Provocazione in forma d’apologo 8

Due notti fa feci un sogno bellissimo. Cominciava in modo angoscioso, poiché vedevo un cielo notturno quasi vuoto di stelle, e rischiarato soltanto da una decina d’astri brillanti di una luce così vivida da far pensare a un’esplosione imminente; ma subito dopo mi trovavo dinanzi al computer, avendo appena finito di elaborare uno schema cosmologico che sapevo pressoché perfetto: il quale schema consisteva in un foglio mezzo bianco e mezzo nero, con un cerchio bianco ad un estremo della parte nera, e un cerchio nero nell’angolo opposto della parte bianca.

Eccitato e commosso mi svegliai, e senz’altro mi misi a passare in rassegna tutte le mie povere nozioni di fisica e mistica, per tentare di stabilire se quel modello meritasse di essere sviluppato, e in che modo.
Trascorso il resto della notte in congetture e confutazioni, ieri mattina giungendo in ufficio avevo già un’idea di sufficiente completezza e chiarezza, perciò nel primo momento libero mi diedi da fare: presi alcuni fogli di carta li stropicciai, li sfrangiai e li torsi, poi li stirai alla brava, quindi li torsi nuovamente più volte fissandoli in parecchi punti con la cucitrice, sì da trasformare quei nastri in tormentati e sbilenchi gomitoli. Alla fine contemplai soddisfatto la mia opera: quel bel guazzabuglio – risparmiatevi i passaggi – rendeva merito a molti, da Meister Eckhart a Stephen Hawking.
Pochi minuti dopo entrò nella stanza un collega fidato, cui non ebbi ritegno di presentare il mio capolavoro. Quegli, con un sorriso anche troppo soave, obiettò che il modello gli suggeriva l’immagine di un Creatore pentito, oltre che non poco nevrotico, il quale avesse appallottolato la propria creazione col manifesto intento di cassarla, e non l’avesse poi fatto soltanto perché sbadato, o troppo occupato in qualche altro affare. “Ma no – gli risposi -, la questione è diversa, il fatto è che a una mente suprema come la sua appare del tutto semplice quanto per noi è complesso: complesso per noi, che ci ostiniamo a cercare in natura cerchi e rette impossibili, e che abbiamo impiegato millenni per accostarci al segreto barocco della conchiglia, della rosa e del cavolo!”.
Ciò proclamato, sempre più soddisfatto della mia impresa, piazzai la sghemba e fragile scultura in bella vista sulla scrivania, per ornamento e a monito di chiunque entrasse.
Questa mattina, quando sono rientrato a mia volta, quella pallottola di carta ammaccata non c’era più. La nuova donna delle pulizie, già molto lodata per la sua solerzia, di certo aveva inteso superare se stessa, badando persino a quell’insignificante dettaglio. Oppure, se si vuol dare ascolto a quel collega, costei con un’occhiata aveva capito tutto, tutto quanto era passato in testa a me e ad Altri prima di me; e pietosamente aveva voluto come completarne l’opera, ovviandone alla sbadataggine o all’esitazione.

Un pensiero su “Provocazione in forma d’apologo 8

  1. carla

    ecco, leggendo questo tuo, non posso che dare ragione a quella donna!
    a volte una semplice occhiata -capace di abbracciare l’intero disegno – può darci la risposta.
    Ma è tutta una questione di allenamento dell’occhio all’intuizione.
    io in questo ci credo.
    Puoi stare su un problema per ore, ma se non vedi quel bagliore nell’insieme, non c’è verso che si trovi soluzione.
    Ti dirò di più….questo tuo post un pò si collega a quello di Gian quì sotto, è pur sempre una ricerca della verità – bellezza.
    L’affinameto all’arte avviene proprio nel percorso dell’artista verso quello sguardo globale che ci permette di toccarla con mano.

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