Sono quasi le sette di sera, la giornata di lavoro sta finendo. Ma come al solito nel Gabinetto il telefono suonerà e il Direttore si farà passare qualcuno: Tizio, per chiedergli conto dell’operato di Caio; o Caio, per chiedergli un parere sull’operato di Sempronio; o Sempronio, per licenziarlo in tronco non avendo raggiunto gli obiettivi assegnati a Tizio, a Caio e chissà a quanti altri.
A proposito di quest’abitudine, che quando va bene ritarda indefinitamente l’ora di cena del malcapitato, una volta ho notato: “Siamo come conigli, a una cert’ora lo sportello della gabbia si apre e una mano afferra un paio di orecchi e li tira su con tutto il corpo e l’anima attaccati, apparentemente a casaccio”.
I colleghi hanno riso ed uno ha commentato che ho sbagliato lavoro, che avrei fatto meglio a tentare la carriera del comico televisivo: così avrei potuto pubblicare dei libri di successo, e magari darmi alla politica.
A quel commento, non volendo svelare la mia vera vocazione, ho taciuto.
L’immagine che mi si era presentata alla mente e che avevo tradotto in parole era quella di una successione di conigliere incapsulate una dentro l’altra, ognuna con una mano che dalla gabbia a livello superiore s’insinuava attraverso l’apertura ad acchiappare, apparentemente a casaccio, un paio di orecchi, ed a tirarli su con tutto il corpo e l’anima attaccati.

non per niente il male di chi vive in società si chiama: accondiscendenza.
molto carino il finale, soprattutto quel pescare, apparentemente a casaccio.
un caro saluto, C.
Cara Carla,
d’accordissimo. Posso azzardare un passetto in più e chiamare quest’accondiscendenza… “tolleranza”? (Tolleranza border-line, ma certo, non mi permetterei mai.)
Grazie e ciao,
Roberto
Caro Roberto,
“apparentemente a casaccio” hai scritto nell’interessante apologo 222. Hai ragione: “apparentemente”. In realtà, credo esista un disegno/progetto ben preciso (non mi riferisco a quello di Dio!) che ha già stabilito “ab aeterno” chi sia il malcapitato che verrà afferrato per le lunghe orecchie.
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
neanch’io mi riferisco al disegno/progetto di Dio.
Un caro saluto a te,
Roberto
In fondo la gerarchia statale somiglia molto a un’incastro di Matrioske, infatti hanno sempre l’anima vuota.
Gentile Gum,
mica solo la gerarchia statale. E al fondo, in luogo di un’anima vuota, sovente c’è un’anima nera, nerissima.
Grazie e un saluto,
Roberto
deve essere un problema d’orario.
le sette di sera è un’orariaccia! ;-))
Cara Elisabetta,
può essere davvero: forse il Direttore è innervosito da ciò che lo aspetta a casa, e cerca al contempo di ritardarlo e di vendicarsene in anticipo.
Ciao,
Roberto
L’inefficienza e l’assurdità dei comportamenti si ripropongono sempre, in ogni occasione, mai smentendosi, sempre lacerando il quotidiano vivere. Ma i più si adeguano senza compromessi, senza chiedere sconti o spiegazioni. In modo kafkiano, rubiamo ai giorni nostri il divenire di domani, accusando di ciò gli altri e restando quasi sempre feriti e provati da tali circostanze.
Un abbraccio Roberto!
Caro Marco,
l’istinto di sopravvivenza non è altro che l’istinto di togliersi dall’incomodo presente, non importa in che modo, e magari col risultato di precipitare in un incomodo peggiore.
Insieme all’istinto riproduttivo, è così che va avanti il mondo.
Un abbraccio a te,
Roberto