’ultimo è accaduto sulle rive del lago, dove le rocce si alternano ai ciuffi di sterpaglie e agli arbusti di conifere nane. Aveva attaccato discorso coi passanti incontrati per caso o arrivati fin lì per ascoltarlo; le file di uditori si erano ingrossate, al punto da riempire lo spazio fra il promontorio e la quercia secolare. Le nuvole tracciavano disegni simili a mappe, come ci fosse, in alto, un territorio alternativo, una carta d’aria coi paesaggi, le città, i ciottoli sparsi sulla spiaggia, il muretto di pietra, le case consumate dal tempo; dettagli riflessi come in uno specchio, ma filtrati dalla chimica purissima del cielo, bonificati da ogni forma d’ingiustizia, depurati dal male della terra. Forse per questo Yehochoua alzava gli occhi: per cercare conferma o ispirazione, come se le frasi avessero bisogno di un drenaggio, uno spurgo, prima di essere trasmesse e consegnate agli altri. E forse per questo la folla era rapita, ascoltava a bocca aperta, con la mano alzata per chissà quale motivo e rimasta lì a mezz’aria. Era gente di ogni tipo: uomini in giacca e cravatta, ragazzi con zaini e magliette colorate, donne con pantaloni a zampa d’elefante; ogni tanto si parlavano tra loro, sorridendo, scambiandosi segni di sdegno o di consenso. Ormai era tardi,  l’essere umano si confondeva con l’arbusto, la roccia col sacco di pelle; che facciamo? restiamo? la gente è indebolita dalla fame: Matityahou sembrava preoccupato.
Dì che ognuno consegni ciò che ha.
Non hanno niente!
L’amico entrava in crisi quando Yehochoua se ne usciva in questo modo.
Fai come dico.
Poco dopo, uno spettacolo inatteso: chi sistemava un tavolo portatile, chi una tovaglia, chi una bottiglia d’acqua, un pezzo di pane o una scatola di carne. Lo spazio tra la quercia e il promontorio era gremito di persone di ogni età; mangiavano, ridevano, brindavano a un mondo rinnovato. Un giovane in jeans e maglietta propose, a voce alta, di candidare Yehochoua alle prossime elezioni. Fu allora che sparì e nessuno riuscì più a trovarlo, fino al giorno dopo.

19 pensieri su “16. Pane

  1. Ema

    “Un giovane … propose, a voce alta, di candidare Yehochoua alle prossime elezioni. Fu allora che sparì

    …non è venuto per comandare ma per servire..

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  2. M&C

    La condivisione è l’unico mezzo per riconoscere la Verità e l’Amore… ma non solo con gli sconosciuti e gli emarginati.
    Hanno bisogno di noi, e noi di loro, anche tutti coloro che ci vivono accanto: marito, moglie, figli, genitori, amici, colleghi, etc; con questi, con i quali siamo “costretti” a condividere risorse, spazi e tempi della vita, spesso è molto più difficile “spezzare il pane” e donare, senza pretendere nulla in cambio.

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  3. RASHIDE

    Questa pagina mi fa ricordare queste parole:
    “L’Eucaristia è scuola di carità e di solidarietà. Chi si nutre del Pane di Cristo non può restare indifferente dinanzi a chi, anche ai nostri giorni, è privo del pane quotidiano. Tanti genitori riescono a malapena a procurarlo per sé e per i propri bambini. È un problema sempre più grave, che la comunità internazionale fa grande fatica a risolvere. La Chiesa non solo prega «dacci oggi il nostro pane quotidiano», ma, sull’esempio del suo Signore, si impegna in tutti i modi a moltiplicare i cinque pani e due pesci con innumerevoli iniziative di promozione umana e di condivisione, perché nessuno manchi del necessario per vivere”.
    Benedetto XVI
    Angelus domenica 25 maggio 2008

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  4. Roby (s.d a.)

    Mangiare insieme, sedere alla stessa tavola, condividere il cibo, in famiglia o con gli amici; un rito antico che rafforza un legame fatto di bene e di amore, il valore importante della fratellanza, che ci è stato insegnato e che non dobbiamo dimenticare. Perché il “Pane Spezzato” è cibo per tutti, per celebrare carità e unità, per associarsi nel dolore e nella gioia, non soltanto per saziare la fame

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  5. Ema

    “Dì che ognuno consegni ciò che ha.”

    “Sulla terra c’è ancora da promuovere una grande e incontenibile opera di giustizia perché ognuno abbia il suo pane e lo mangi insieme con gli altri.” (Don Tonino Bello)

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  6. M&C

    La luce che dai tuoi piedi sale alla tua capigliatura,
    la turgidezza che avvolge la tua forma delicata,
    non è di madreperla marina, mai d’argento freddo:
    sei di pane, di pane amato dal fuoco.

    La farina innalzò con te il suo granaio
    e crebbe incrementata dall’età felice,
    quando i cereali duplicarono il tuo petto
    il mio amore era il carbone che lavorava nella terra.

    Oh, pane la tua fronte, pane le tue gambe, pane la tua bocca,
    pane che divoro e nasce con luce ogni mattina,
    beneamata, bandiera delle panetterie,

    il fuoco ti diede una lezione di sangue,
    dalla farina apprendesti a esser sacra,
    e dal pane l’idioma e l’aroma.

    Pablo Neruda

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  7. Vale

    “Marcellino pane e vino” condivideva con il suo amico inchiodato ad una tavola di legno, tutto ciò che aveva ed alla fine, fiducioso, si addormentò per sempre fra le Sue braccia.

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  8. f@r

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=D3HwnYbU_1A]

    How brittle are the Piers
    On which our Faith doth tread –
    No Bridge below doth totter so –
    Yet none hath such a Crowd.
    It is as old as God –
    Indeed – ’twas built by him –
    He sent his Son to test the Plank –
    And he pronounced it firm.

    Come sono precari i Piloni
    Sui quali la nostra Fede avanza –
    Nessun Ponte quaggiù oscilla così –
    Eppure nessuno ha una simile Folla.
    È vecchio come Dio –
    Infatti – fu costruito da lui –
    Egli mandò suo Figlio a saggiare le Assi –
    E lui le dichiarò solide.

    [E. Dickinson]

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  9. Margherita

    “…uno spettacolo inatteso: chi sistemava un tavolo portatile, chi una tovaglia, chi una bottiglia d’acqua, un pezzo di pane o una scatola di carne…un mondo rinnovato.”

    Eh, si’, la condivisione è il vero miracolo!

    Fabry,
    se la Dickinson è sempre la Dickinson, ti anticipo che alla ripresa delle attività (ottobre 2011) verrà portata in scena dal Gruppo recital della Biblioteca del Centro giovanile “Madonna di Loreto – Casa della Pace”, per la regia di Augusto Benemeglio.
    Ma prima (il 26 giugno p.v.) ci godremo la presentazione del tuo “Non superare le dosi consigliate” !
    In realtà qui siamo già quasi tutti dei “Faber-dipendenti”

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  10. RossellaT

    Condividere!!! Mi torna in mente l’immagine di un barbone che fa la fila alla mesa della caritas sto lavando i vassoi e lo guardo custodire gelosamente una bottiglia di Fanta. Sorrido…. e dopo poco lo vedo sedersi assieme ad altri come lui e incredibile sta offrendo a tutti i commensali un bicchiere di aranciata. Condividere…

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