[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=noge7Y4wmcA]
da qui
La gente riempie la piazza: sono in piedi, bambini, vecchi, adulti; uomini in giacca e cravatta, donne con abiti bianchi e occhiali da sole più scuri del normale. Ogni tanto qualcuno si muove, rompe le righe, con le mani sugli occhi: piange, forse, o va a rinfrescarsi la fronte alla fontana. Il colonnato è un abbraccio di marmo, infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano, di non avere un cuore, un respiro che acceleri o rallenti, una mente capace di sognare. Un signore vestito di scuro sta sfogliando un giornale, per raccogliere commenti e previsioni. Il ragazzo con le braccia conserte si volta per cercare una risposta, come fosse possibile trovare una risposta voltandosi a destra o a sinistra, come se l’ombra della morte non fosse un panno grezzo che copre ogni spiraglio di senso, come se bastasse cambiare posizione per trovare un posto più comodo all’angoscia insopportabile. Perché allora sono qui, nella piazza enorme, davanti alla basilica maestosa, aspettando che qualcuno si affacci alla finestra, che dia un segno, un segno qualsiasi, una notizia, perché non c’è niente di peggio che aspettare, non c’è niente di più terribile che pendere dalle labbra, dalle cesoie spietate della parca Atropo. Perché la morte fa più male quando muore un uomo come questo? Vorresti correre, compiere un gesto qualunque, chiedere a un dio che dica una parola, stenda la mano, pronunci una formula capace di rimettere in piedi il moribondo, dare una possibilità ulteriore a chi ha aperto un orizzonte nuovo per l’umanità, disposta a ripiegarsi sempre sulle proprie delusioni. E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno, lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza? Non sarà consapevole di essere un canale del flusso che chiamiamo spirito e non sappiamo mai di dove venga né dove vada? La cupola è un seno di donna che si offre ai fedeli-bambini, alle facce sconvolte di chi attende una notizia, pregando e imprecando, perché non c’è niente di peggio che aspettare, pendere dalla labbra secche, dalle cesoie lucide di Atropo.

Perché la morte fa più male quando muore un uomo come questo?
La morte fa male, sempre, ma è più crudele quando muore qualcuno nell’indifferenza e nel silenzio, e sono tanti quelli di cui non si sa nemmeno che nome scrivere sulla lapide.
-… perché non c’è niente di peggio che aspettare, pendere dalla labbra secche, dalle cesoie lucide di Atropo.
Un incipit che rimane impresso, che è già suspense !!!
perché non c’è niente di peggio che aspettare, pendere dalla labbra secche, dalle cesoie lucide di Atropo.
Siamo solo noi che possiamo decidere di andare o restare, portare avanti la nostra vita, non permettere che, se appesa a un filo, qualcuno si arroghi il diritto
di tagliarlo.
“E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno, lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza?”
Sono convinta che sia stata proprio questa la sensazione prima di morire : quell’uomo che tutto il mondo voleva santo subito e che è già beato.
Dovrebbe essere la meta di ognuno quella di vivere per vedere negli occhi degli altri brillare la luce.
Se vivi senza Amore, sei freddo come il marmo ed “infelice, consumato dall’oscuro rimpianto di non essere umano, di non avere un cuore, un respiro che acceleri o rallenti, una mente capace di sognare”.
Ma se incontri la persona giusta, quella in grado di “essere un canale del flusso che chiamiamo spirito e non sappiamo mai di dove venga né dove vada”, finamente, sia nella vita, sia di fronte alla morte, pur non diventando immune alla sofferenza, hai “l’animo sereno”, pensando a “lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza”.
“perché non c’è niente di peggio che aspettare”
“ut qui nullo tempore”
“http://www.youtube.com/watch?v=xVfHQXWtRrU”
“Tempo prezioso”
http://www.youtube.com/watch?v=xVfHQXWtRrU
“Tempo prezioso”
– Perché allora sono qui…?
Chi sarà questo nuovo personaggio?
A chi si riferisce questo titolo: “Non c’è nessuno più importante di te”?
Sarà bello scoprirlo piano piano, un giorno alla volta…
Da subito hai creato attesa e suscitato grande curiosità.
Grazie, don!
Quando le “cesoie lucide di Atropo” tagliano il filo della vita ,non ci sono perchè, che possano dare una spiegazione.
Resta solo il ricordo di un uomo che “ha aperto un orizzonte nuovo per l’umanità”.
E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno…
Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza: si è col Cristo che dà senso a tutta la vita. Con Lui tutto ha un senso, compresi il dolore e la morte. (Giovanni Paolo II)
E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno, lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza?
