Provocazione in forma d’apologo 244

E’ sera, sto rincasando. Alla svolta mi trovo in coda a una colonna di auto che malgrado il verde non si muovono. Che fanno, dormono? Sbuffo. Ma dall’altra parte dell’incrocio un agente (di certo mi conosce se sa dove debbo andare, a me però non sembra di conoscere lui) fa segno proprio a me di superarli, attraversare l’incrocio e svoltare; non erano loro a dormire, ero io ad essermi posto sulla corsia sbagliata. Così faccio. Quando mi trovo all’altezza dell’agente mi affaccio e gli dico:
“Grazie e scusi, sa, è sera e ho lavorato tutto il giorno, sono stanco”.

Quello mi sorride e risponde: “Va bene, non c’è problema”. In quel momento mi accorgo che tra le mie mani atteggiate a stringere il volante il volante non c’è più. E subito dopo mi accorgo che non c’è più neppure l’auto. Mi volgo a guardare dall’altra parte dell’incrocio e la vedo ancora là, sulla corsia sbagliata, in coda dietro alle altre. Guardo interrogativamente l’agente che continua a sorridere e a guardarmi, ma ora è come se non mi vedesse, e non dice più una parola.
Che fare? Tornare indietro all’auto dove c’è la borsa con le chiavi di casa e tutte le carte, per non dire della spesa appena fatta per la cena, o proseguire a piedi con le mani in tasca, nel buio che scende?

11 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 244

  1. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    adesso è mattina, c’è perfino un po’ di sole: ne riparliamo stasera.
    Ciao,
    Roberto

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  2. Ilaria

    si “scende” dal letto con la convinzione di aver davvero vissuto altro…
    e resto continuamente confusa..
    buongiorno!

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  3. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    il buio è pieno di sole e il sole di buio; niente muore mai del tutto, e tantomeno i sogni.
    Riciao,
    Roberto

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  4. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    riconoscere la confusione è il solo modo decente di viverci; dal momento che l’illusione più grande mi pare essere quella di poterne mai uscire davvero.
    Ciao,
    Roberto

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  5. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    bella domanda, ma è una di quelle cui presto o tardi risponde la vita stessa.
    In ogni caso, tra veglia e sonno a volte non c’è poi quella gran differenza.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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