Da bambino ebbe un amore a prima vista e a primo udito per i botti, tutti, fossero di capodanno, di carnevale o del santo patrono. Durante la fanciullezza e l’adolescenza lesse e sperimentò in materia tutto il leggibile e lo sperimentabile, dimostrando oltre alla passione anche un vero talento.
Nell’età delle scelte di vita, avendo caldi sia il cuore che la testa, ed essendo quei tempi quello che erano, si trovò nell’occasione di mettere a frutto la sapienza e l’esperienza accumulate in un gesto che non avrebbe fatto solo rumore. Ma il giorno prima del grande giorno il progetto abortì, senza per fortuna lasciare di sé la minima traccia. Lui e i compagni dell’ impresa non si videro mai più, e lui entrò in una crisi morale dalla quale uscì abbracciando la missione di artificiere. Girò il mondo disinnescando bombe inesplose, ma pure aprendo varchi, spegnendo pozzi di petrolio incendiati, e col suo lavoro salvò vite su vite. Dopo quarant’anni di successi e di soddisfazioni senza un solo incidente stava per andare in congedo col massimo del grado e della pensione, quando gli avvennero fatti strani e preoccupanti. Parlava o tossiva un po’ più forte, e dopo aver avvertito come un’esplosione interna sputava una goccia di sangue; dava una manata sul tavolo per sottolineare un concetto e subito sulla palma gli si formava un ematoma; lo stesso gli avveniva sulla pianta del piede su cui aveva sceso un gradino con un po’ più di energia.
Nessuno dei medici consultati negò la stranezza e la potenziale gravità di quelle manifestazioni; ma nessuno di loro, neppure alla lontana, s’azzardò a spiegarle. Finalmente gli indicarono un medico, o meglio un ex medico, radiato per certi suoi studi e pratiche dalla comunità scientifica considerati eretici; e come extrema ratio gli chiese un appuntamento (che ottenne immediatamente perché costui in realtà avere clienti non poteva) e vi si recò.
Il medico, o come altrimenti chiamarlo, gli chiese che cosa lo avesse condotto da lui, ed egli descrisse i suoi sintomi; quello allora prese delle sottilissime siringhe e gli fece numerosi prelievi nei punti del corpo dove s’eran formati gli ematomi, quindi studiò quei reperti con un apparecchio dall’aspetto insieme fantascientifico e arcaico.
Alla fine dello studio gli chiese: “Ma lei che mestieri ha fatto?”
“L’artificiere, per tutta la vita.”
“Volevo ben dire. Il suo corpo è saturo di microcariche di esplosivi diversi tutti pronti a scoppiare.”
“Ma come può essere? Ho sempre usato maschera e guanti, a volte scafandri integrali!”
“Mi creda: non esiste barriera insuperabile quando chi o cosa la voglia valicare senta dall’altra parte un tacito assenso se non addirittura un espresso richiamo.”
“E che posso fare ora?”
“Stia attento a come si muove, a come parla, a come respira. E, quando sente il bisogno di lasciarsi un po’ andare, vada a farlo in un luogo isolato.”
L’uomo ringraziò, pagò il modestissimo onorario e uscì. Infine rassegnato: il dio al quale aveva creduto di poter voltare le spalle gli presentava il conto, e a lui non rimaneva che pagarlo.

“Stia attento a come si muove, a come parla, a come respira. E, quando sente il bisogno di lasciarsi un po’ andare, vada a farlo in un luogo isolato.”
ecco….io andrei con lui ;-)))
un abbraccio forte
…… gli presentava il conto, e a lui non rimaneva che pagarlo.
non ci sono sconti. mai.
un saluto.
“Mi creda: non esiste barriera insuperabile quando chi o cosa la voglia valicare senta dall’altra parte un tacito assenso se non addirittura un espresso richiamo.”
Io non credo che, tranne i pochi casi relativi ai Santi ex peccatori, oppure la singolare vicenda dell’Innominato (Bernardino Visconti), si avveri una redenzione assoluta dal male. Qualche “briciola” resta e prima o poi si rende visibile.
Che sia, invece, una punizione per quell’antico progetto diabolico!
Un caro saluto
Giorgina
Cara Elisabetta,
il mio protagonista ti ringrazia, ma sapessi quanti ce ne sono in giro combinati come lui. Quello che forse lo distingue in parte dagli altri è una maggiore consapevolezza.
Un abbraccio a te,
Roberto
Cara Ilaria,
davvero, niente sconti. A volte, con criteri imperscrutabili, remissione totale del debito.
Un saluto a te,
Roberto
Cara Giorgina,
non parlerei tanto di punizione quanto di saldatura dell’anello. Se di una catena o di una collana lo decida ognuno, in fondo è una questione terminologica, anche se non priva di valore.
Un caro saluto a te,
Roberto
Caro Roberto,
molto bella l’immagine della catena di cui l’ultimo anello si salda. La mia, però, è un’interpretazione cristiana in cui la terminologia è composta da “peccato”, “punizione (divina)”, “progetto diabolico” (peccaminoso anche se non andato a termine) e simili.
Di nuovo un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
non vorrei essere né capzioso né blasfemo, ma a volte le cose si complicano rispetto ai “protocolli standard”.
Rispondendo a Ilaria, ho scritto: “davvero, niente sconti. A volte, con criteri imperscrutabili, remissione totale del debito”.
