[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=auRUxPPqDcQ]
da qui
Cominci a chiederti se valga la pena continuare a scrivere. Se non sia più utile allungare l’orario di lavoro, rischiare di litigare con la signora di turno perché sei più stanco, più nervoso; ma almeno potresti provare a sistemare la tua vita, fare progetti di più ampio respiro, pensare perfino a un matrimonio, non importa con chi, magari con Futura, se la smettesse di rincorrere i fantasmi del partito, gli incubi della lotta armata. Già t’immagini con lei in una mansarda di Parigi, di quelle che si affacciano sulle piazzette piene di colori, le tende dei bar, i tavoli con gente che fuma, beve o legge il giornale del mattino; ti piace fare il gioco di metterti nei panni degli altri, vederci la tua vita rinnovata, libera dalle catene che ti bloccano. Una vita normale: lavorare, mangiare, far l’amore, andare al cinema una volta al mese e pensare perfino a fare un figlio, che indurrebbe Futura a rinsavire, abbandonando l’estremismo sterile, lottando per le piccole cose di ogni giorno, più decisive degli ideali deliranti e ormai contraddetti dalla storia. Non sarebbe più bello, più gustoso? E invece no: riduci al minimo l’orario di lavoro, non vedi l’ora d’incollarti davanti allo schermo a tirare le fila del romanzo, col timore che gli occhi grandi di Fofner possano irretire il cuore di Futura; eppure sai che soltanto così potrebbe tornare sui suoi passi; giorno dopo giorno, ti pare che l’unico modo per capire la vita sia metterla in fila nelle righe nere che le danno una parvenza d’ordine, tracciano coordinate precise di passioni e sentimenti, scovano la parola giusta, quella che quando stai con gli altri non ti viene mai, perché solo sulla pagina un ti amo è un ti amo, un vaffa un vaffa: li vedi a tutto tondo, puoi tornare indietro e leggerli di nuovo, dargli una diversa intonazione, sentir risuonare la tua voce e dire sì, questo sono io, l’io che non hanno lasciato mai parlare, quello che tuo padre e tua madre hanno represso, che tua moglie o tuo marito vorrebbero dirigere, deviare, come a loro fa più comodo; ma sai che da quando è diventato storia, puntata del romanzo, pagina, nessuno lo può manipolare, è libero, proprio perché fissato definitivamente nella forma che solo lui può attribuirsi. Conviene continuare a scrivere, ridurre l’orario di lavoro, barcamenarti nel caos che è la tua vita, inseguendo il miraggio della parola giusta, dello sguardo vero, di te che ti alzi dal tavolo ingombro di carte, libri, chiavette del pc e pensi ecco, era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo.

“perché solo sulla pagina un ti amo è un ti amo”
…a patto che la pagina sia metaforicamente la vita.
LA LETTERA LUNGO LA STRADA
Addio, ma con me
sarai, verrai dentro
una goccia di sangue che circolerà nelle mie vene,
o fuori, bacio che mi brucia il volto
o cinturone di fuoco nella mia cintola.
Dolce mia, accogli
il grande amore che uscì dalla mia vita
e che in te non trovava territorio
come l’esploratore sperduto
nell’isola del pane e del miele.
Io ti trovai dopo
la tormenta,
la pioggia lavò l’aria
e nell’acqua
i tuoi dolci piedi brillarono come pesci.
Adorata, vado alle mie battaglie.
Graffierò la terra per farti una grotta
lì il tuo Capitano
t’attenderà con fiori nel letto.
Non pensar più, mia dolcezza,
al tormento
che passò tra di noi
come un fulmine di fosforo
lasciandoci forse la sua bruciatura.
Venne anche la pace, perché torno
a lottare alla mia terra,
e poiché ho il cuore completo
con la parte di sangue che mi desti
per sempre,
e poiché
reco
le mani piene del tuo essere nudo,
guardami,
guardami,
guardami per il mare, che vado raggiante,
guardami per la notte che navigo,
e mare e notte sono gli occhi tuoi.
