Provocazione in forma d’apologo 7

Due padri avevano due figliole che si ferirono gravemente.
Le piccole perdevano sangue a fiotti e i due padri chiamarono l’autoambulanza, ma i due veicoli, uno per il traffico e l’altro per il temporale, giunsero dopo un’eternità.

Nessuno dei due uomini nel frattempo chiamò per altri soccorsi, si limitarono entrambi a tamponare le ferite delle loro bimbe e a cullarle piano.
La figlia del primo poi venne salvata, per quella del secondo non ci fu più nulla da fare.
In seguito il primo padre venne molto lodato per la forza della sua pazienza, mentre al secondo si chiese conto della sua inerzia.

9 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 7

  1. Roberto Rossi Testa

    Niente madri.
    Ma il punto non mi pareva questo, oppure è anche questo?
    In caso affermativo grazie per avermici fatto pensare.

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  2. carla

    non è mica facile entrare in queste provocazioni sai?
    e la cosa che mi è balzata subito all’occhio è che se c’era la madre avrebbe chiamato anche il vicino.
    ciao

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  3. carla

    il punto potrebbe anche essere ( ma a questo punto mi viene da pensare che sia più di uno) che la fortuna non guarda in faccia nessuno, anzi, in questo finale è beffarda!

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  4. marcos

    ma se le ambulanze vennero dopo un’eternità, allora non vennero affatto per riportare, luce e speranza, oppure non vale la stessa per tutti, poiché non sappiamo se c’è un oltre l’eternità, e poi mi sembra che la lode sia sempre troppo precipitosa, da santificare l’esodo (il traffico) a muro, a icona, perché tutto non finisce, tutto dura sempre un po’ di più di quanto deve durare, così anche per le cure, per il dolore, per inerzia…

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  5. mario pandiani

    Un uomo aveva tre figlie, rimase vedovo e la moglie gli lasciò un prezioso anello.
    Non sapendo a che figlia sarebbe andato chiamò un orefice e ne fece fare altri due identici e ne diede uno per ogni figlia.
    Uno solo è quello vero, ma nessuno può sapere quale.

    La figlia morta andò in paradiso cullata dagli angeli nella letizia eterna, l’altra si salvò ma andò in rovina dietro un uomo più vecchio di lei che le guastò la vita con la sua gelosia morbosa finchè lei lo uccise con del veleno e poi si suicidò.

    Il padre della figlia morta, schiacciato dal rimorso e dalla condanna comune si dedicò a fare del bene ai poveri e ai malati, il padre di quella salvata…

    La figlia che si salvò…

    Non sono bravo come Boccaccio.

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  6. Roberto Rossi Testa

    Nei frangenti concreti dell’esistenza esiste la cosa giusta da fare, ma difficilmente riusciamo a vederla se non siamo assistiti e illuminati.
    Per quello che comunque facciamo siamo personalmente responsabili, ma il giudizio ultimo e vero spetta soltanto a Dio; chi ci circonda il più delle volte parla a vuoto, e anche se si esprime perché il suo ruolo glielo impone non sempre sa mettere davanti a tutto la carità.
    Quanto alle madri, nelle situazioni concrete sovente siamo o ci sentiamo (il che sul piano pratico è quasi lo stesso)spaventosamente soli.

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