Un reggiseno imbottito, di Barbara Gozzi

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E’ uscito oggi – otto marzo 2013 – l’inbook della storia Un reggiseno imbottito.
Gli in-book sono una delle tante evoluzioni dell’editoria digitale, si tratta di ebook tecnologici e interattivi che permettono l’uso di più contenuti all’interno dello stesso prodotto (testi di diverso tipo, immagini, registrazioni audio, link esterni, possibilità di interagire con la narrazione facendo alcune scelte all’interno del plot – l’evoluzione digitale dei c.d. ‘game book’).

La piattaforma Inbooki è nata da un progetto che ha vinto il bando Spinner (call del 3/10/2012) e il bando Clear2Engage; con il sostengo di EmiliaRomagnaStartUp la DM Digital srl ha sviluppato l’attuale App “inbooki” per iPhone, iPad e Android. Dall’App è possibile, dal proprio device, rintracciare gli in-book in catalogo, scaricarli e visionarli ovunque e in ogni momento. Visionarli perché con le ultime funzionalità, la tecnologia permette non solo di leggere come già negli ebook ma anche di vedere fotografie ed immagini che possono essere anche ingrandite, e di ascoltare file audio inseriti nel prodotto.
Maggiori informazioni sul progetto e il sostegno allo start-up: http://www.emiliaromagnastartup.it/imprese/inbooki
Maggiori informazioni sulla realtà Inbooki: http://inbooki.com

‘Un reggiseno imbottito’ è la storia di una donna di 64 anni, Rina, morta il 27 giugno 2012 in circostanze bizzarre. Il decesso è avvenuto dopo appena un’ora da un improvviso malessere allo stomaco. All’arrivo dei primi soccorsi, durante le procedure di rianimazione è emersa un’anomalia sul corpo della donna. Di questa anomalia è rimasta una sola traccia: alla voce ‘altri stati morbosi rilevanti’, nella Dichiarazione di morte ai fini Istat è stato scritto dal medico di base “carcinoma ulcerato della mammella sinistra”. La donna non risultava in cura da nessun medico.

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Il vestito d’un blu brillante, ricoperto di microscopiche margherite arancioni e viola, a maniche corte, chiuso con i bottoni sul davanti e una cintura dello stesso tessuto.

Gli occhiali enormi, le lenti un po’ oscurate, con la montatura dorata.

Le braccia e le gambe sono grumi di vene gonfie e sporgenti.

– Io te lo dico, che non è morta per qualcos’altro. Non era quell’altra cosa, è stato un attacco di cuore, lo ha detto anche il dottore. Perché lei la mattina è andata alla spesa, ha preso due chili di mele e io non le ho detto niente ma non potevamo mangiare due chili di mele fresche in un giorno. È andata alla spesa poi abbiamo mangiato, si è fatta un piatto di pasta, mangiava sempre un piatto bello grande di pasta, poi era una da secondo, guai senza il secondo. Ha mangiato, non c’era niente di diverso, è stata una cosa improvvisa. Poi l’ho lasciata che leggeva il giornale in sala e io sono andata a letto. È stato dopo che mi ha chiamato, si lamentava che aveva mal di stomaco, le ho dato una medicina poi mi ha detto “Adesso ho bisogno di stare un po’ tranquilla” e io sono tornata a letto. Non si poteva capire, non credevo che toccasse a lei, prima.

Sono le sei di mattina, undici ore dopo la morte della figlia, Serena è seduta sul divano in camera sua, il silenzio dalla strada è surreale, il sole è già alto, il caldo preme per esplodere. La nipote lava i pavimenti. Serena, seduta, la schiena vagamente incurvata sul divano doppio coperto da un lenzuolo a strisce chiare, parla a bassa voce.

– Quando mi ha chiamata di nuovo, non l’ho trovata in camera, ho provato in bagno ma non c’era. Alla fine ho fatto il giro del letto e l’ho vista per terra. Ma prima era tutto normale, stava bene come sempre. E il dottore che poi mi ha detto “Ma lei non si era mai accorta di niente?” e io gli ho detto “Pensavo che dovesse dirmelo lei” ma la Rina non si faceva toccare, non si faceva visitare dal dottore, non lo poteva sapere neanche lui. E sai io cosa gli ho detto? Che ultimamente nello scontrino della spesa c’erano sempre tanta garze, da molti mesi dico, e quando le chiedevo che ci doveva fare lei mi si rivoltava contro, era sempre cattiva rabbiosa, mi ha detto “Non sono arrivata a settantaquattro anni per rendere conto di quello che compro” e allora la piantavo lì.

Dalle finestre entra aria frizzante, non abbastanza fresca per togliere la patina di caldo che si è appiccata a tutto durante la notte, trascorsa con le finestre chiuse. Serena non dorme se non ha sigillato la sua casa. Ha aspettato con pazienza che se ne fossero andati tutti, poi ha fatto come sempre, ha rispettato il rito notturno: controllare ogni stanza e chiudere ermeticamente finestre e porte, ovunque. Dal piccolo bagno non abitabile, alla sala, fino al corridoio con la sua unica finestra che s’affaccia nel cortile interno e, per ultima, ha sigillato la sua camera da letto. Solo in quella della figlia non è entrata, la nipote ci ha passato un po’ di tempo, ha portato fuori una decina di sacchi già buttati nella spazzatura, poi la stanza è stata chiusa a chiave, il corpo morto esposto all’aria dei due ventilatori e dell’unica finestra aperta in tutta la casa.

Si è alzata spesso, Serena, fino alle cinque quando è andata in bagno a lavarsi. Ora aspetta di prepararsi la colazione. Si sente nell’aria l’odore dello sgrassatore spruzzato ovunque.

– Al dottore gli ho anche detto che si chiudeva in bagno con la chiave, non capivo mai cosa faceva dentro chiusa, poi quando usciva aveva sempre una maglia addosso. Ed era sempre stanca, sempre di più. Io per un po’ sono anche stata zitta ma le volevo dire che alla sua età, io tenevo dietro alla casa da sola, e andavo in giro, facevo i fatti. Ma lei mi diceva che faceva quello che poteva, che era stanca e andava a riposarsi. Di pomeriggio stava a letto fino anche alle sei e oltre, poi cenavamo e lei guardava le sue cose in tv. Anche il dottore non ne sapeva niente, è rimasto meravigliato quando è venuto che lei era ancora per terra, e così se n’è lavato le mani. Lei non voleva, è da quando è morto Enrico che dice che lei quello che aveva se lo teneva che nessuno le metteva le mani addosso. Ha avuto la polmonite lo scorso inverno ma il dottore dice che si è fatta solo sentire i polmoni con la maglia addosso. Non si poteva sapere. Non si capiva – il volto è pallido, le dita uncini rosa striati di blu che si alzano e abbassano – Io non ho capito.

4 pensieri su “Un reggiseno imbottito, di Barbara Gozzi

  1. Barbara Gozzi

    Ringrazio Fabrizio Centofanti. Grazie.
    Vorrei lasciare il link alla scheda dell’in-book dal catalogo Inbooki: http://inbooki.com/catalogo/book/72e22c01f99cde483f379c822322fb97
    E il link a una registrazione audio, parte del progetto narrativo, che può essere ascoltata liberamente anche al di fuori del prodotto editoriale, attraverso la piattaforma SoundCloud: https://soundcloud.com/barbara-gozzi/registrazione-del-28-luglio
    Nell’in-book è definito ‘bonus track’, si tratta di una diramazione alla storia, attraverso un altro strumento per ‘dire’, ovvero la voce di “qualcuno”.
    L’estratto della storia proposto qui, e la registrazione audio di fatto sono strettamente collegate.
    Grazie ancora.

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  2. Flecchia Piero

    è un interessante esempio di scrittura minimalista condotto con grande elrganza. complimenti

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