[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=xxo4vClmvrQ]
da qui
C’era poi la questione degli ebrei.
Non è stato detto tutto? Le persone ammassate sui binari in attesa di un viaggio solo andata.
Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni, capace di trasportare la persona giusta, senza ritardi, senza la fatica del tempo che incalza, la faccia pallida, i capelli spettinati.
Si sentiva il bisogno di assolvere, soprattutto, dall’accusa di deicidio.
Un binario morto che finiva nell’edificio squadrato, la torretta di guardia, sotto un cielo grigio piombo.
Ha questo di bello il treno: impedisce ai ricordi di svanire, anzi, li trasfigura in carne bianca e liscia, fresca come neve, risuscita le voci, i profumi, le labbra che si muovono al ritmo ondulato del vagone.
Innanzitutto una parola: condanna. Tutti aspettavano di sentirla pronunciare.
Il lavoro rende liberi: ti sembra di vederlo il ghigno sarcastico dell’inventore di tanto benvenuto; ti verrebbe da augurargli la stessa libertà per i secoli dei secoli, se qualcuno non avesse consigliato di non rendere male per male.
Ti convinci che il treno è il padre di tutte le scritture, anche di questo ritrovarsi ogni giorno con una tappa in più, le righe che scorrono decise come le colline che appaiono oltre il vetro, gli alberi ingialliti dall’autunno, i campi di papaveri che fanno del pianoro una macchia di sangue innocente.
Si eliminò la preghiera per i perfidi giudei, che significava non credenti, ma sai com’è, ognuno capisce a modo suo, soprattutto se non parla latino.
Cosa c’era, oltre il cancello? Difficile pensare a un confine più cruciale: che sarebbe stato di te, dei tuoi progetti, della voglia di vivere che nascondevi dentro, nonostante tutto?
In treno, chissà perché, ti viene da sorridere: come se il viaggio spazzasse via ogni traccia di dolore; come se il fatto di partire ti consegnasse il visto per essere felice.
Loro reagirono diversamente: chi ringraziò e chi disse che era un atto dovuto, una mano che passava finalmente, dopo tanti secoli, sulla coscienza sporca dei cristiani.
Il filo spinato è la cosa più orribile che esista: un fiore al contrario, il bacio di Giuda, l’addobbo di una festa lugubre che finisce col massacro di tutti gli invitati.
Il destino del treno è sparire all’orizzonte: lo vedi solo un attimo, oltre i filari delle viti, e subito lo inghiotte una vita che non sarà mai tua – ricordi il sussulto di quando si avvistava il pendolino? Eravamo capaci di svegliarci, se uno dei due si addormentava, stremato dalle marce forzate.
Ci sbattevano in faccia i campi di sterminio, una complicità sigillata dal silenzio, l’orrore quotidiano del lasciare che fosse.
Accatastati nelle cucce come cani, ancora in grado di pregare, di alzare gli occhi al cielo, uno su mille; ma tristi, allucinati, increduli la maggior parte, con la stessa domanda stampata in mezzo agli occhi.
Solo la pioggia, pensi, può lavare tutto, una pioggia di stelle, come il dieci agosto, quando morì mio padre e la voce di mamma mi raggiunse a tradimento, sul fiorino bianco.
Ritirammo la maledizione, ma anche lo schema, che fu più sfumato, come fosse esagerata un’assoluzione senza condizioni.
Perché? E’ la domanda più terribile che l’uomo possa fare, e devi essere di ghiaccio per riuscire a reggerla, per non scavare con le lacrime le guance, un pianto che corre su un calesse di pietra – come crescere il gran guarda il villano, finché non sia maturo per la falce.

Innanzitutto una parola: condanna. Tutti aspettavano di sentirla pronunciare.
http://www.youtube.com/watch?v=bIC77Ccq40s
Oggi non commento: ho giià tanta voglia di piangere per conto mio.
Per favore, Fabrizio, sta su, per Natale dacci qualcosa di più leggero.
P.S. Sta’ e non sta.
http://www.youtube.com/watch?v=-qr-2eoIcVo&feature=player_embedded#!
“Non è stato detto tutto?”
