45. Golfo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=AxAOHez4meA&feature=related]

da qui

Se Ismail dovesse raccontare ciò che gli è successo, non sarebbe sicuro di riuscirci. Ricorda le palme, i tavolini, gli ombrelloni in fila davanti al lungomare, una sera chiara come i cristalli di Murano, il velluto blu del mare sul quale si posavano le macchie colorate delle barche. A sinistra, palazzi imponenti dominavano il golfo come vecchi imprenditori col panciotto, mentre i monti, in fondo, si godevano folate di vento che arrivavano a intervalli regolari. Senza pensarci più di tanto, le aveva offerto una birra. Forse era sorpresa, sbilanciata dal suo sguardo, dai suoi stupidi occhi azzurri di poeta fallito che parlava, parlava, ma lei non lo ascoltava, si limitava a seguire la linea dei capelli, la fronte leggermente corrugata, il naso dritto a strapiombo sulle labbra carnose; cercava di capire cosa si celasse dietro i cerchi blu sollevati verso l’alto, come un gesto di pazienza, di distacco dal mondo; e mentre l’altro parlava, parlava, forse dei tronchi delle palme, delle scaglie pelose, del perpetuo oshana dei rami, lei beveva, rigirava tra le mani la bottiglia vuota di Maccabee, manipolava la carta argentata che avvolgeva il collo, la grattava fino a strapparla, come volesse togliere la maschera all’uomo che la fissava da sotto in su, ragionando, forse, dei palazzi-imprenditori o dei monti stravaccati in cerca di ristoro o delle barche piene di luci sul velluto morbido del mare. Quanto tempo era passato prima che si ritrovassero nella stanza dai muri azzurrini, col letto e le poltrone grigioblu, un quadro in cui il mare in tempesta era una copia del suo cuore, del ventre agitato, delle mani che strappavano i bottoni, come la carta della Maccabee, mentre lei sorrideva, finalmente libera dall’obbligo di capire cosa nascondessero gli stupidi occhi azzurri che sembravano coglierla sempre di sorpresa, da prospettive nuove, e ora si lasciava prendere come l’onda è penetrata dalla chiglia della nave, come il ramo di palma è accarezzato dalla brezza della sera, come i monti scuri sullo sfondo, battuti dalle correnti d’aria e d’acqua, e si girava, si teneva i capelli, si apriva all’irrompere di lui, ma proprio quando tutto stava per esplodere come i fuochi d’artificio alla fine della festa, che cosa era successo? perché gli appariva il bambino con la faccia nella polvere, i pantaloni stracciati, il sangue che colava dal ginocchio, perché il figlio che urlava di fronte al padre morto, con le braccia striate rivolte verso il cielo, o l’uomo tirato per i piedi, con gli occhi coperti da una benda? Cercava di sentire in bocca il sapore della birra, ma avvertiva solo l’amaro della polvere e del sangue, provava a seguire l’ansimare di Avigail, ma udiva i pianti delle madri, le grida dei bambini, che cosa era successo, mentre lei cercava di stringersi e di spingere, e dai suoi stupidi occhi azzurri cadeva una lacrima insulsa, che avrebbe detto a Yousef, che cosa sarebbe andato a raccontargli?

23 pensieri su “45. Golfo

  1. Ema

    E’ SOLO UN UOMO

    E’ solo un uomo quello di cui parlo
    del suo interno come del suo intorno
    di quando scivola su se stesso
    di quando scrive come adesso
    sulle sue guance il vento fresco
    della vetta della conquista
    sotto le unghie ha la terra
    di quando striscia.

    Le sue serate, le sue ferite,
    le donne amate e poi dimenticate
    dell’ambizione, della speranza
    le ragnatele della sua stanza,
    di quando ha paura di morire
    e un orgasmo lo fa tremare
    quando la vita non è poi così come appare.

    E’ solo un uomo quello di cui parlo,
    quando inciampa nella sua ombra,
    quando cammina sull’acqua e non affonda.
    E’ solo un uomo quello di cui canto,
    di quando sbaglia e non si perdona
    il furore e il disincanto
    di quell’universo a forma di persona.

    Parlo di quando sparo a suo fratello
    o si inginocchia a un portafoglio
    quando osserva l’infinito attraverso il suo ombelico
    di quando sventola una bandiera
    oggi si nasconde dietro per paura,
    una menzogna è più cattiva nascosta dentro una preghiera.

    E’ solo un uomo quello di cui parlo,
    di una doccia dopo un tradimento,
    del sorriso che ritorna dopo che ha pianto.

    E’ solo un uomo quello di cui scrivo
    la notte prima di un lungo viaggio
    quando non sa se poi partire sia solo partire
    o magari scappare.