Non sono uscito da te quando m’allontana.
Ora ti racconterò:
la mia terra sarà tua,
vado a conquistarla,
non solo per darla a te,
ma per tutti,
per tutto il mio popolo.
Un giorno il ladro uscirà dalla sua torre.
E l’invasore sarà espulso.
Tutti i frutti della vita
cresceranno nelle mie mani,
prima abituati alla polvere da sparo.
E saprò accarezzare i nuovi fiori,
perché tu m’insegnasti la tenerezza.
Dolce mia, adorata,
verrai con me a lottare a corpo a corpo
perché nel mio cuore vivono i tuoi baci
come bandiere rosse,
e se cado, non solo
mi coprirà la terra,
ma questo grande amore che mi recasti
e che visse circolando nel mio sangue.
Verrai con me,
in quell’ora ti attendo,
in quell’ora e in tutte le ore,
in tutte le ore ti attendo.
E quando verrà la tristezza che odio
a bussare alla tua porta,
dille che io ti attendo;
e quando la solitudine vorrà che cambi
l’anello in cui sta scritto il mio nome,
di’ alla solitudine che parli con me,
che io dovetti andarmene
perché sono un soldato,
e che là dove sono,
sotto la pioggia o sotto
il fuoco,
amor mio, t’attendo,
t’attendo nel deserto più duro
e presso il limone fiorito:
in ogni parte dove sia la vita,
dove la primavera sta nascendo,
amore mio, t’attendo.
Quando ti diranno « Quell’uomo
non t’ama. » , ricorda
che i miei piedi son soli in quella notte, e cerca
i dolci e piccoli piedi che adoro.
Amore, quando ti diranno
che t’ho dimenticata, e anche se
sarò io a- dirlo,
quando io te lo dirò,
non credermi
chi e come potrebbe
reciderti dal mio petto,
e chi raccoglierebbe
il mio sangue
quando verso di te m’andassi dissanguando?
Me neppure posso
dimenticare il mio popolo.
Vado a lottare in ogni strada,
dietro ogni pietra.
Anche il tuo amore m’aiuta:
È un fiore chiuso
che ogni volta mi empie del suo aroma
e che s’apre d’improvviso
dentro di me come una grande stella.
Amore mio, è notte.
L’acqua nera, il mondo
addormentato, mi circondano.
Poi verrà l’aurora,
e nel frattempo io ti scrivo
per dirti: « Ti amo » .
Per dirti: « Ti amo » , cura,
pulisci, innalza,
difendi
il nostro amore, anima mia.
Io te lo lascio come se lasciassi
un pugno di terra con semi.
Dal nostro amore nasceranno vite.
Nel nostro amore berranno acqua.
Forse arriverà un giorno
in cui un uomo
e una donna, uguali
a noi,
toccheranno questo amore, e ancora avrà forza
per bruciare le mani che lo toccheranno.
Chi fummo? Che importa?
Toccheranno questo fuoco,
e il fuoco, dolce mia, dirà il tuo semplice nome
e il mio, il nome
che tu sola sapesti, perché tu sola
sulla terra sai
chi sono, e perché nessuno mi conobbe come una,
come una sola delle tue mani,
perché nessuno
seppe come, né quando,
il mio cuore stette ardendo:
solamente
i tuoi grandi occhi grigi lo seppero,
la tua grande bocca,
la tua pelle, i tuoi seni,
il tuo ventre, le tue viscere
e l’anima tua che io risvegliai
perché restasse
a cantare fino alla fine della vita.
Amore, t’attendo.
Addio, amore, t’attendo.
Amore, amore, t’attendo.
Così questa lettera termina
senza nessuna tristezza:
sono fermi i miei piedi sulla terra,
la mia mano scrive questa lettera lungo la strada,
e in mezzo alla vita sarò
sempre
vicino all’amico, di fronte al nemico,
col tuo nome sulle labbra,
e un bacio che giammai
s’allontanò dalla tua bocca.
