[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ua5E9HbhhnA]
da qui
– Dimmi ancora di Sonia.
– E’ una storia strana. La figlia del dottore è enigmatica, per certi versi incomprensibile, come tutti i nati il 29 febbraio: originali, imprevedibili; come potrebbe essere altrimenti, visto che festeggiano un anno su quattro il compleanno?
Era un tuffo al cuore ogni volta che arrivavi davanti a casa sua. Sei tachicardico, ma in quei momenti ti sembrava di morire. Nell’ascensore ti ravviavi i capelli, sistemavi la giacca, studiavi allo specchio lo sguardo che, secondo te, avrebbe potuto interessarla. Non finiva mai, quella salita: le immagini, i ricordi, si accavallavano fino a intasare mente e cuore, e quando apriva la porta eri confuso più di prima, ripassavi una parte che finivi col dimenticare; e allora ti lasciavi andare, pronunciavi le prime parole che ti venivano alle labbra, che poi erano sempre accidenti, sei bellissima, o qualcosa di simile, e lei diventava tutta rossa, ma non avrebbe voluto, le piaceva restare sulle sue, come i nati il 29 febbraio, eterni insicuri: vorrei vedere te, a ricordarti di esistere solo un anno ogni quattro, a ritrovarti davanti l’assistente sociale che è peggio di un bambino difficile, pensa sempre ad altro, e tu glielo dici e lui risponde niente, non è niente, e non gli credi, non ti passa per la testa di dar credito a uno che una volta, a letto, ti ha chiamato col nome di Eleonora.
– Ti ha lasciato per quel fatto?
– No, forse voleva vendicarsi.
In effetti era sparita. Poi, all’improvviso, la telefonata. Voleva venire. Le dici che l’avresti aspettata. Guardi attraverso le tendine in un giorno di maggio, stranamente freddo. La strada è deserta. Ogni tanto passa un bambino in bicicletta, un cane randagio, un gatto che si guarda intorno circospetto. Ci hai quasi rinunciato – un’ora di ritardo -, quando, in fondo alla piazzetta, finalmente appare. E’ tutta d’oro, i capelli lunghi le cadono sul petto, un vestito a fiori di quelli che mettevano le donne di paese e oggi, forse, non indossano più nemmeno loro. Dove l’ha preso? Dalla madre? Era lei, in effetti, che si era affezionata a te più della figlia: capitava di frequente, per la faccia da bravo ragazzo, l’aria da partito ideale, per chi ancora non ti conosceva. Aspetti che suoni il campanello. Non le viene in mente di scusarsi, ti dice: andiamo sopra. Dalla finestra si vede il cedro gigante, il tuo amico più fedele, dalla prima media in poi. Non dice niente, ti sbottona la camicia. Avverti qualcosa nelle orecchie: una musica; da dove viene? E’ il terzo concerto di Rachmaninov. Sei a torso nudo, ti accarezza i peli del petto come fossero corde di violino. Ora batte le dita come su una tastiera, ricordi? Horowitz sembrava volare, le mani erano ali di farfalla, delicate e violente nello stesso tempo. Farfalle che s’inseguono e s’intrecciano, si posano con le zampe sottili sull’arcobaleno delle note, le guance rosse di Sonia che accarezzi lentamente, scendendo fino al collo, andando a cercare la chiusura lampo del vestito a fiori: devi fare uno sforzo per non pensarci dentro la madre, che forse ha il desiderio segreto di sposarti al posto della figlia. La musica è dolce, la sua pelle è liscia, senti che freme, mentre il pianista ricama lo spartito pieno di vortici e di svolte, di pause, di temi che appaiono e scompaiono e poi rispuntano di nuovo, come i seni che senti tra le mani e sembrano i frutti del cedro gigante, il tuo amico silenzioso. E’ nuda: una stella calda che bolle tra le mani; i violini attaccano un tema malinconico, all’incirca al diciottesimo minuto; vi lasciate scivolare sul letto e senti la sua carne che si apre, lo sguardo che pare accennare un’obiezione e tu le dici niente, non è niente, e mentre cerchi un varco le chiedi perché sei venuta, dopo tanto tempo? Lei batte le dita sulla schiena, la melodia più bella, i violini dilagano, il piano aderisce al loro manto steso sul lampadario di cristallo dell’orchestra, respira più forte, che domande fai, la musica rallenta, quasi si ferma, ma è per poco; ora è più veloce, forte, romantica, colpisce come un pugno nello stomaco, è dolce sentirla fino in fondo, all’apice del ventiquattresimo minuto e trenta secondi: non pensavi potesse succedere, che il paradiso fosse qui, davanti al cedro, il tuo amico a guardia del vestito a fiori della madre, chissà se lo saprà, se capirà che questa è l’ultima volta che vedrai sua figlia.