Impossibile dire tutto della vita come della morte; solo Lui sa parlarne in modo appropriato; per capire un po bisogna ascoltare molto.
http://www.youtube.com/watch?v=MLABdlCqE4U
-Solo la pioggia, pensi, può lavare tutto…
http://www.youtube.com/watch?v=OZvJR7kXVZU
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”
Primo Levi, Se questo è un uomo
“Il filo spinato è la cosa più orribile che esista: un fiore al contrario, il bacio di Giuda, l’addobbo di una festa lugubre che finisce col massacro di tutti gli invitati.”
FILO SPINATO
Su un acceso rosso tramonto,
sotto gl’ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
ieri i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
E’ il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.
Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin
“Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni, capace di trasportare la persona giusta, senza ritardi, senza la fatica del tempo che incalza, la faccia pallida, i capelli spettinati.”.
Il treno è il nostro viaggio, con i desideri intimi, con la gioia riposta, con la speranza nel cuore. E’ normale che si voglia percorrere questo viaggio con l’amico fidato, con la persona cara, con chi si ama, fosse anche solo intellettualmente. Il paesaggio va sempre nella direzione opposta: è la vita che scorre, che ci guarda un pò indolente, un pò fustigatrice, un pò ironica per quell’errore, per quella volta, per quell’occasione, per quella parola mancata, per quella parola di troppo. In questo viaggio possiamo percorrere i km della nostra mente con più distacco e cercare, se necessario, il nostro sogno, “senza la fatica del tempo” che quasi tutto annienta. Quel sogno è il nostro amore recondito, è il nostro messaggio, è la nostra vita spirituale, è il nostro abbraccio agli amici e a chi ci sta a cuore. Sognamo e viaggiamo quando possibile, e se possibile facciamolo con chi amiamo. Non potrà che migliorare il mondo.
MS
“Innanzitutto una parola: condanna. Tutti aspettavano di sentirla pronunciare”.
E’ normale, ci sono più condanne che assoluzioni: in famiglia, sul lavoro, tra gli amici, tra gli amanti. Può anche non essere pronunciata: e forse è peggio perchè resta più a lungo in aria, pronta a replicarsi ad un battito di ciglia. C’è sempre qualcuno che condanna, così come c’è sempre qualcuno che ti tirerà le pietre in faccia, qualunque cosa tu faccia. Eliminiamo la condanna pulendo la nostra bocca e usando l’amore ogni volta che ci verrebbe naturale usare la condanna.
“Perché? E’ la domanda più terribile che l’uomo possa fare”
Il dolore ci atterrisce; da un certo punto della vita in poi tutto ci sembra dovuto e chiediamo spiegazioni.
In questi momenti aiuta voltarsi indietro, ripercorrere tutto l’amore ricevuto e chiedersi piuttosto:”perchè sono nato?”
LA PIETÀ
Sono un uomo ferito.
E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L’uomo che è solo con sé.
Non ho che superbia e bontà.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?
Ho popolato di nomi il silenzio.
Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?
Regno sopra fantasmi.
O foglie secche,
anima portata qua e là…
No, odio il vento e la sua voce
Di bestia immemorabile.
Dio, coloro che t’implorano
Non ti conoscono più che di nome?
M’hai discacciato dalla vita.
Mi discaccerai dalla morte?
Forse l’uomo è anche indegno di sperare.
Anche la fonte del rimorso è secca?
Il peccato che importa,
se alla purezza non conduce più.
La carne si ricorda appena
Che una volta fu forte.
È folle e usata, l’anima.
Dio guarda la nostra debolezza.
Vorremmo una certezza.
Di noi nemmeno più ridi?
E compiangici dunque, crudeltà.
Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.
Una traccia mostraci di giustizia.
La tua legge qual è?
Fulmina le mie povere emozioni,
liberami dall’inquietudine.
Sono stanco di urlare senza voce.
G.Ungaretti
Perché? E’ la domanda più terribile che l’uomo possa fare, e devi essere di ghiaccio per riuscire a reggerla, per non scavare con le lacrime le guance, un pianto che corre su un calesse di pietra – come crescere il gran guarda il villano, finché non sia maturo per la falce.
Perché il male? Perché il dolore? Perché la violenza? Perché tanta malvagità da parte dell’uomo e un Dio che resta assente contro le cattiverie e le ingiustizie? Ci ripeti che il fatto stesso che l’uomo possa commettere il male è una prova dell’amore di Dio che lo lascia libero nelle proprie decisioni e scelte. Un Dio che ama l’uomo e che instancabilmente ha fiducia che possa redimersi e realizzare il vero senso della vita magari cominciando proprio dall’ammettere i propri errori e orrori.
“Il filo spinato è la cosa più orribile che esista: un fiore al contrario, il bacio di Giuda, l’addobbo di una festa lugubre che finisce col massacro di tutti gli invitati”.
Il filo spinato abbinda il cuore di molti uomini. E’ una catena oscena usata per ingannare, rubare, demolire, appiattire, ridurre in poltiglia, eliminare, sconfiggere, quando coloro contro cui lo rivolgi sono superiori a te. E’ l’unico modo, il più subdolo, il più semplice, il più a buon mercato da utilizzare. E’ poco costoso e flessibile da usare. A volte gli uomini e le donne, pervasi da un sacro fuoco purificatore, ne fanno abominio e diventano ‘pernicies’, vale a dire rovina, disastro, maledizione, calamità, distruzione. Possiamo fare molto. Una volta lo avremo pur usato. Dunque sappiamo riconoscerlo. Estirpiamolo da chi conosciamo e usiamo l’Amore per strapparlo via da coloro che lo hanno trasformato nel cuscino del proprio cuore. Anche quando ci verrebbe voglia di scappare via. Questo è l’insegnamento che ci è stato lasciato, questo il segno in terra.
MS
Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni
Dir che ti penso
è un contrasenso
perchè sei sempre qui, sì
tra le mie dita
come la vita
che in un sorriso vivi…
Il treno va
scomparirà
sulle sue ruote rotonde
dietro alle nuvole bionde…
Io sono qua, rimango qua
in quesa ruggine densa
come qualcuno che pensa… a un treno…
Tu dove vai? Con quei begli occhi che hai…
Ritornerai? Me l’hai promesso, lo sai…
Il treno va, scomparirà
dietro alle nuvole bionde…
(Paolo Conte, Il treno va)
se qualcuno non avesse consigliato di non rendere male per male.
‘occhio per occhio, e il mondo diventa cieco’ (Mahatma Gandhi)
l’accusa di deicidio.
chi ringraziò e chi disse che era un atto dovuto, una mano che passava finalmente, dopo tanti secoli, sulla coscienza sporca dei cristiani.
Ci sbattevano in faccia i campi di sterminio, una complicità sigillata dal silenzio, l’orrore quotidiano del lasciare che fosse.
Ritirammo la maledizione, ma anche lo schema, che fu più sfumato, come fosse esagerata un’assoluzione senza condizioni.
Il progresso inizia nel momento in cui mondi e culture tagliano il filo spinato che hanno innalzato fra loro ed iniziano a dialogare
“Il destino del treno è sparire all’orizzonte: lo vedi solo un attimo, oltre i filari delle viti, e subito lo inghiotte una vita che non sarà mai tua …”.
Sparisce sempre, è vero. Ma è “nell’economia” delle cose, nella logica dei fatti, nell’equilibrio di questa esistenza pazza e meravigliosa, forte e disperata, sazia ma affamata. E’ normale che accada. Come è normale che un fiore possa stare per giorni senza acqua, la terra per mesi senza sole, un essere umano fedele ad un altro essere umano per anni senza un sorriso o una carezza. C’è un perchè in quegli accadimenti e non ci deve stravolgere, semmai spronarci. Il treno che scompare all’orizzonte, non ci ha lasciato per caso un sogno? Un simbolo? Un Credo? Un Amore? E’ quasi certo che ciò sia accaduto. Sta a noi interpretare ed abbeverarci, in attesa del prossimo treno, il cui viaggio sarà più bello del precedente. Se così non fosse, avremmo dimostrato non di essere viaggiatori, ma turisti (il viaggiatore è colui che parte senza preoccuparsi del come e del cosa; il turista parte sapendo ogni isatnte cosa farà e soprattutto quando tornerà. A quest’ultimo forse resta poco di quel viaggio).