    E’ solo un uomo quello che mi commuove
    che può decidere e salvare,
    amare e abbandonare.

    E’ solo un uomo ma lo voglio raccontare
    perchè la gioia come il dolore
    si deve conservare,
    si deve trasformare.

    Niccolò Fabi

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  2. Ema

    “vincer potero dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore;. ma misi me per l’alto mare aperto …”

    Dante (Inferno canto XXVI)

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  3. Ema

    “L’alto mare aperto da sempre ha trovato uomini coraggiosi pronti a sfidarlo.”
    Babuskin

    La sfida non è fine a se stessa ma nella sconfinatezza e nella ricerca della virtù e della conoscenza …

    “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
    Dante

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  4. Ema

    “che cosa sarebbe andato a raccontargli?”

    IO DI PIU’ NON POSSO DARTI

    Io di più non posso darti.
    Non sono che quello che sono.
    Ah, come vorrei essere
    sabbia, sole, in estate!
    Che tu ti distendessi
    riposata a riposare.
    Che andando via tu mi lasciassi
    il tuo corpo, impronta tenera,
    tiepida, indimenticabile.
    E che con te se ne andasse
    sopra di te, il mio bacio lento:
    colore,
    dalla nuca al tallone,
    bruno.
    Ah, come vorrei essere
    vetro, tessuto, legno,
    che conserva il suo colore
    qui, il suo profumo qui,
    ed è nato tremila chilometri lontano!
    Essere
    La materia che ti piace,
    che tocchi tutti i giorni,
    che vedi ormai senza guardare
    intorno a te, le cose
    – collana, profumi, seta antica –
    di cui se senti la mancanza
    domandi: Ah, ma dov’è?.
    Ah, come vorrei essere
    un’allegria fra tutte,
    una sola,
    l’allegria della tua allegria!
    Un amore, un solo amore:
    l’amore di cui tu ti innamorassi.
    Ma
    non sono che quello che sono.

    P.Salinas

    Rispondi
  5. lucia D.

    Ciao,ho letto quelli di maggio,,per capire i personaggi,e distinguere innanzittutto gli uomini dalle donne.Mi capitava anche con i russi,specie con Fedor D.Non capivo se erano maschili o femminili.Però mi ricordo a memoria Ivan,Alesa,e Mitia,una specie di diminuitivo,quest’ultimo.Era sempre quello il problema dei romanzieri russi,non solo erano complicati i nomi,ma ne avevano tutta una serie,e pure dei soprannomi inventati lì per lì,ed altri ancora generali,come Pane,o Pan.Ma non importa.Per ora,per capire almeno un pò la trama,ho visto che Yehochoua,Yohanan,Ismail e Nathane sono i più frequenti,e dovrebbero essere maschili.Ma sono partita solo da maggio,a leggere i racconti,intendo.E potrei sbagliarmi.Che Avigail fosse un nome femminile non l’avrei mai detto.Come Aglaia,nell’Idiota.Ed infatti nell’edizione che ho io,economica,c’era la lista dei nomi all’inizio,per semplificare la lettura,credo.E c’era pure accanto”il fratello di”la madre di”etc etc.
    Ho letto che Ismail ha gli occhi azzurri,ed anche Yehochoua.Me lo segno per ricordarmelo,così seguo meglio
    Bulgakov dovette rimediare alle sviste dei romanzieri precedenti,ed anche Hugo.
    Un saluto,Lucia

    Rispondi
  6. Barbye ;-)

    Ritratto di passioni giovanili, che non devono fare i conti con le responsabilità. Ora rimangono solo i ricordi 😉

    Rispondi
  7. Stella Maria

    Ci sono principi, idee e situazioni che ci impediscono di vivere fino in fondo l’attimo, godere pienamente delle occasioni. Accade quando il dolore degli altri ci è entrato dentro e lo abbiamo condiviso, quando l’amore per il fratello è motivo di notti passate in bianco, quando si è aderito a un progetto più grande che è salvezza per tutti: c’è una missione da compiere. Chissà se i tuoi occhi azzurri di poeta saranno capaci di entrare nel profondo di Avigail e compiere un miracolo per la salvezza di tutti e soprattutto di un amico in cui credi sempre e comunque. Potreste insieme godere dei piaceri della vita, e, esplosione di vita, è un rapporto consumato anche, ma non solo, per passione, sesso.
    Sono ancora possibili i miracoli? Io credo di si, basta una scintilla…
    SM

    Rispondi
  8. Ema

    “finalmente libera dall’obbligo di capire cosa nascondessero gli stupidi occhi azzurri ”

    Chi illumina

    Quando mi guardi
    i miei occhi sono chiavi,
    il muro ha segreti,
    il mio timore parole, poesie.
    Solo tu fai della mia memoria
    una viaggiatrice affascinata,
    un fuoco incessante.