Pablo Neruda
– la parola giusta, quella che quando stai con le persone non ti viene mai…
Quante volte la timidezza e l’insicurezza portano a non trovare le parole giuste, o addirittura a non trovarle affatto!
Non tutti capiscono il senso di inadeguatezza, la difficoltà nel comunicare che questo comporta e addirittura scambiano il silenzio per un atteggiamento di superiorità.
Solo chi ha sensibilità vede e condivide questo sentimento e lo comprende, fino a farlo proprio.
Scrivere per esistere.
http://www.youtube.com/watch?v=5bUHv5BzGQ8
Conviene continuare a scrivere per capire la vita, per sentirsi se stessi e liberi veramente.
http://www.youtube.com/watch?v=RHvSCTKyfZI
perché solo sulla pagina un ti amo è un ti amo, un vaffa un vaffa: li vedi a tutto tondo, puoi tornare indietro e leggerli di nuovo, dargli una diversa intonazione, fino a sentir risuonare la tua voce e dire sì, questo sono io, l’io che non hanno lasciato mai parlare……ma sai che da quando è diventato storia, puntata del romanzo, pagina, nessuno lo può manipolare
da La gioia di scrivere (Wislawa Szymborska)
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.
C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?
La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.
l’io che non hanno lasciato mai parlare,….
Perchè era più comodo per loro metterlo a tacere !
ecco, era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo.
Se riesci a dire ciò che è racchiuso nel tuo cuore,ti puoi considerare una persona fialmente libera!
ma almeno potresti provare a sistemare la tua vita,
Non si può sistemare la propria vita se prima non si crea un pò d’ordine nel caos che c’è dentro di te!
La maggior parte delle persone che conosco preferisce DIRLO. Alcune con grande capacità, alcune con grande caparbietà; poi c’è chi non sa perché e di cosa sta parlando, ma comunque lo dice.
Io, a SCRIVERLO, riesco sempre a guardare negli occhi, a dire la mia, mi sforzo di farmi capire e a volte convinco.
A scriverlo non siamo in tanti a godere.
A scriverlo puoi tagliare, copiare, incollare; puoi tornare indietro e ripensarci, e quando finalmente la frase scritta è “detta”, è veramente mia, saprò difenderla, ne risponderò con tutto me stesso.
E’ stato bello leggere questa pagina.
Mi ha fatto venire in mente Leopardi: meglio provare a vivere o continuare a scrivere? Se avesse avuto cognizione di tutto l’amore che il futuro gli avrebbe riservato tramite la sua scrittura, avrebbe provato meno bisogno d’amore in vita?
Oppure, ho pensato a Emilio Salgari, che seppe descrivere mirabilmente i luoghi più esotici e lontani del mondo senza aver mai viaggiato. Anche se concluse il suo infinito scrivere dicendo: “A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna”.
Aveva i suoi buoni motivi per giungere a questa conclusione.
Ma per me conviene continuare a scrivere, l’unico modo per pensare di aver vissuto … realmente.
@ Rossella T – Wislawa Szymborska ci stava a pennello.
Una pagina può renderci liberi: questa è la verità. Penso agli scrittori perseguitati, a quelli che avevano idee contrarie a un regime, penso a un dissidente: dove può portare una pagina, una frase, un concetto? Lontano, liberando mente e cuore dal peso dell’ovvio, dalle catene assurde della vita, dalle barriere che gli esseri umani tirano su con scioltezza mentre vivono. Si può resistere ad una pagina, ad una parola? Non credo. Ricordo che mio padre insisteva sempre affinché leggessi: per lui dovevo quasi morire sui libri. Ed’ è stato un bene, poiché amo leggere e questo esercizio credo mi abbia dato sufficiente elasticità e capacità di comprensione. Quando avevo 11 anni scelsi dalla libreria Una giornata di Ivan Denisovic di Aleksandr Solzenicyn: mi attirava il titolo e la trama abbozzata sul retro. Quel racconto, che valse nel 1970 allo scrittore il premio nobel (che non ritirò per paura di non poter rientrare in Urss), mi trasmise il significato di libertà, di come la mente possa creare autonomamente il proprio mondo, anche in un lager; di come l’animo non possa essere scalfito neanche nelle condizioni peggiori. Del modo in cui la speranza possa essere una fonte infinita di amore.
L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina, si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.
(Italo Calvino, Il cavaliere inesistente)
”inseguendo il miraggio della parola giusta, dello sguardo vero”
http://youtu.be/DMrYez93pEQ
Questa è la canzone che scrivo per te:
l’ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti?
– ti piace fare il gioco di metterti nei panni degli altri, vederci la tua vita rinnovata, libera dalle catene che ti bloccano.
“L’erba del vicino è sempre più verde! Anche per questo detto insensato si può considerare il principio della reciprocità: se per noi l’erba del nostro vicino è più verde, per il nostro vicino sarà la nostra erba ad essere più verde, perché inconfutabilmente noi rappresentiamo il vicino del nostro vicino.
L’unica soluzione sostenibile dal punto di vista logico è che siamo entrambi preda di qualche fastidiosa infermità visiva.”
“era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo.”
Il fine della scrittura, come dell’arte, non può essere di certo la ricerca della parola ma il raggiungimento della comunicazione e del linguaggio universale….come la musica…come l’amore.
Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
Mi recai sull’isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
… Linguaggio non parole.
Tomas Tranströmer
Fra tutte, quella di fare un figlio non è una cosa tanto normale.
Non parlo del suo concepimento,chè fa parte degli istinti dell’uomo, quanto di ciò che verra dopo.
Mi sembra piuttosto speciale occuparsi di una vita che nasce., si deve affrontare con i giusti strumenti.
Come un bravo artigiano, che insegna il mestiere alla prole per poter mantenere intatte le tradizioni della bottega e affinchè il prodotto sia sempre migliore.
Un difficile compito come quello del Don, che di figli ne ha pure di più e vi deve badare non solo da Padre ma anche da saggio Pastore.
“era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo.”
Riuscire a dire quello che profondamente si sente è il sogno che diventa realtà…è vivere secondo il cuore.
@ Clown
Grazie!
Scrivere, una missione come il sacerdozio. Una scelta di conversione di cui si è convinti.
era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo>/em>
Forse il nostro scrittore deve imparare dagli occhi di Fofner: uno sguardo, a volte, vale più di tutte le parole giuste mai scritte.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5C-WjiKbtEw]
vi ringrazio!
fa bene sapere che fa bene, che è stato bello.
è dolce e impegnativo come fare un figlio, cercare di esserne all’altezza.
come uno sguardo che ti raggiunge, finalmente.
Si,scrivere fa bene,a volte non riusciamo dire questo che pensiamo,che sta dentro di noi,soltanto scrivendo possiamo liberarsi.
Niente di personale,soltanto che qua mi si è alzata un po’ la pressione.
“…almeno potresti provare a sistemare la tua vita(…)pensare perfino a un matrimonio, non importa con chi,magari con Futura…”
Ma guarda un po’!!!Mi mancano le parolacce per descriverti! Si sembra come ci forse si stai annoiando e dici:vado al cinema vedere QUALCHE film.Mi piacerebbe vedere Futura in momento quando lo dici: sai,ho pensato che potrei sposarmi e sai, EVENTUALMENTE potrei sposare anche te,se no,mi sposo con qualcun’altro. Penso che Futura in questo punto o ti da un pugno in faccia o direttamente ti spara nel cervello,altra possibilita non vedo. Scusa,ma qualche sentimento per costruire un rapporto dove è? Soltanto sai scrivere?! Allora impara a parlare e amare!
Conviene continuare a scrivere, ridurre l’orario di lavoro, barcamenarti nel caos che è la tua vita, inseguendo il miraggio della parola giusta, dello sguardo vero, di te che ti alzi dal tavolo ingombro di carte, libri, chiavette del pc e pensi ecco, era questo che volevo, sono riuscito finalmente a dirlo.
Quando la passione per la scrittura ti investe, fino a trasformarsi in una parte del tuo corpo, quella che serve per tirar fuori l’anima, che raccoglie dettagli e sensazioni per poi tradurle nel respiro indispensabile per vivere, quella che ferma l’istante e lo trasmette in un fotogramma fatto di consonanti e vocali, ecco proprio quella passione, non puoi non seguirla, è un privilegio che non puoi ignorare, un dono per te…e per chi legge
Il modo di esprimersi sia esso verbale, scritto, gestuale, fisiognomico, uno dei tanti modi per comunicare. All’interno di questo mondo che comunica si creano dei “sottoinsiemi” fatti di persone che riconoscono fra loro un linguaggio che qualcun altro, di un insieme accanto non sa decifrare, come quando si parla in lingue diverse. Riuscire quindi ad esprimere veramente un pensiero, un sentimento, è cosa difficile ma se ci si mette in gioco, prima o poi si trova chi parla la tua stessa lingua che può essere muta, letta fra ciò che non viene scritto o non viene detto, fra uno sguardo dato o non dato, una carezza che ti sfiora o che diventa schiaffo. De Gregori in una sua canzone dice: “… ci sono amori che non si ricordano e baci che non si dimenticano…” c’è un linguaggio speciale fra due persone che si comprendono, un linguaggio che non si può catalogare, eppure a volte quel modo unico di comunicare entra in crisi, per un attimo di distrazione, una parola che semina sospetto, un gesto equivocato ma non c’è bisogno di una bussola ma solo di ritrovare il centro unico da cui per un attimo ci si è spostati.
http://www.youtube.com/watch?v=2bjlOj19c5w
Questa la devo scrivere, non ce la faccio più a mordermi la lingua:
Caro Amerigo,
se tu passassi dalle Winston blue alle Futura blue, magari risolveremmo tutti gli enigmi. Ti basta entrare in una tabaccheria, come fece Pessoa, e scoprire che c’è più vita lì che in ogni pensiero che si insegue per farne realtà, entrare e cambiare marca di sigarette: Futura blue, risparmi anche 10 centesimi che di questi tempi a volte è un miracolo averli in tasca, soprattutto se riduci il tempo di lavoro. Entra e chiedi a Fofner di dartene un pacchetto, quello shalom che fa di lui una persona così straordinaria.
Dicono che le persone anziane non temano di dire cose impopolari, mi sa che sta succedendo anche a me ed è qualcosa che mi piace, è una piccola soddisfazione. Ogni tanto mi sorprendo a pronunciare parole che una volta non avrei mai avuto il coraggio di dire, ma non sempre si può, forse non sono ancora troppo anziana.
La libertà di parola è sempre stato un sogno per me irraggiungibile, perché ho sempre temuto, anche adesso, una reazione nei miei confronti che mi avrebbe portato di nuovo a pensare di essere la persona peggiore che esista. Probabilmente non mi esprimo nel modo giusto, sono sempre aggressiva.
Quando non ce la fai più, quando ti sembra che piangere non basti, quando le idee ti si confondono e tutti i dolori arrivano puntuali ad aumentare il flusso delle lacrime, l’unica cosa è prendere un foglio e scrivere. La mano corre da sola, non pensi neanche a cosa stai scrivendo, e quando smetti neanche rileggi, è come se tutti i pensieri li avessi consegnati a qualcuno che li conserva, che ti capisca, è come se tutto diventasse più chiaro, più affrontabile. Quando poi, dopo tanto tempo ti capita di rileggere ciò che hai scritto, ti stupisci quasi di essere riuscita ad esprimere ciò che veramente sei.
Per chi scrivo? Per me stessa o perché altri possano prima o poi leggere e capire qualcosa di più di me?
La speranza c’è sempre, ma anche il pericolo di provocare sensi di colpa nelle persone che amo.
Forse é’ meglio distruggere tutto, ma continuare a scrivere, per me.
La verita dell’amore non è qualcosa che si pùo produrre, perche l’amore dipende dalla grazia.
grazie!
per chi si scrive? perché si scrive?
per trovare un linguaggio comune, che ci comprenda, in tutti i sensi.