“…non ti passa per la testa di dar credito a uno che una volta,a letto,ti ha chiamato col nome Eleonora” -che errore! Ma proprio per questo hanno inventato sopranomi, tipo: amore,miccietto,stellina… per non fare gaff in questi momenti.Nessuno non rimane male e ogni uno ha la soddisfazione.
“vorrei vedere te, a ricordarsi di esistere solo un anno ogni quattro….è dolce sentirla fino in fondo, all’apice del ventiquattresimo minuto e trenta secondi”
Se la vita è vissuta a pieno vanno benissimo ventiquattro minuti e trenta secondi.
Un post pieno di emozione, la descrizione dei singoli attimi, gli aggettivi, i particolari le metafore mettono i brividi.
Parole e musica (“ventiquattresimo minuto e trenta secondi”!) insieme, di forte carica erotica, perchè anche l’eros è un’arte poetica:
Canzone del maschio e della femmina!
Il frutto dei secoli
che spreme il suo succo
nelle nostre vene
La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa
per uscire migliore da te,
il cuore che si diffonde
stirandosi come una pantera,
e la mia vita, sbriciolata, che si annoda
a te come la luce alle stelle!
Mi ricevi
come il vento la vela
Ti ricevo
come il solco il seme.
Addormentati sui miei dolori
se i miei dolori non ti bruciano,
légati alle mie ali,
forse le mie ali ti porteranno,
dirigi i miei desideri,
forse ti duole la loro lotta.
Tu sei l’unica cosa che possiedo
da quando persi la mia tristezza!
Lacerami come una spada
o sentimi come un’antenna!
Baciami,
mordimi,
incendiami,
che io venga alla terra
solo per il naufragio dei miei occhi di maschio
nell’acqua infinita dei tuoi occhi di femmina!
(P. Neruda)
– chissà se lo saprà, se capirà che questa è l’ultima volta che vedrai sua figlia.
http://www.youtube.com/watch?v=ghzki82sL-w&feature=youtube_gdata_player
..perchè sei venuta,dopo tanto tempo…
http://www.youtube.com/watch?v=Ed_4xBuaSow&feature=related
chissà se lo saprà, se capirà che questa è l’ultima volta che vedrai sua figlia.
Se non l’ha capito la madre, di sicuro l’ha capito la figlia!
Un’attesa, un perdersi. E’ possibile avere le farfalline nello stomaco, in certi momenti, in certe situazioni? E’ possibile vedere la gioia del mondo entrarti dentro, invaderti? E vedere nell’altro un messaggio universale che ti assale, ti distrugge, quasi non lo credi vero? Sentirsi bene e non pensare a niente? Si è possibile, lo è, e in qualsiasi momento può accadere. E credo sia come annegare in un mare di beatitudine. Se era necessario, ancora una volta – con rara maestria – il nostro autore ci dimostra come l’incontro con l’altro possa essere fonte assoluta di benessere, pace ed armonia interiore. Verso se stessi, verso il mondo. C’è qualcosa che va oltre e che, se viene capito, cambia la nostra vita una volta per tutte.
Grazie Don
“Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”
Orazio
http://www.youtube.com/watch?v=ipR7s41Ijq0&feature=related
Un frutto così non si spreca. Sarebbe un peccato
Il ramo te l’offre come un braccio proteso, anche un pò provocante, perchè l’albero è femmina.
Era pronto a donartene anche tutta la vita, almeno ogni quattro stagioni, mentre tu l’hai respinto come fosse una mela stregata.
Quante volte non abbiamo compreso quando l’altro ci apriva le braccia per donarci l’amore e riceverlo in cambio.
è dolce sentirla fino in fondo, all’apice del ventiquattresimo minuto e trenta secondi:
Siamo condannati ad assaporare pochi attimi d’amore, che sta solo a noi saper rendere eterni
(Achille Stesani)
”l’ultima volta”
Qualunque possa essere il loro seguito, vi sono momenti che restano sospesi in una dimensione senza tempo.
E’ un tuffo al cuore e ai sensi la poesia di questo incontro.
“Capisci che l’amore è finito quando hai detto che saresti arrivato per le sette e arrivi alle nove,e lui o lei non ha ancora chiamato la polizia.”
Marlene Dietrich
Ho scritto,anche se non sono tanto d’accordo.Invece c’è un altra frase:se ama-aspetta e se non aspetta significa che non ama.
Una volta ho trovato un’altra frase: arrivare in ritardo ad appuntamento è la mancanza di rispetto per la persona che aspetta. Da quel momento ho cominciato di arrivare un po di piu,quasi puntuale (Rossella ti giuro che sempre voglio arrivare puntuale- un bacio).
“L’ultima volta”…certe espressioni appartengono solo alla morte e a chi non sa fare di ogni giorno un inno alla vita.
Occhi, guardatela un’ultima volta, braccia, stringetela nell’ultimo abbraccio, o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo con la morte che porta via ogni cosa.
— William Shakespeare
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei
fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un
bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per
poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei
scioccamente per scontato che già lo sai.