MS
Perché? E’ la domanda più terribile che l’uomo possa fare, e devi essere di ghiaccio per riuscire a reggerla, per non scavare con le lacrime le guance, un pianto che corre su un calesse di pietra – come crescere il gran guarda il villano, finché non sia maturo per la falce.
Due invocazioni e un atto d’accusa (Fabrizio De Andre)
Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
Dell’inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l’umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all’orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?
Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all’ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.
vi ringrazio!
cerchiamo i simboli che ci salvano, che mettono insieme.
“Perché? E’ la domanda più terribile che l’uomo possa fare…”.
A quella domanda bisogna saper rispondere, altrimenti non si è uomini ma macchine o bestie ammaestrate. Rispondere al bambino curioso, all’amico frastornato, al tuo amore disperato, ad un senso di verità ed onestà che sale imperterrito per la sua via e niente e nessuno guarda in faccia nè fa vedere il bianco degli occhi, ma solo vuole onestà e chiarezza. Onestà e chiarezza corrispondono, ciascuno per la sua parte, ad amore puro, ad essenza suprema, ad un essere illuminato estraneo ai meschini affanni della vita. Senza non vi può essere Amore, mai, ma solo convenienza di piccoli intenti. Rispondiamo sempre ai perchè che la vita ci sciorina sui piedi mentre vogliamo a tutti i costi camminare veloci per toglierci di mezzo, per sottrarci al rumore del mondo e rifugiarci nei nostri sogni, incuranti che qualcuno ci ha posto l’ennesimo “Perchè?” e da quella risposta dipende la sua vita, la sua felicità, l’Amore che serba, nonostante tutto, ancora intatto.
MS
“Il treno, chissà perché, ti viene da sorridere: come se il viaggio spazzasse via ogni traccia………
come se il fatto di partire ti consegnasse il visto per essere felice”
“Ma se ti sei perduto chi ti dice che puoi ritrovarti a Ubud e non piuttosto a New York o a Parigi”
“Non mi sono perduta.Se apri il vocabolario-a proposito, dovrebbe piacerti leggerlo, di certo non ti turberebbe la sua portata emozionale- vedrai che ci sono molte definizioni del verbo ‘ritrovarsi’. Può anche significare conoscersi meglio per vivere una vita più in armonia con se stessi.”
Ed ecco la favola: mio padre e mia madre hanno fatto il viaggio di nozze seduti sul carro bestiame di un treno , pieno zeppo di tedeschi.
Avrebbero dovuto essere terrorizzati! Invece, attenzione… attenzione si baciavano felici di essere finalmente insieme, avvinghiati nella stretta dell’Amore.
Il loro grande Amore, non hai più paura di niente.
Il fatto di restare mi consegna il visto per essere felice: di me, di te , di loro, di un figlio, dei miei ragazzi che salutandoci ogni sera, ci consegnano il sogno” realtà” dei sogni che riescono ad avverarsi perché, dicono loro ci siamo noi che li aiutiamo. Che Amore i nostri ragazzi, che amore ci danno: come la prima vera cotta da ragazzi.
Esci di lì stanco morto ma imbambolato come …. il giorno del tuo primo bacio.
La falce non mi piace, preferisco vederla in mano ad un buon contadino , che con grande orgoglio , ogni tanto si gira a guardare quanta erba della sua buona terra é riuscito a tagliare!
Un abbraccio a tutti voi, amici nella felicità e nelle decisioni si prendono al far del giorno.
Ernestina
Vi voglio salutare tutti e ringraziare di avere accolto con pazienza ed entusiasmo tutti i miei commenti.
Non scriverò più con voi, sono troppo stanca la sera, e non trovo più il tempo durante il giorno.
Vi abbraccio e vi auguro buone feste.
A presto Ernestina
“Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni, capace di trasportare la persona giusta, senza ritardi, senza la fatica del tempo che incalza, la faccia pallida, i capelli spettinati.
…Ha questo di bello il treno: impedisce ai ricordi di svanire, anzi, li trasfigura in carne bianca e liscia, fresca come neve, risuscita le voci, i profumi, le labbra che si muovono al ritmo ondulato del vagone….Ti convinci che il treno è il padre di tutte le scritture, anche di questo ritrovarsi ogni giorno con una tappa in più, le righe che scorrono decise come le colline che appaiono oltre il vetro, gli alberi ingialliti dall’autunno, i campi di papaveri che fanno del pianoro una macchia di sangue innocente…In treno, chissà perché, ti viene da sorridere: come se il viaggio spazzasse via ogni traccia di dolore; come se il fatto di partire ti consegnasse il visto per essere felice.
