Provocazione in forma d’apologo 206

Fònos e F?né sono una bella coppia criminale.
Ma lui è un artigiano all’antica: deve far fuori una vittima alla volta, o comunque metterci mano visibilmente.
Lei, invece!

Lei invece non ha che da parlare, e le vittime a quel suono inebriante si eliminano da sé, o l’una con l’altra. Sì che lei non lascia traccia, se non, tutt’al più, un’anonima eco.

16 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 206

  1. Giorgina Busca Gernetti

    Caro Roberto,
    il tuo acuto apologo, di sapore classico nella trasfigurazione degli uomini nei personaggi allegorici dell’omicidio/strage e della voce (quindi anche parola), esprime con mirabile sintesi una grande verità.
    La voce-parola incanta, affascina, trascina le masse (anche verso il male), persuade all’obbedienza cieca e alla sottomissione, convince in modo subdolo che l’uno è nemico all’altro (“divide et impera”), facendo sì che si uccidano tra di loro; sopprime in tal modo uno o migliaia di uomini ma resta con le mani pulite!
    Molto efficace, da un punto di vista letterario, quell’anonima eco

    Rispondi
  2. Giorgina Busca Gernetti

    Il mio commento è “partito” da solo all’improvviso, prima che potessi concludere almeno con un punto e con i saluti.
    Sottile il confronto “Fónos” – “F?né” traslitterati in caratteri latini, non greci. Per fortuna c’è il segno grafico della “o” lunga, cioè “omega”, altrimenti…
    Un caro saluto
    Giorgina

    Rispondi
  3. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    “ne uccide più la lingua delle spada”, specialmente quando la lingua non è usata come spada ma come stiletto da sicario.
    Grazie anche per il riferimento alla classicità, la quale si distingue per gli agganci quasi sempre possibili con la contemporaneità. Agganci che in questo caso non sono casuali, ma fortemente voluti e rivendicati.
    Quanto infine al greco, non dimentichiamo che Fònos ha pure una sorella degna di lui, Foné.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

    Rispondi
  4. Giorgina Busca Gernetti

    Infatti, quando ho parlato del confronto tra i due termini e “lodato” il segno grafico della “o” lunga (omega), avrei voluto accennare al rischio di equivoco appunto perché esiste Foné (con l’omikron) sinonimo di Fónos, entrambi con il significato di “omicidio”, “strage”. Allora addio al tuo apologo.
    I riferimenti alla realtà di ogni epoca sono evidenti, come prova dell’universalità ed eternità del sentire e del pensiero classici.
    Di nuovo un caro saluto
    Giorgina

    Rispondi
  5. robertorossitesta

    Si dice sempre (quasi) tutto ma purtroppo non si viene (quasi) mai a capo di nulla.
    Grazie a te, caro Matteo, e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  6. robertorossitesta

    Forse Euridice lasciò più di un’eco, e non certo anonima, se “Dicono che per sette mesi Orfeo piangesse senza requie sotto una rupe a picco sulla riva deserta dello Strímone, e che narrasse le sue pene sotto il gelo delle stelle, ammansendo le tigri e trascinando col canto le querce” (trad. Mario Ramous).
    Grazie a Carla per aver ricordato un mito che mi sta particolarmente a cuore, e a Giorgina per averlo situato letterariamente.

    Rispondi
  7. elisabetta

    come dice matteo, “mi pare sia già stato detto tutto”.
    e il “mi pare” racchiude in sè tutto quanto non può contenere un commento qui.
    ma ci sei rob.
    questo conta.
    un abbraccio
    eli

    Rispondi
    1. robertorossitesta

      Cara Eli,
      malgrado quanto sostenuto nell’/dall’apologo, di fronte alla brutale idiozia dei tempi le (sole) parole mi sembrano pateticamente inadeguate rispetto alla funzione che avevano immaginato di avere.
      Grazie comunque per la tua benevolenza, e un abbraccio a te,
      Roberto

  8. robertorossitesta

    Volevo aggiungere questo mio pensiero dominante: ho meno paura delle guerre fatte con le armi e col sangue, perché tutti sono costretti a riconoscerle per quello che sono e cercano in qualche di modo di porvi fine, di quanta ne abbia delle varie guerre economiche, finanziarie ecc in mezzo alle quali si vivacchia da sempre dando loro nomi diversi e cercando di fingere che non esistano. Così molti siedono a tavola insieme e sorridono a chi, in maniere più o meno “morbide” (ma pensiamo all’etimologia di questa parola!), li affama, li inquina, li schiavizza.
    Un saluto e buona fortuna a tutti,
    Roberto

    Rispondi
  9. Anna Maria

    Caro Roberto,
    leggo il tuo apologo e riaffiora alla coscienza – dove si era trovata un riparo piuttosto ritirato – una muta conversazione, che è iniziata da tempo con i tuoi scritti e che ha avuto tra le tappe l’interpretazione che Daniela Giovannetti ha dato alla “Euridice” di Claudio Magris in “Lei dunque capirà”. So che questa conversazione proseguirà. Anche di questo ti ringrazio

    Rispondi
  10. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    grazie a te. Questi incontri virtuali avvengono anche per questo, forse soprattutto per questo: per far scattare nell’altro sensazioni e ricordi impossibili da prevedere e magari difficili da condividere. Ma molto, nel cammino, trova giustificazione e compenso.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *