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da qui
Che mio zio mi portasse in seminario fu un fatto ritenuto prevedibile, se non ineluttabile. Dalle nostre parti, la religione è una seconda pelle.
Al di là della parete si discute, si decidono le sorti, viene in mente un manipolo di cardinali investiti dal vento, gli zucchetti che volano, tonache e mantelle agitate come bandiere di lotta popolare.
Il collegio è una groviera sotto le montagne, ci aspettavamo che un gigante lo venisse a divorare e si sedesse soddisfatto a digerire e godersi il panorama.
Di lui si pensava fosse un buon curato che sapeva destreggiarsi con i capi barbuti delle altre confessioni, un uomo inoffensivo, perché il principio generale è non dare fastidio, non toccare certe leve, lasciare tutto esattamente come prima.
La pagella fu un disastro: quattro in italiano e geografia, sette in religione, quattro in aritmetica con la nota a margine che in realtà si trattava più di un tre.
Aveva affrontato il generale ostile all’altro vescovo, reo di aver assecondato il trasferimento della capitale ad opera dei conservatori schierati col nemico.
Una cosa non mi andava giù: che mi avessero accusato di un furto di mele con cui non avevo nulla a che spartire; di scherzi ne facevo tanti, ma rubare mai, è una questione di principio, cerco di coniugare il verbo dare – nonostante la pagella -, come mi hanno insegnato.
Perché fu scelto proprio lui? Per evitare problemi, anche stavolta? Qualche scandalo lo aveva dato, sembrava di sinistra, certe volte: è peggio che bestemmiare, nella Chiesa, anche se Cristo sta sempre con i poveri.
Perfino i Promessi Sposi erano stati censurati, si poteva disporre di una versione riveduta; e allora si leggeva di nascosto, si cercava di capire cosa ci fosse di scottante, di proibito, si giravano le pagine come si svolta dietro l’angolo scuro della strada, assicurandosi di non essere seguiti.
La scomunica del comunismo finiva col travolgere anche le istanze più sincere, l’aspirazione alla fraternità: quanti preti sarebbero stati criminalizzati dalle gerarchie per aver parlato di cose scritte nel vangelo.
Le nostre passeggiate migliori non erano quelle intorno al seminario, ma le sortite immaginarie nel convento a Pescarenico o nel castello della guarnigione spagnola in riva al lago.
Se tornasse Gesù, cosa direbbe, cosa farebbe? Magari potessimo vederlo alle prese con la Curia o con la Knesset.
Ci si inventava i tratti di Lucia, della monaca di Monza: ma forse il peccato era qui, nella nostra fantasia? Forse che per credere si debba rinunciare a essere se stessi, negare di avere un cuore o un corpo che freme?
Oltre la parete non si capiva affatto se soffiasse lo Spirito o i sussurri degli uomini dalle vesti rosse, i gesti, le occhiate eloquenti, se non addirittura i nomi più graditi.
O forse il peccato era parteggiare per la folla che tumultuava ai forni di Milano o pensare, solo per un attimo, che l’Innominato fosse più attraente del cardinale Borromeo.
Cosa fece cadere la scelta su di lui, una luce dall’alto o il porporato francese col suo gruppo, a cui serviva un canale favorevole con la Santa Sede?
Poi mi chiamarono al servizio militare: fu lì che scoprii la durezza dei gesti, la volgarità: dove sono capitato? Bisogna imparare questo per poter stare al mondo, bisogna vergognarsi di provare tenerezza, d’innamorarsi di un tramonto?
Come finirà? Chi vincerà? E qual è, poi, la vittoria? Dove comincia, invece, il fallimento?

Forse che per credere si debba rinunciare a essere se stessi, negare di avere un cuore o un corpo che freme?
lo chiamano amore ordinato… la cosa mi ha da sempre mosso al sorriso e all’orrore, amore ordinato/ordinario(?)… ma la vita è disordine e movimento continuo, e la legge non può contenere in sé le schegge di verità inafferrabile, come il corpo e il cuore vivono emozioni incontenibili, quelle che muovono lacrime di gioia, quelle che muovono le mani a declinare il dare…
“Dalle nostre parti, la religione è una seconda pelle.”
La prima pelle è invece quella del corpo che freme e che ci permette di credere e di amare.
“Dove comincia, invece, il fallimento?”
“Nella vita, metà dei fallimenti derivano dal trattenere il proprio cavallo quando sta per saltare”
Julius e Augustus Hare
Siamo stati creati anima e corpo, cuore e ragione, e nella Fede autentica, che è quella che non ti costringe a “rinunciare a essere se stessi”, l’una non esclude l’altra; anzi, per amare sinceramente e profondamente, donando tutto se stessi, è proprio necessario “avere un cuore o un corpo che freme”.
Non c’è vergogna, o paura, o senso di colpa, perchè si può amare solo totalmente e senza riserve.
– Dove comincia, invece, il fallimento?
“Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide.”
Si può amare gli altri (familiari, amici, nemici) soltanto se prima si ama se stessi (corpo, anima) o meglio si accetta tutto di se stessi (limiti compresi) altrimenti sugli altri si proietta la propria ombra e la si giudicata con ferocia; ma a cadere vittime di questi colpi mortali sono gli altri e non lei, che invece si allarga sempre più.
La delicatezza, la timidezza, la sensibilità…tutte le caratteristiche che questo mondo sembra disdegnare e che fanno sentire vulnerabili e inadatti a vivere chi le possiede (i veri artisti e poeti) sono in realtà le doti che rendono bello il mondo. Quando si scopre di averle – o ci si accorge di qualcuno che le ha – bisogna coltivarle o incoraggiare a farlo.
Come finirà? Chi vincerà? E qual è, poi, la vittoria? Dove comincia, invece, il fallimento?
Hanno detto che la santità di una persona si commisura dallo spessore delle attese. Forse è vero. (don Tonino Bello)
Come finirà? Chi vincerà? E qual è, poi, la vittoria? Dove comincia, invece, il fallimento?
Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo…(ISAIA 43:4)
Essere se stessi per non sentirsi dei falliti, realizzare così la propria vocazione anche come dono diretto a Dio, il quale ha per ciascuno di noi un progetto. Forse il più grande fallimento per me sarebbe non riuscire in questo, non comprendere, o comprendere troppo tardi. Nella fragilità, quando penso di non farcela, di non essere all’altezza, ritrovo me stessa e il coraggo pensando a quel Padre che mi guarda con amore e occhi colmi di tenerezza, e non temo più nulla.
Quando si” rinuncia a essere se stessi, negando di avere un cuore”… è perchè si ha paura di esprimere liberamente i proprì sentimenti e molto spesso di essere giudicati individui fragili e deboli,da coloro che vivono una vita piena di regole,senza lasciarsi andare nemmeno una volta, perchè lo ritengono sbagliato.
“E qual è, poi, la vittoria? Dove comincia, invece, il fallimento?”
E’ L’AMORE CHE CONTA, non solo i numeri, e neanche i limiti
http://www.youtube.com/watch?v=ZlawgFtiud0
Di errori ne ho fatti
ne porto i lividi
ma non ci penso più
Ho preso ed ho perso
ma guardo avanti sai
dove cammini tu
Di me ti diranno che sono una pazza
Ma è il prezzo di essere stata sincera
E’ l’amore che conta
non solo i numeri, e neanche i limiti
E’ una strada contorta
e non è logica, e non è comoda
Nell’attesa che hai
Nell’istante in cui sai
che è l’amore che conta
non ti perdere, impara anche a dire
di no
Di tempo ne ho perso
certe occasioni sai
che non ritornano
mi fa bene lo stesso
se la mia dignità
è ancora giovane
Di me ti diranno che non sono ambiziosa
E’ il prezzo di amare senza pretesa…
Poi mi chiamarono al servizio militare: fu lì che scoprii la durezza dei gesti, la volgarità: dove sono capitato? Bisogna imparare questo per poter stare al mondo, bisogna vergognarsi di provare tenerezza, d’innamorarsi di un tramonto?
Certo la volgarità esiste in questi posti, ne sono consapevole, sono stata anni a diretto contatto con lei nelle caserme dove ho convissuto con persone, ragazzi con sensibilità e tenerezza forse accennate, ma che ho visto sbocciare e rafforzarsi con una determinazione incredibile.
Oggi, don, hai celebrato una triste Eucarestia proprio in quell’ospedale dove ragazzi con la divisa, hanno pianto con me la morte di un altro soldato!
E’ questa la vittoria?
“Cosa fece cadere la scelta su di lui”
“Amai un sogno?”,
Il pomeriggio di un fauno (Mallarmè)
C’ e’ un filo sottile fra bene e male e trovarsi da una parte o dall’altra a volte dipende solo dall’angolazione con cui vediamo le cose, così vale per vittoria o fallimento.
Fin dall’alba dei tempi il più forte impone la sua legge e il suo principio diventa l’immobilità. C’ e, sempre una ragione per imporre l’immobilità al pensiero e all’azione e spesso per ottenere obbedienza si usa la legge del terrore sia esso morale, etico, sociale, civile…. a volte camuffata con il fascino di tutto ciò che e’ immagine, vanità e quindi fatuo. Ma l’uomo e’ stato creato x essere libero e con una testa pensante, il Creatore stesso ha lottato per destarlo, verra’ il giorno in cui gli occhi si apriranno su un futuro che si fonda sulle basi solide dell’amore e della fratellanza, e non su basi fragili fatte di potere che cambia spesso volto a mai nome. Quel giorno il fastidio, toccare le leve e cambiare l’ordine costituito non sara’ più la follia di Uno, ne di quei pochi che ne diffondono la sostanza del messaggio.
SM
“Ci si inventava i tratti di Lucia, della monaca di Monza: ma forse il peccato era qui, nella nostra fantasia?”
http://www.youtube.com/watch?v=kUtbWaENwWk&feature=related
vi ringrazio!
una verità senza corpo è una menzogna.
un corpo senza verità è una pena.
‘La scomunica del comunismo finiva col travolgere anche le istanze più sincere, l’aspirazione alla fraternità:’
C’è un punto in ‘Guida pratica all’eternità’ che mi ha fatto sorridere (forse perché rende bene, anche, la pazienza del Don):
‘Una signora viene in sacrestia. “Don Fabrizio, devo dirle una cosa, anche se so”. Che cosa? “Se so che è comunista”. Dico sempre che sui pani hanno sbagliato operazione: condividere, non moltiplicare’.
Il mondo è stato diviso in blocchi, è vero, e quella cortina di ferro aveva travolto le istanze più sincere un po’ da tutte le parti, secondo me: sia nei preti che parlavano di cose scritte bel Vangelo che in chi credeva nel comunismo come un sistema a misura di uomo, e non a misura di partito.
Il messaggio del Vangelo è quanto di più libero, rivoluzionario e trasversale che ci sia. Non ha bisogno di essere identificato con alcun partito, arriva a tutti, basta leggerlo ed ascoltarlo con il cuore .
grazie Pamela! sono con te.
Stanotte i forti tuoni mi hanno svegliata e l’elettricità sviluppatasi nell’aria mi ha fatto sentire il bisogno di una camomilla e di un buon libro. Così ho preso un vecchio volume di mia nonna su Papa Giovanni XXIII e ne ho sfogliato le prime pagine. All’improvviso si sono “materializzati” lo zio Zaverio che alle cinque di mattina portava con se’ a messa Angelo (1881-1963) Papa Giovanni XXIII dal 1958 – e poi lo riconduceva a casa sempre tenendolo in braccio; il cesto di mele e l’ingiusta accusa che gli bruciava ancora a distanza di anni, divenuto ormai patriarca di Venezia; la pagella disastrosa piena di 4 e 5 (un debole 7 in religione) ed un’annotazione dell’insegnante di matematica che rimarcava: il 4 avrebbe dovuto essere un 3; i 15 km a piedi per recarsi, accompagnato dal padre, al seminario diocesano dove fu ammesso soltanto undicenne; il compagno che corse il rischio di essere espulso e venne sottoposto a sorveglianza per la sua pericolosa frivolezza: aver portato con se’ l’opera completa dei Promessi Sposi, per l’epoca libro da censura; l’anno di servizio militare di cui scrive “Ho toccato con mano tanta lordura”; la ripresa degli studi nel seminario romano e l’incontro con Eugenio Pacelli (insegnante) e Ernesto Bonaiuti (coetaneo con il fuoco del modernismo dogmatico-filosofico, basato sul concetto dell’evoluzione del dogma visto come strumento per far giungere la verita’ ai fedeli e pertanto mutevole con i tempi e le capacita’ di comprensione. Un modernismo storico-politico che ricostruiva il contenuto della predicazione di Gesù e aspirava alla conciliazione con la democrazia per fare della Chiesa l’avvocata dei poveri e, al suo interno, guidata da Vescovi eletti da clero -senza più vincoli di celibato- e popolo.
Un modernismo che conciliava il Genesi con la dottrina dell’evoluzione e con le scoperte della scienza.
Grazie ai tuoni per avermi svegliato e al blog di Fabry per avermi fatto riscoprire il Papa buono.