…Il destino del treno è sparire all’orizzonte: lo vedi solo un attimo, oltre i filari delle viti, e subito lo inghiotte una vita che non sarà mai tua..”
UN TRENO CHE TI RIPORTA A CASA…il suo ‘sferragliare’ può diventare una musica celestiale, come questa, composta dal mitico chitarrista Pat Metheny
http://www.youtube.com/watch?v=qmJdCpEPIWs
“Solo la pioggia, pensi, può lavare tutto, una pioggia di stelle, come il dieci agosto, quando morì mio padre e la voce di mamma mi raggiunse a tradimento, sul fiorino bianco.”
Caro Fabry, ricordo il sorriso sereno e l’augurio gioioso di buona giornata di tuo papà, all’uscita dalla messa domenicale. Ricordo anche che, con tua mamma, era il primo a venire a prendere una copia di Mondo Nuovo, lasciando un’offerta generosa e incoraggiandomi a continuare nell’impegno del giornale giovanile. Ricordo anche il giorno di San Lorenzo del 2001 e poi una bellissima celebrazione in cui lo abbiamo ricordato tutti insieme alla tua famiglia ed una poesia che Sante gli ha dedicato “Un bacio tuo, ancora”.
Sono certa che, nella notte dei desideri, le stelle cadenti ti portano i suoi baci, ancora.
Un abbraccio,
Titti
http://www.youtube.com/watch?v=P9LXJUMGfBg
Quando si assiste ad orrorori come questi o si è coinvolti in prima persona come è successo a molti ebrei morti in un campo di concentramento ,c’è sempre una domanda che ti poni :”Perchè….oh Dio! permetti che accada tutto questo,”perchè”lasci morire tanta gente innocente?Ma la domanda che facciamo non dovrebbe essere rivolta a Dio,bensì a quelle persone coinvolte in tali orrori.E la risposta ,forse la conosciamo già:”perchè non hanno ancora capito che esiste un Dio che ci ama nonostante tutto e che è pronto a perdonarci soltanto se lo vogliamo.
Purtroppo ,quando si sceglie la via del male che di solito è accompagnata dal desiderio del potere ,non si fa altro che vedere il male dietro ogni cosa ,anche dietro gli occhi di un innocente che di sbagliato non ha niente!
Scusate
Volevo dire :bensì a quelle persone responsabili di tali orrori.
Il treno è un pensiero, un’immaginazione:
di una vita che a volte scorre veloce, troppo, e non ti lascia il tempo di imparare la lezione che, spesso, si dissolve e scompare oltre il vetro del finestrino
“Il lavoro rende liberi: ti sembra di vederlo il ghigno sarcastico dell’inventore di tanto benvenuto; ti verrebbe da augurargli la stessa libertà per i secoli dei secoli, se qualcuno non avesse consigliato di non rendere male per male.”
Arbeit macht frei ovvero “Il lavoro rende liberi”…che sarcasmo, davvero!
Invece, sul muro di Auschwitz c’è una frase che suona da ammonimento:
“CHI NON CONOSCE LA STORIA, SARA’ COSTRETTO A RIVIVERLA”.
Per questo, a partire dal 2005, il 27 gennaio è stato proclamato dal Parlamento Europeo il GIORNO DELLA MEMORIA dedicato alle vittime dei campi di sterminio. Da allora, tutti i paesi dell’Unione celebrano il 27 gennaio. Perché è stato scelto proprio questo giorno? Perché nel 1945 vennero abbattuti i cancelli del lager di Auschwitz ed i prigionieri sopravvissuti furono liberati.
http://www.youtube.com/watch?v=ervf7hIxZ3Y
People get ready, there’s a train comin’
You don’t need no baggage, you just get on board
All you need is faith to hear the diesels hummin’
You don’t need no ticket you just thank the lord.
grazie amici, in particolare a Titti per il ricordo.
e un abbraccio a tutti i perché.