di Barbara Delfino
Durante l’ispezione, Cerami trova nel bagno della stanza di Tinca un tovagliolo di una pizzeria. Con ricamato il logo del ristorante Da Vincenzino – Bordighera. É sporco di sangue, è nascosto nel buco della ventola di areazione nella parete della vasca. Lo ha trovato solo perché in un film visto al cinema la settimana prima l’investigatore cercava anche lì, tra le palette sporche di polvere.
Cerami è basso, è salito su uno sgabellino, ha rischiato di cadere. Ma ha trovato quel che Sciaccaluga voleva.
“Marinella, sono io”.
“Dalia, amorino! Come stai? Da dove telefoni?”
“Dall’albergo.Male, Marinella, va tutto male. Sai cosa è successo, vero?”
“Sì, so tutto. Te come stai?”
“Male, male. Senti. Ho bisogno di un posto dove stare”.
“Eh. Ah”.
“Marinella?”
“Eeeh…”
“Ti pago”.
“Allora ti aspetto, Daliuccia. La mia Dalietta! Come ai vecchi tempi!”
Sciaccaluga guarda il tovagliolo. C’è polvere mischiata al sangue rappreso. Chiude gli occhi, immagina.
Bussano alla porta, Tinca fa entrare, litigano, una collutazione: i vestiti del morto erano scomposti, stazzonati.
Spunta fuori una pistola.
Parte un colpo, Tinca cade a terra.
Tutto plausibile, l’assassino gli tocca la testa esplosa, si sporca la mano, cerca di pulirsi con un tovagliolo del ristorante dove ha cenato che ha in tasca. Mette la pistola tra le dita del morto, gli posiziona il braccio perché sembri che si sia suicidato sparandosi alla tempia. Si strofina ancora le dita nel tovagliolo, si rende conto che deve eliminarlo, va in bagno, cerca un posto, lo sguardo si alza e vede il buco rotondo della ventola sopra la vasca da bagno, ci sale, in bilico sul bordo -Sciaccaluga va in bagno, osserva da vicino dove può essersi issato e trova del terriccio, pochi granelli- infila il tovagliolo tra le palette impolverate. Forse ancora uno sguardo al corpo di Tinca, va fuori dalla stanza. Sente gli ospiti dell’albergo uscire dalle loro camere, han sentito il colpo di pistola, non sanno identificarlo come tale ma sentono che non è stato un rumore normale.
“Ciao”.
“Ehi. Umberto. Ciao. Prendi qualcosa da bere?”
“No, grazie. Non mi va. Ieri mattina eravamo tutti qui e adesso non ci siamo più. Ci metteranno poco, lo sai”.
“Sì. Ma non sapranno mai perché”.
“Tu dici?”
“Sì, non gli lascerò capire perché, a quell’ispettore, glielo devo a Luigi”.
(Nel meraviglioso fotocolor: una veduta significativa di Sanremo, città dei fiori.)


Esigo sapere qual è il film delle palette polverose.
assassino, e pure ladro di tovaglioli.
[franz, però, pure tu sei ben crudele. Proprio fino a sabato sabato? Che sono via e fino a notte fonda non potrò leggere. Uffa]
quel tovagliolo sporco di sangue….
colpisce più di una rivoltellata.
Malfredo, non saprei: avrò rimembrato senza accorgermene…. 😀
ok, lo mammetto. ho una fabbrica di tovaglioli.
B.D.
arghg!
“ammetto”.
prima o poi lo si sarebbe trovato comunque, il fazzoletto, perché avrebbe ostruito lo sfiato e nel tempo qualcuno sarebbe andato a sistemare la cosa.
ho bisogno di una descrizione DETTAGLIATA del: Ispettore Cerami.
è di vitale importanza!
nei dettagli includo anche i nei.
Mai più guarderò quell’albergo con gli stessi occhi.
Certo che se il tovagliolo se lo fosse tenuto in tasca ti avrebbe rovinato il pathos (scherzo, obviously).
A quando il seguito? Ma poi gli fai uccidere anche quelli venuti splendidamente nella foto? Ok, smetto. bye
che io sappia Cerami ha il panzone, veste squisitamente, viso tondo con doppio mento ed occhi nocciola, capelli radi castani che han perso vitalità.
niente nei, a marinella sua non piacerebbero.
vedovo, affarista, ascolta ma non dice se non necessario.
d’estate, sicuramente, ama indossare il panama e non vede l’ora di invecchiare quel che basta per poter passeggiare col bastone appartenuto al prozio.
😀
….preferisco di gran lunga i Riccioloni!
Soloquandosono, lei confida troppo nell’efficenza alberghiera ligure.
con rispetto parlando una volta nel bagno di un hotel trovai una saponetta incartata camay o lux con il logo che usavano qualche decennio prima.
Momy, la triade della foto mi ricorda spaventosamente moggi & co. non so perché.
eh, ma Cerami è solo di due donne: la buonanima della moglie, morta anni prima, e Marinella.
scusami Carla, ho fatto casino.
ho inteso Cervaro, anziché Cerami.
Cerami è ricciolone e pennellone.
giuro.
ti perdono.
e Cerami…
quante donne ha?
Milo, mi dispiace. Avvertimi, un’altra volta!
(Comunque la colpa è di Pippo Baudo, mi ha chiesto il favore di mettere l’ultima puntata domani come “apripista” per il suo festival. Che facevo? Dicevo di no a Pippo? Ennò, eh?)
🙂
cerami è libero, non ha ancora l’amour della sua vita.