Al malato continuano a cambiare terapia e reparto. I medici gli parlano con sfuggente gravità, parenti e sconosciuti gli fanno firmare dei fogli che non gli dan tempo di leggere.
Più che la paura, o la stessa malattia, è lo sconcerto a bloccarlo nel letto.
Che fare?, si chiede.
Posso raccomandarmi l’anima e sperare.
Oppure strapparmi questi quattro tubicini che mi fanno il solletico, alzarmi, prendere a calci chi cercasse di fermarmi e scappare. Poi, una volta fuori, subito al ristorante per un pasto vero, non la sbroscia che passano qua. Certo, non avrò di che pagare il conto, mi hanno lasciato appena qualche moneta per l’acqua della macchinetta; ma a questo non tocca a me pensare, pagherà chi può, CHI DEVE.

che fare ???
scappare…da tutti coloro che pensano di sapere.
ed è un grande dolore.
un abbarccio
Cara Ilaria,
proprio così: “scappare… da tutti quelli che pensano di sapere” (e magari anche da altri, che una cosa pensano, un’altra dicono e un’altra ancora fanno).
Sì, speriamo di riuscire sempre a trovare una via di fuga, di non esser costretti ad attaccare.
Certo, quella della trasfigurazione simbolica è “anche” una via di fuga potente: ma attenzione, non è la via degli imbelli, chiunque abbia la coda di paglia non se ne senta rassicurato.
Grazie e un abbraccio a te,
Roberto
Meglio qualche firmetta in bianco ma un pò di libertà, a pagare il conto ci pensa sempre qualcuno che possa o debba.
Grazie e saluti serali.
Caro Roberto,
Siamo liberi, nel momento del bisogno, di fare la scelta che più ci aggrada. Quasi sempre possiamo farlo, anche e soprattutto nel momento del bisogno. Anzi, più spesso di quanto non crediamo, il bisogno diventa fare proprio quella scelta.
Ti abbraccio come sempre!
Marco
Cari Gum e Marco1963,
arrossisco nel parlare agli intelligenti, che già hanno capito, dell’ovviamente ovvio, ma lo faccio egualmente perché certi argomenti mi stanno a cuore in modo speciale.
Il testo parte con echi genericamente letterari:
Baudelaire, Buzzati… Ma subito altre B e altri territori dovrebbero affacciarsi alla mente. In questi mesi si è parlato spesso, in campo non sanitario, di cure che stroncano il malato, il quale forse non sarebbe malato “come” gli si dice, ma piuttosto spaventato a morte al fine di estorcergli beni e impegni. E allora al malato potrebbero frullare per la testa strani pensieri, che peraltro difficilmente potrebbe realizzare, per la malattia stessa e per la fraterna vigilanza dei suoi custodi. Ma difficoltà non significa impossibilità. Resta poi l’angoscia di sempre: che a mano a mano che si procede in questa tragedia della Storia, ogni meditato rimedio possa essere peggiore anche rispetto al pessimo dei mali.
Grazie e un abbraccio,
Roberto
“alzarmi e prendere a calci chi cercasse di fermarmi”
e sì! una meraviglia caspita!!!
abbraccione
Cara Elisabetta,
e sì, della serie “si scopron le tombe si levano i morti”: compresi i mezzi vivi, che sono i più fiacchi nel darsi una mossa.
Un abbraccio a te,
Roberto