    — Alejandra Pizarnik

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  9. lucia D.

    E’ un peccato che l’eclisse di luna non l’abbia vista,a causa delle nuvole.Non capisco cosa c’entrano gli occhi azzurri o meno.Si può essere stupidi anche con gli occhi neri,Quelli verdi invece sono pari.Buonanotte,Lucia Devigili.

    Rispondi
  10. lucia D.

    A Fabrizio,
    chiedere cosa.No,non interrogo mai i personaggi.E’ un racconto,o romanzo,affascinante,comunque.Ivan,nel Maestro e Margherita.è enigmatico.Di Delitto e castigo ho avuto per anni solo un volume,ed era un giallo.Quando anni dopo lessi la seconda parte,finì come immaginavo:il castigo,in Siberia.Essendo ambientato in Russia,era prevedibile.Buona giornata,Lucy

    Rispondi
  11. Barbara

    “finalmente libera dall’obbligo di capire cosa nascondessero gli stupidi occhi azzurri che sembravano coglierla sempre di sorpresa, da prospettive nuove…”
    A volte capita di difendersi da ciò che di noi vediamo negli (stupidi) occhi degli altri, magari soltanto per pudore, perché ci sentiamo messi al muro.
    E fortuna che ancora li incontriamo simili occhi!
    Barbara

    Rispondi
  12. f@r

    Cercava di sentire in bocca il sapore della birra, ma avvertiva solo l’amaro della polvere

    amaro che si prova quando non si ama o non si può, pur amandolo, amare qualcuno.
    è un dolore, una ferita profonda che dissangua, lento, gli occhi di chi lo prova, che si fanno azzurro immenso anche qualora fossero neri come pece.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Q-JyiMzdaBI]

    A volte dico: tentiamo d’esser gioiosi,
    e mi appare discrezione la mia,
    tanto scavata è ormai la deserta misura
    cui fu promesso il grano.
    A volte dico: tentiamo d’essere gravi,
    non sia mai detto che zampilli per me
    sangue di vitello grasso:
    ed ancora mi appare discrezione la mia.
    Ma senza fallo a chi così ricolma
    d’ipotesi il deserto,
    d’immagini l’oscura notte, anima mia,
    a costui sarà detto: avesti la tua mercede.
    Ora non resta che vegliare sola
    Ora non resta che vegliare sola
    col salmista, coi vecchi di Colono;
    il mento in mano alla tavola nuda
    vegliare sola: come da bambina
    col califfo e il visir per le vie di Bassora.
    Non resta che protendere la mano
    tutta quanta la notte; e divezzare
    l’attesa dalla sua consolazione,
    seno antico che non ha più latte.
    Vivere finalmente quelle vie
    – dedalo di falò, spezie, sospiri
    da manti di smeraldo ventilato –
    col mendicante livido, acquattato
    tra gli orli di una ferita

    (Cristina Campo)

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  13. Ema

    ALLEGRIA DI NAUFRAGI
    Versa il 14 febbraio 1917

    E subito riprende
    Il viaggio
    Come
    Dopo il naufragio
    Un superstite
    Lupo di mare.

    G.Ungaretti

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  14. Roby (s.d a.)

    Occhi azzurri, trasparenti , che mostrano e nascondono; come il mare, con il suo movimento continuo, le sue onde, ora placide e morbide che si adagiano profumate sulla riva, occhi intriganti e seducenti che catturano Avigail, ora tempestose, che si infrangono con forza e rabbia sulla spiaggia, occhi dove scorre la violenza che racconta pianti e grida, sangue misto a polvere, e il fuoco d’artificio non esplode; il dolore è forte e fa male, non si dimentica così, è ancorato nel cuore; si specchia in quegli occhi azzurri che non sono stupidi; da quegli occhi non può che scendere una lacrima …d’amore

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  15. RossellaT

    Gli occhi che hanno visto la violenza, il cuore che ha condiviso fino a sentirlo dentro il dolore non possono più amare di un amore comune… il fuoco d’artificio non esplode. Ma quegli occhi azzurri non sono sbiaditi, non si sono persi nel mare di sofferenza che hanno vissuto anzi la lacrima scende a testimoniare, a dire che quegli occhi sono destinati ad un’amore più grande, più consapevole, che non può essere racchiuso in una sola isola.

    E’ amore impossibile quello che mi chiedi
    sentire cio’ che tu sola senti
    e vedere cio’ che vedi
    Chiudere la realtà, dentro la tua isola
    ma non perdere la voglia di volare.. (Tiromancino – Amore Impossibile)

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