D’inverno

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=GVOt_GU2QWU]

da qui

Non ero mai venuto qui d’inverno:
si fatica a restare controvento
con le guance tagliate dal rasoio
del dieci gennaio duemiladodici.
Ma resisto per te,
che mi hai dato quest’altro appuntamento
difficile; mi sento
la piuma schiaffeggiata
in cima alla ringhiera:
non si sa come possa rimanere
abbarbicata al ferro congelato;
ma capisco che è un segno,
la traccia di quel sogno ancora vivo
che sei per me, mio amico,
e che ancora una volta mi hai lasciato.

27 pensieri su “D’inverno

  1. RossellaT

    Ci sono cose che non si possono spiegare, ci sono momenti in cui ci sentiamo smarriti e fragili, ci sono emozioni, sensazioni, ricordi che ci accompagneranno per tutto il nostro cammino e che rappresentano il giusto sostegno nel rammentarci che abbiamo ancora sogni da realizzare.

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  2. ROBERTA Z

    Caro Fabrizio,
    tu hai un amico che è sempre accanto a te, ma ogni tanto senti il bisogno di essergli ancora più vicino, e parti. Lì hai il tempo e il silenzio giusto per poterci dialogare, quasi sentire la sua voce, per chiedergli consiglio, per dirgli che ancora hai bisogno di lui.
    Potrebbe sembrare una cosa triste frequentare i luoghi che vi conoscevano, invece è importante perché la memoria ha bisogno anche dell’intimità.
    Un abbraccio forte a te e a Domma.

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  3. Roby (s.d a.)

    si fatica a restare controvento

    Sogni, lacrime
    Specchi, pozze limpide
    Sai,
    Trema in bilico
    Tutto quello che c’è

    Vai, solo un passo e avrai
    tutto quello che c’è

    Controvento, M. Ayane

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  4. Raf

    C’è tanta tristezza e malinconia, in questa poesia, per la mancanza di un amico che non è più, rimasto vivo ancora nei tuoi ricordi e ogni volta che ti appare come un sogno ti lascia “un segno ” od “una traccia”,che per te è sempre “tuo amico”!

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  5. pam

    D’inverno, quando il paesaggio si fa nudo, essenziale, i segni di una presenza amica si colgono ancora di più..

    Grazie sempre. Anche questa poesia è bellissima.

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  6. M&C

    La piuma “abbarbicata al ferro congelato” è il segno non “di un’incombente era glaciale”, ma di “un’alba nuova che si profila(va) all’orizzonte con la discrezione delle cose vere”, e che già da tempo si è delineata in tutto il suo splendore.
    Grazie don Faber, la tua poesia è un dono, la tua forza un esempio.
    cri

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  7. ema

    “Ma resisto per te,
    che mi hai dato quest’altro appuntamento
    difficile;”

    “Si resiste a star soli finché qualcuno soffre di non averci con sé, mentre la vera solitudine è una cella intollerabile.”

    Cesare Pavese, Prima che il gallo canti

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  8. ema

    “Non ero mai venuto qui d’inverno:
    si fatica a restare controvento
    con le guance tagliate dal rasoio
    del dieci gennaio duemiladodici.”

    D’inverno, andremo in un piccolo vagone rosa
    Con i cuscini blu.
    Staremo bene. Un nido di folli baci riposa
    In ogni morbido cantuccio.

    Chiuderai gli occhi, per non veder, dal finestrino,
    Le ombre della sera ghignare,
    Quelle arcigne mostruosità, plebaglia
    Di neri demoni e neri lupi.

    Poi ti sentirai la guancia graffiata…
    Un piccolo bacio, come un ragno impazzito,
    Ti correrà sul collo…

    E mi dirai “Cerca!” chinando la testa,
    – E perderemo tempo a cercare quella bestia
    – Che viaggia tanto…

    (Arthur Rimbaud)

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  9. marcosic

    La piuma resiste, è forte anche d’inverno e controvento. E’ ribelle al destino, eppure ordinata e mite.
    Sta lì e guarda: guarda il mare, guarda Te Domma, guarda ciò che non c’è, guarda ciò che fu, sente le Tue risa, la speranza infinita e la forza dell’abbandono, l’infinita mitezza e bontà della Provvidenza. Tutto si fa avanti e ti abbraccia dolcemente.
    Eppure, anche se una nostalgia e un dolore immenso si apprendono da queste righe, da esse trapela un messaggio d’amore, un messaggio di speranza. C’è una bellezza nel cuore che fruscia via silenziosa. E il rumore del suo frusciare supera senza esitare quello del vento e del mare che vorrebbero rapirti ancora una volta.
    Marco

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  10. Rashide

    La piuma come segno di sogni così lievi e leggeri, ricordi che emergono un dieci gennaio duemiladodici e che continuano a parlare di te “amico mio”.
    Molto bella, grazie Fabrizio.
    Un abbraccio.

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  11. Ernesta Scappaticci

    Non si può tacere leggendo questi versi.

    Vorrei tanto poter appoggiare la mia testa sulla spalla di un amico, così caro, e restare lì ad ascoltare tutto quello
    che sa del mondo.

    Spero tanto di poterlo fare una volta nella vita, anche se fosse doloroso e mi chiedesse di “soffrire” con lui o lei.

    Vi saluto tutti, e saluto il poeta che é riuscito a far riaprire il cancello dove “riposano” i miei affanni.

    Ernestina.

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  12. Barbara

    E’ una poesia molto dolce.
    “si fatica a restare controvento”, succede così quando qualcuno che abbiamo amato ci lascia e non possiamo raggiungerlo, sapere più nulla di lui. Rimangono la dolcezza del ricordo e il desiderio di poterlo incontrare nei nostri sogni.
    Sei stato fortunato ad aver avuto un amico così.

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  13. ema

    “mi sento
    la piuma schiaffeggiata
    in cima alla ringhiera:
    non si sa come possa rimanere
    abbarbicata al ferro congelato;”

    “..siamo leggeri come una piuma, Dio,
    io e te insieme”

    Light as a feather
    Norah Jones

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  14. Agnese

    “che sei per me,mio amico,
    e che ancora una volta mi hai lasciato”-don Mario non ti ha lasciato,non ci sta fisicamente ma ci sta continuamente con te don Fabrizio,lo segue tuoi passi,ti aiuta in difficolta,ti fa belle sorprese quando sei triste,ci sta con te anche se tu non riesci a vederla. E ti dico io,credimi!

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  15. Dany P.

    Quando un vero amico se ne va,si porta via un po di te,ma continua a lasciarti un po’ di lui..lo hai ritrovato in quella piuma abbarbicata alla ringhiera,con la stessa intensità di quello che è stato e sarà sempre il ricordo dolcissimo del tempo trascorso uno accanto all’altro…

    Bellissima…

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  16. silvia

    sarà il colore del grano…

    E quando l’ora della partenza fu vicina:
    “Ah!” disse la volpe, “… piangero'”.
    “La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
    “E’ vero”, disse la volpe.
    “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
    “E’ certo”, disse la volpe.
    “Ma allora che ci guadagni?”
    “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

    grazie sempre per la bellezza e dolcezza della tua poesia.

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