Quel giorno, oggi, in quella stanza asettica, dove la contaminazione non poteva arrivare, dove gli unici rumori erano il ronzio dei macchinari per tenerti in vita, quel giorno arrivò la sentenza, silenziosa ammiccante del camice bianco.
La deflagrazione entrò nelle mie viscere facendole esplodere, soffocando ogni mio gesto ogni mia parola.
Le ciglia delle tue palpebre chiuse erano leggermente scomposte come vi fosse passata una lacrima e la fronte ogni tanto si corrugava teneramente come un neonato che fa sogni beati, allora ho capito che dovevo lasciarti andare.
Padre, sia fatta la tua e non la nostra volontà…. Ancora qualche ora…. Si stava avvicinando il 14 settembre
Grazie Fabry per avermi salvata dalla mia morte e presa per mano
“La gente riempie la piazza”
Le piazze, le chiese, si riempiono quando il semplice vivere di un uomo riempie il cuore delle persone.
“La cupola è un seno di donna che si offre ai fedeli-bambini, alle facce sconvolte di chi attende una notizia”
I fedeli- bambini, quelli capaci ancora di sconvolgersi per amore, quelli che non sanno “perchè sono qui” ma sanno chi sono…cuori semplici…fedeli- bambini appunto.
C’ero anch’io a San Pietro quando Papa GPII e’ morto, attirando una gran folla a se’.
“Vi ho chiamato. Siete venuti. Vi ringrazio” e’ una sua frase passata alla storia e quella notte di aprile c’eravamo in tanti; anche Domma e il don, che pero’ poi sono corsi indietro ad aprire le porte di San Carlo da Sezze a quanti volevano unirsi in preghiera ma non potevano andare in centro, ad aspettare sotto quella finestra della stanza illuminata in cui giaceva un uomo “consapevole di essere un canale del flusso che chiamiamo spirito e non sappiamo mai di dove venga né dove vada”.
vi ringrazio!
è bello che ognuno si specchi nelle storie, lasciando un po’ di se stesso.
poi si capirà chi siano i personaggi, ma si porteranno dentro, ormai, un po’ della nostra storia, della storia di tutti.
Quando Atropo decide di usare le sue cesoie per tagliare il filo della vita, spesso, uccide due volte, perché recide anche il filo dell’anima di chi tanto ha amato la persona che viene a mancare. Restano i ricordi e le emozioni vissute, per rialzarsi e lottare contro quel buio, cercando la speranza che quell’uomo ha voluto lasciarci.
lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza
” lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza”
La possibilità e la capacità di portare, nella vita di ogni giorno, una piccola luce e un sorriso agli altri è in ognuno di noi.
Si può essere piccoli grandi combattenti del quotidiano
Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel suo nido
non avrò vissuto invano
(Emily Dickinson)
grazie!
la sfida è cercare quello che le cesoie non possono troncare.
“Perché la morte fa più male quando muore un uomo come questo?…….E chi dice che non sia l’agonizzante ad avere l’animo sereno, lui che ha combattuto fino all’ultimo perché negli occhi degli altri resistesse una luce, un sorriso sfuggito un giorno alla tristezza?”
Coloro che sanno soffrire con questa intensità, intercedono e chiedono anche per gli altri, oltre che per se stessi.
Vivono in un rapporto diverso, d’intimità, di confidenza con Dio e pur nella semplicità del cuore, diventano mediatore tra noi e Lui.
Negli uomini e donne santi la sofferenza per la malattia si trasfigura, diviene dono ed esperienza di comunione con Cristo, perché «non vi è amore più grande, che dare la vita per i propri amici» (Gv5,13).
Senza vedere incrinata la speranza, i loro occhi restano sempre rivolti verso l’alto: guardano in alto, verso il Padre.
Ognuno di noi è chiamato a fare di sé ciò che è scritto nel Levitico: «Santificatevi dunque e siate santi, perché Io sono santo».
La santità è apertura permanente oltre i confini della meschinità materiale, ed è per questo che ognuno di noi ha una sua chiamata, ognuno secondo la sua misura e secondo la sua dimensione, nel tessuto quotidiano delle piccole cose.
La bellezza della santità è in fondo questo ritorno alla sorgente, la serenità gioiosa attraverso cui si compie l’autentico incontro con Dio. «Non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Salmo 131, 1-2).
Video da guardare fino alla fine, come antidoto ad Atropo
http://www.youtube.com/watch?v=0G3_kG5FFfQ&feature=related
grazie, Titti: proprio oggi parlavo dell’amore e del dolore.