Gabriel García Márquez
Finalmente appare
Ci sono momenti in cui non serve altro…
grazie a voi!
ci sono cose difficili da dimenticare, come il terzo concerto di Rachmaninov interpretato da Horowitz.
@ Agnese
Tranquilla, sei diventata puntualissima.
Un amico albero e una donna
a cui non viene in mente di scusarsi.
E’ così che, per quanto ci si agiti,
si finisce col rimanere insesorabilmente fermi.
E come sempre, ripetendosi che è per
l’ultima volta.
L’ho letto tutto d’un fiato, mi ha ricordato esperienze lontane eppure indimenticabili. Ha acceso in me la nostalgia di sensazioni ormai irrealizzabili, così forti da provocare quasi la sofferenza per qualcosa che già in quel momento sentivo destinata a finire.
Potrò mai più provare sentimenti come quelli? Credo proprio di sì, ma in modo diverso. Ascoltando Rachmaninov , dall’emozione ho trattenuto il respiro e solo nella parte finale sono riuscita a sentire una gioia che mi ha aperto il cuore e mi ha fatto percepire l’infinito.
Non solo la musica mi fa di questi regali, anche riuscire a sentirmi vicino Qualcuno che mi ama come se io fossi unica al mondo, senza chiedere niente in cambio, con la certezza che in questo non potrà esserci un’ultima volta.
Anche io spero che Lui che non lascia mai soli i suoi figli mi ascolti e non mi lasci mai, solo Dio sa che disegno ha per noi e se fosse anche questa grande sofferenza… la accolgo e pregandolo.
Spero solo di capire presto amando , sperando e credendo.
Ernestina.
@ Rossella e Gum
condivido quanto scrivete, e mi unisco senza ripetere.
Il cedro gigante assiste silenzioso, muto come gli occhi del bambino che non hanno bisogno di parlare, ti lascia 24 minuti e trenta secondi di emozioni che mai avresti immaginato; una musica libera, un amico che non giudica, un vestito a fiori per riscattare l’amore che non riesci a vivere neanche stavolta
l’ho già postata una volta ma …repetita iuvant:-)
http://www.youtube.com/watch?v=l_4DUmeiFxg
@ Roberta Z
Sei un esempio per tutti, Roberta di fiducia e progettualita’.
Grazie
grazie!
ognuno ritrova un po’ se stesso: è il più bel regalo per chi scrive.
Una stella fra le mani…
Che bella espressione! Lascia pensare a tante cose belle e una donna non può certo essere indifferente a questo, se sapesse di essere vista così dal suo uomo: una stella! lui avrebbe un amore eterno di quelli che sono scritti solo nelle favole fino a quello che accende i cuori e i sensi del Cantico dei Cantici, un amore possibile solo a Dio e invece reale anche qui in terra, basta pronunciare le stesse parole al suono della stessa musica.
Una stella, un astro che brilla di luce propria. Mi chiedo allora perché è l’”ultima volta”, troppo imbarazzato di fronte a così tanta luce da non poterne sopportare la brillantezza? Una stella brilla anche se la metti sotto il moggio, la copri di stracci neri, la chiudi in una stanza… e anche se la spegni la sua scia luminosa rimarrà visibile ancora per anni, centinaia o migliaia. Perché allora mandarla via? Paura di bruciarsi troppo? L’amore è un roveto ardente, quando lo si incontra si fugge, poi ci si chiede perché l’uomo rifiuta Dio, non è capace di aprirsi al vero amore, figuriamoci all’amore con la A maiuscola!
Perché spegnere una stella? Averla fra le mani e lasciarsela sfuggire. Una cosa così bella non capita a tutti e tutti i giorni, e se sei così fortunato d’aver incontrato la tua buona stella perché non tenerla con te? E’ proprio vero che l’uomo è cieco, ha il tesoro sotto i piedi e non lo vede, meglio inseguire un sogno che fa male come un passo di tango mal fatto che ti infila il tacco a spillo nel collo del piede, che mostrarsi nudi di fronte a un così grande splendore. E’ vero non sappiamo mai afferrare l’attimo e siamo capaci di distruggere ciò che si dona senza riserve e condizioni, come la luce di una stella, per poi piangerci addosso una vita intera inseguendo ciò che non possiamo avere o ciò che ci fa soffrire, un sogno di felicità che abbiamo paura di sognare. Anche una così bella pagina, piena di sensualità, arte descrittiva e sentimento, di fronte a quell’”ultima volta”, sbiadisce, lasciando una scia dolce amara in chi legge e una gran voglia di dare del c…retino al protagonista.
Dalla dimensione molto complicata nella psicanalisi, tuttavia stando alle testimonianze ricevute, qui si descrive che cos’è veramente l’ascolto, compresa la poesia della musica, al di là del verbale, tutto quello che permette di comunicare tra due esseri umani, compresi i gesti del corpo.
Molto bello!!!
grazie!
sarebbe davvero un peccato spegnere una stella.