Ampliando la riflessione, mi sembra che nei Vangeli alcuni che si potrebbero chiamare “paria” strappino la Grazia persino sfuggendo al controllo degli apostoli, apparentemente sorprendendo lo stesso Gesù, il quale pare (pare) semplicemente prenderne atto.
Ebbene, non ti sembra che nella storia questo meccanismo si sia a volte ripetuto, o che in qualche caso qualche individuo o comunità abbiano tentato di ripeterlo, in barba ai “protocolli standard”?
In questi casi la differenza fra arbitrio e diritto, fra misericordia e giustizia è troppo sottile per noi miseri, che dobbiamo accontentarci di tentare di riconoscere, con deplorevole ritardo, la pianta dai suoi frutti.
Grazie e un caro risaluto,
Roberto
Caro Roberto,
nè blasfemo né capzioso!
Io ho parlato di eccezioni (“tranne qualche caso…”), quindi ammetto che talvolta…
Per il resto, molti punti del Vangelo sono incomprensibili per le menti umane che giudicano i fatti con un metro diverso rispetto a quello di Dio. Un esempio è la Parabola dei vignaiuoli.
Ecco, dunque: “… nui / chiniam la fronte al Massimo”
Ri-saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
d’accordissimo, specie sull’ultimo punto, anche se gli uomini, nella loro diversità, hanno tanti modi di chinare (o non chinare) la fronte.
In ogni caso, ho un po’ “approfittato” del tuo commento per una considerazione che mi stava a cuore.
Ancora un saluto,
Roberto
Voleva mettere la sua capacità al servizio di un progetto, con alcuni amici. E di che progetto si trattava?Non viene specificato, venendo ciò a creare un interessante punto di leva. E perché quel progetto abortì? Non è dato sapere, ma qualcosa evidentemente accadde per cui il progetto non ebbe a realizzarsi. E se si fosse realizzato, cosa sarebbe accaduto al dunque? Sarebbe stato generato dolore e confusione nel cuore di taluni? Forse il caso intervenne affinché ciò non si compisse. E la persona fu dunque indirizzata al mestiere a lui più attinente, che svolse felice. Ma ecco, il suo sentire, il suo vero essere, forse in quei quarant’anni non ha mai taciuto: la rinuncia a quel progetto giovanile fu compensata da pensieri ossessivi e persistenti. E’ vero allora ciò che, con maestria, racconta l’autore: chi o cosa vuole arrivare a noi, lo farà quando noi siamo disposti, quando desideriamo che ciò accada. A quel punto, forse, i collegamenti interni si riapriranno e potremmo scoprire, con stupore, conseguenze del tutto ignorate nel nostro vivere. Grazie Roberto, un abbraccio!
Caro Marco,
in genere i tuoi tentativi di girare le cose in positivo mi sono utili per individuare vie d’uscita in situazioni che mi parevano del tutto bloccate. Ma questa volta temo che la missione fosse impossibile, e che neppure il tuo granitico ottimismo possa farci nulla.
A meno che tu non voglia significare che tutto ciò che accade sia bene o almeno rivolto al bene, e questo io non solo non mi sento di affermarlo, ma neppure oserei pensarlo.
Ad ogni modo grazie a te, col più fraterno abbraccio,
Roberto
Semplicemente una sorta di metamorfosi Kafkiana. La sensazione che si prova leggendo e’piu o meno la stessa. Di certo un’esperienza non comune. La perizia dell’Autore nella descrizione non si discute.
Gentile Gum,
effettivamente Kafka è un maestro imprescindibile.
Ma confesso che di perizia non me ne serve poi molta: ritraggo dal vero, usando per così dire il pantografo.
Grazie e un saluto,
Roberto
Caro Roberto,
ti ringrazio per ascrivermi meriti che forse non mi appartengono – anche se il fatto che tu lo faccia, non ti nego, mi lusinga alquanto, ma unicamente perché proviene da te, di cui ho profonda stima. Si concordo: la missione era ovviamente impossibile; già si percepiva dall’ineluttabilità dei primi riquadri della storia. E, credimi, non voglio significare che tutto ciò che accade è sempre rivolto al bene: sarebbe impossibile! Come in quel film (qual’era il titolo? ah si! Una settimana da Dio), nel quale il malcapitato di turno con il quale uno stanco Dio si scambia per prendersi una breve vacanza dai suoi oneri, per risolvere frettolosamente le innumerevoli richieste che gli arrivano, fa vincere al superenalotto ben quattro milioni di persone, le quali, dividendosi una miseria, sono più deluse e arrabbiate di prima, quando avevano in mente la sola speranza di vincere. Insomma, quante sono le cose che, accadendo, producono unicamente bene? Voglio sempre pensare di più di quanto sia in realtà.
Un abbraccio fraterno a te!
Marco
Caro Marco,
un altro tuo merito è di avermi fatto scoprire sulla “provvidenziale” wikipedia un interessante film che non conoscevo.
Un altro abbraccio,
Roberto
-… il progetto abortì… …lui entrò in una crisi morale dalla quale uscì abbracciando la missione di artificiere… col suo lavoro salvò vite su vite.
A volte la vita decide per noi, nonostante noi, e per grazia!
Gentile M&C,
è vero, ma anche “quello che siamo” decide per noi. Non siamo fabbri della nostra fortuna ed arbitri del nostro destino, tuttavia, con tutta l’umiltà che deriva da questa consapevolezza, dobbiamo agire come se lo fossimo.
Un saluto,
Roberto
Si, umiltà e responsabilità.
Grazie e buona giornata.
Cri
Gentile Cri,
grazie e buona giornata a te,
Roberto