48. Tutto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=K_xcZmtDAPY]

da qui

Mi ero abituato a tutto: sapevo che la profezia è ostacolata e il nuovo ha poche probabilità di farla franca.
Dove mi sono interrotto… Alla fine del Recordare. Allora siamo al Confutatis.
Questa volta, tuttavia, avevamo degli appoggi – Kennedy, ci pensi? – e fu un vantaggio e uno svantaggio.
Confutatis maledictis, flammis acribus addictis. Lei come lo tradurrebbe? Condannati all’eterno tormento.
Il vantaggio era ovvio: l’istituzione bianca dalla nostra parte.
Lei ci crede a questo? A cosa? A un fuoco inestinguibile, che ti divora eternamente.
Lo svantaggio era altrettanto chiaro: la condanna sprezzante dei movimenti radicali, l’accusa di collaborazionismo.
Oh sì. E’ possibile? Su, cominciamo!
Eppure partimmo, devi crederci davvero, nonostante tutto, per ottenere un risultato. E la posta era alta: la nostra libertà.
Ho finito in fa maggiore. Sì. E allora adesso la minore. La minore.
Era una marcia variopinta, bianca e nera: quanti di quelli che avrebbero dovuto insultarci si unirono al cammino!
Sì? Confutatis, la minore. Cominci con le voci.
Cantavamo – vinceremo! -: credo che il canto abbia una forza sovrumana, dicevano che anch’io, come Gesù, predicassi cantando.
Prima i bassi. Secondo quarto della prima misura. Che tempo, che tempo?
Marciavamo al ritmo di una musica nuova, parole che spingevano in avanti, anche quando il corpo esitava e perdeva il coordinamento necessario.
Quattro quarti. Secondo quarto della prima misura. La: Confutatis. Secondo quarto della seconda misura: maledictis.
Sì, eravamo proprio noi, gli oppressi, i derisi, i maledetti dal mondo. Eravamo noi che marciavamo a testa alta, senza più paura.
Capisce? Sì, in sol diesis. Certo. Secondo quarto della terza misura: mi. Flammis acribus addictis.
Sì, noi, i destinati al rogo delle cose inutili, buone solo per essere sfruttate e poi gettate via, senza indipendenza, senza autonomia.
Pausa. Maledictis, flammis acribus addictis. Mi segue?
E tanti bianchi si unirono al tentativo di rivolta non violenta, capivano che il futuro era dalla nostra parte.
Penso di sì. Faccia vedere. Confutatis, maledictis, flammis acribus addictis. Maledictis, flammis acribus addisctis. Bene. Ora tienilo lì.
Era un impeto che dovevamo conservare; guai a smorzare l’entusiasmo, a deludere una folla disposta ad arrivare fino in fondo.
Quarto tempo della prima misura. Confutatis. Seconda misura, quarto tempo. Re: Maledictis. D’accordo? Sì. Sì, sì! Continui.
Ormai non potevamo più fermarci, avevamo aperto una porta che non si sarebbe mai più chiusa.
Secondo quarto della quarta misura. Fa: flammis acribus addictis. Fammis acribus addictis! Adesso l’orchestra.
Il movimento si era esteso, c’erano tutte le premesse perché una ventata di nuovo travolgesse il mondo.
Secondo fagotto e il trombone basso con i bassi. Identiche note, stesso ritmo.
Per cui vi dico, amici, che se anche affronteremo le difficoltà di oggi e domani, ancora io ho un sogno.
Primo fagotto e il trombone tenori con i tenori. Troppo veloce. Ha scritto? Non corra così!
E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano.
Non corra così! Ma ha capito? Primo fagotto e trombone con cosa? Con i tenori! Identico? Ma certo!
Io ho un sogno. Che un giorno questa nazione si solleverà e vivrà nel vero significato del suo credo.
Con gli strumenti raddoppiano le voci. Adesso trombe e timpani. No. Trombe in re. No. Stia a sentire. No, non capisco!
Noialtri manteniamo questa verità evidente, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Ascolti! Trombe in re. Due la in ottava. Al primo e al terzo quarto. No. Sì, vanno con l’armonia.
Io sogno che nella terra rossa di Georgia i figli di quelli che erano schiavi e i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere insieme alla tavola della fraternità.
Sì! Sì! Sì! Sì, ora capisco. Ed è tutto? No, ancora ci vuole il fuoco. Gli archi all’unisono, ostinato in la: ecco, così. E la misura dopo cresce. Sì. Ha capito? Sì, sì. Sentiamo. E’ meraviglioso. Sì, sì, su, forza. Voca me. Sotto voce. Su, lo scriva: sottovoce. Sì. sì. Pianissimo. Voca me. Sì. Chiamami fra i benedetti. Do maggiore. Soprani e contralti in terza. Contralti in do, soprani una terza sopra. Voca, voca me. Voca me cum benedictis. I soprani salgono al fa, al secondo voca. Sì. Sì, sì. E al di sotto i violini. Arpeggio. Scala discendente di sei note e poi di nuovo riprende l’ostinato. Ed è tutto, ha capito? No, no, troppo veloce. Ha capito? Troppo veloce, un momento. Scusi, un momento! Sì. Bene, me lo mostri, voglio tutto, dall’inizio!
Fu così che cominciammo a correre, anche se qualcuno disse che fu il canto del cigno per me, che avevo dato tutto.

12 pensieri su “48. Tutto

  1. ema

    “Ormai non potavamo più fermarci, avevamo aperto una porta che non si sarebbe mai più chiusa.”

    La musica è energia, forza trascinante e dolcezza nello stesso tempo; questo potente accostamento musica-atteggiamento costituisce il modus vivendi dell’uomo che spera…allora si …. la vita sarà una porta che, una volta aperta, non potrà chiudersi mai più.

    http://www.youtube.com/watch?v=5L8-FTvSVxs

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  2. M&C

    La predicazione di Gesù deve essere stata qualcosa di simile, deve aver avuto una forza molto vicina a questa, un ritmo incalzante come questo, la sonarità “di una musica nuova, parole che spingevano in avanti”.
    Deve essere stata così, turbinosa e vertiginosa, irresistibile: impossibile non venirne trascinati.

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  3. Raf

    Perchè un sogno si realizzi devi “crederci davvero,nonostante tutto”.Non importa quanto tempo ci vorrà,per poterlo realizzare,l’importante è riuscire nell’intento,soprattuto quando “ti si apre una porta che non si sarebbe mai più chiusa”.E allora hai l’impressione che quello che stai facendo sia simile ad un “canto del cigno”,perchè pensi di aver dato tutto e di essere giunto ormai alla fine,invece non ti accorgi che ti trovi solo all’inizio di una nuova storia.

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  4. Stella Maria

    Musica, musica…
    dicono che sia insieme alla poesia il linguaggio di Dio e come dissentire?
    la musica nasce e si eleva verso l’alto, nel senso che va proprio verso il cielo ma anche che è sempre un crescendo come meravigliosamente e genialmente descritto qui dove parole e musica si fondono.
    la musica è suono e nulla è più veloce in natura. Il suono forma un barriera che non si può che rompere e rompere è anche il moto della libertà, dell’uguaglianza, della fraternità. Ogni rivoluzione rompe vecchi schemi che mostrano ormai tutto il loro logorio e l’uomo non può che rompere ciò che crea disuguaglianza disparità allo stesso modo in cui si è impegnato a creare mezzi veloci capaci di rompere la barriera del suono. L’ingiustizia è una barriera che Gesù ci ha insegnato a rompere a noi il tempo e la musica per farlo in un crescendo continuo nell’arco del tempo.

    …. Sì! Sì! Sì! Sì, ora capisco. Ed è tutto? No, ancora ci vuole il fuoco. Gli archi all’unisono, ostinato in la: ecco, così. E la misura dopo cresce. Sì…. il crescendo di Dio si assapora anche così
    SM

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  5. RossellaT

    Mi piace moltissimo la Messa cantata della domenica. Il coro trascina tutta l’assemblea che partecipa con la voce e con il battere delle mani, sciogliendosi solo dopo l’ultima nota. L’unità delle voci crea l’unità dei cuori e la nostra preghiera sembra che acquisti più vigore. Sant’Agostino scriveva: “Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina”. Cantare e camminare seguendo la strada indicata da chi ha dato tutto.

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  6. Vale

    Eppure partimmo, devi crederci davvero, nonostante tutto, per ottenere un risultato. E la posta era alta: la nostra libertà.
    Ho finito in fa maggiore. Sì. E allora adesso la minore. La minore.
    Era una marcia variopinta, bianca e nera: quanti di quelli che avrebbero dovuto insultarci si unirono al cammino!

    Questa musica e la descrizione poetica di questa pagina non può lasciare indifferenti chiunque legga e ascolta. La musica è un crescendo e tocca i sensi più assopiti del corpo risvegliandolo all’ascolto.
    Gesù predicava cantando….. come non credere che la poesia, la musica, il canto non arrivi a tutti coloro che anche non volendo l’ascoltano? Abbattere le barriere, le ingiustizie contando all’unisono, guardandoci negli occhi sorridenti, tenendoci per mano, abbracciando il mondo in un canto libero che arriva in alto.

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  7. pamela

    C’è chi si limita a ‘’suonare la musica del suo tempo’’, quella che compiace e non si attira addosso accuse; ma c’è anche chi ha una mente proiettata in avanti, lontano: ha una veduta dell’ insieme, dell’orchestra degli uomini, fa nascere una musica nuova con cui marciare, cambia la storia.

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