di Elisabetta Bordieri
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da qui
Quando pochi mesi fa ho incontrato Fabrizio a Roma, nel porgermi il libro mi ha detto “guarda che è un libro difficile”. Che strana definizione, ho pensato, detta poi dall’autore stesso suonava ancora più misteriosa. Così mi sono catapultata dentro le pagine a cercare di dipanare il filo con cui il don (senza volerlo?) mi aveva aggrovigliato. Ed è stato come bere un buon vino d’annata. L’ho fatto respirare, l’ho versato con delicatezza in un bicchiere accogliente, l’ho girato e scaldato con la mano, l’ho annusato e respirato fino in fondo, l’ho assaporato e ascoltato i profumi che emanava. Non l’ho divorato, l’ho centellinato aspettando che ogni parola nera su carta bianca penetrasse piano fino dentro per capire. E poi ho capito. Aveva ragione lui. É un libro difficile. Non a caso Seneca sanciva “per aspera ad astra” perché la via che porta alla sommità è piena di ostacoli e fatiche, “attraverso le asperità alle stelle”. Ma – che ne sai delle stelle? – (p.182). Un libro forte e delicato, consistente e impalpabile, intenso ed evanescente, opposti continui che si alternano in personaggi che si muovono e svelano le loro storie, – i ricordi lo circondano, è rapito in un’altra dimensione: è vero che esistono universi paralleli? Uno specchio in cui si vivono scelte alternative – (p.212). Un massiccio plotone di sensazioni che regala una lettura che sa di vissuto, unico e folle grazie al susseguirsi continuo di dialoghi serrati e impetuosi pensieri. Due romanzi di novantanove episodi ciascuno. Ogni episodio due pagine. Beh, la straordinarietà di questo libro è che sembra composto da centonovantotto racconti. Si può seguire il filo logico del romanzo ma si può anche aprire il libro a caso, come si fa con i libri sacri, e leggere un episodio, e quell’episodio vive e brilla di luce propria e genera energia. Come una stella tra mille Stelle appunto.

Grazie Elisabetta, anch’io ho assaporato questo libro come un vino pregiato e non intendo smettere di bere la bellezza racchiusa in tutte le opere di Fabrizio Centofanti. Alla fine resta una piacevole sbronza di vita.
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Che dire di più di quello che è stato già detto se non un libro che ti appassiona ,che ti tiene incollato alla sedia perché sei curioso di sapere come va a finire.Come dice Elisabetta Bordieri questo libro è “Come una stella tra mille Stelle appunto.”
Un grazie ad Elisabetta e un grazie a Don Fabrizio.
Molto bella questa recensione, soprattutto il paragone con i libri sacri: è vero, capita anche a me di aprire a caso i libri di F. Centofanti e di trovarne sempre un messaggio, uno spunto di riflessione, oserei dire come con la Bibbia, il libro “difficile” per eccellenza.
Ma non c’è da stupirsi, il filo logico dei suoi romanzi è lo stesso che guida i passi del primo e del nuovo testamento: l’Amore, facile perchè istintivo, e difficile allo stesso tempo!
Azzeccata e toccante anche la scelta della canzone/poesia di de Andrè.
Complimenti e grazie!
Insegue con dolcezza, la luce di Aldebaran, il desiderio di continuare la lettura del prossimo racconto, per trovare il filo della vita che non dà nulla per scontato, che, al contrario, ribalta la tranquillità di una certezza nell’ansia del dubbio, così da aprire occhi e cuore a nuove prospettive di una vita più accogliente, capace di sorprendere ogni giorno.
Sì, come i libri sacri ogni capitolo è un microcosmo, un singolo racconto. E come i libri sacri, raccontando vite e umanità proprie del loro tempo, contiene un piano di lettura profondo, da ricercare scavando. Una presentazione ‘sentita’ che condivido pienamente. Grazie!
come non ringraziare ognuno di voi per il tempo e lo spazio e le parole?
vedi fabri…siamo in tanti a volerti bene…
Grazie e grazie a tutti.
In particolare, ovviamente, alla bravissima Elisabetta.
Stelle è ancora lì… non l’ho ancora aperto.. non voglio divorare.. voglio assaporare con calma.