Ombre. Predappio, impressioni d’agosto

mausoleo mussolini

di Stefanie Golisch

Arriviamo in una calda mattina di fine agosto in questa cittadina di origine romana, incorniciata da un bellissimo paesaggio collinare.
Tutto tranquillo.
Predappio, a prima vista, sembra una città di provincia qualsiasi, lenta e noiosa, eppure, a suo modo, rivelerà una vivacità abissale.
Qui, il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini e, a quanto pare, ancora oggi, la città vive all’ombra – o di luce riflessa – di questo avvenimento.
Sebbene le indicazioni per trovare i luoghi più indicativi, vale a dire la casa natia e il mausoleo di famiglia, siano scarse, il visitatore non fa comunque alcuna fatica a trovarli: basta seguire quei piccoli gruppi di persone che vagano silenziosamente per la via centrale del paese, dominata da ben tre negozi di folklore fascista. Già fuori il cliente viene accolto da due enormi aquile, decorate con svastiche, e con un energico ”Benvenuti camerati”. Dai busti di Mussolini,di varie dimensioni e materiali, alle bavagline nere con citazioni e/o sagoma di “lui”, non manca alcun accessorio per soddisfare il robusto gusto nostalgico di chi ancora oggi ritiene il “duce” una delle grandi figure della storia del XX secolo.
Delle giovani commesse che in altre città potremmo benissimo incontrare in una delle innumerevoli filiali di “Tezenis” o di “H&M”, gestiscono con gentilezza e competenza un vasto assortimento di magliette, mutande, accendini, servizi di porcellana, tazze, calendari, braccialetti, opuscoli e materiale audio-visivo e in generale tutto ciò che può contribuire a rendere Mussolini una presenza di rassicurante costanza nella vita di tutti i giorni. Aggiornatissime sulle novità, le ragazze s’accostano con professionalità al cliente facendogli presente le ultime meraviglie del settore: un copri i-Pad, sempre con citazione e/o sagoma, uno strofinaccio con la “Preghiera del pane”.
Tutto gira intorno a Mussolini, ma non solo.
In questo assurdo regno del fraintendimento storico, il culto della persona si estende con la massima naturalezza al nazismo e in particolare ad Adolf Hitler. Come tedesca sono – per dire poco – sconvolta quando mi trovo all’improvviso di fronte a un enorme busto di Hitler, un servizio di porcellana decorato da svastiche e ad un mucchio di copie di “Mein Kampf”, opera per la quale vige in Germania l’assoluto divieto di stampa e di diffusione.
Senza farmi notare prendo qualche foto con il cellulare, le commesse mi vedono, ma non dicono nulla, anzi, mi sorridono con immutabile gentilezza. Chi frequenta questo negozio non è sospetto. Può essere sicuro di trovarsi in una rilassante atmosfera di amichevole complicità.

Avanti dunque verso il vero highlight di Predappio, il mausoleo della famiglia nel cimitero di San Cassiano in Pennino dove la salma di Mussolini è stata seppellita nel 1957. Non ci sono indicazioni, ma soltanto un silenzioso pellegrinaggio che indica la strada.
Sento qualcuno chiedere a bassa voce: “Dov’è ?”
Non occorre essere più specifico.

Davanti alla tomba di Mussolini, silenzio sacro.
Una vecchia donna tinta di biondo platino in preghiera. Un’altra, a braccetto con il marito, tira fuori il cellulare mormorando a bassa voce, quasi tremante dalla commozione, solo una frase: “Siamo davanti a lui.” Una famiglia, nonni e neonati compresi, si fa le foto, sempre rigorosamente con il busto di Mussolini in centro.
Ricordo di una bella gita di fine estate.
Nel libro delle firme, commenti scontati, del tutto prevedibili. Siamo rimasti fedeli. Abbiamo bisogno di te, oggi più che mai, torna presto, Duce, e liberaci da tutti i mali…
Sul parcheggio, due uomini, padre e figlio, ci chiedono amichevolmente un passaggio fino al paese. Sono gentili e educati, niente da dire. Il padre è orgoglioso del figlio pugile. Mussolini? Ha fatto tanto bene per l’Italia. Se solo non si fosse messo insieme a Hitler…

Nulla di nuovo sotto il cielo sereno sopra Predappio.
Qui le convinzioni di ieri sono le convinzioni di oggi e di domani.

In gelateria cerco di far parlare la gelataia che dice, sa, ormai è storia, la gente viene, vogliono vedere e lasciano un po’ di soldi, qualcuno c’è ogni giorno, le comitive arrivano soltanto per il suo compleanno e al 28 ottobre (anniversario della marcia su Roma), per il resto è abbastanza tranquillo…
Il gelato è ottimo, la donna cortese, il paesaggio incantevole.
A Predappio si parla sottovoce. Ci si traveste da cittadina normale, eppure normalità non ci potrà essere finché l’amministrazione comunale non prenderà la decisione di affrontare l’eredità storica in modo critico, impegnandosi per creare un centro di documentazione storica e un luogo di commemorazione per tutte le vittime del fascismo.
Per ora a Predappio, a quanto pare, si preferisce il taciturno accordo tra abitanti e visitatori. Chi viene qua sa cosa cerca e sa dove può trovarlo. Quel turismo grigio e silenzioso, quasi invisibile, fa bene al commercio e quindi è meglio non fare troppe domande e lasciare le cose come stanno.

Immagino che a Predappio si vada al letto presto.
Immagino che le ombre del passato non disturbino affatto il sonno di chi vive tranquillamente in questo abissale equivoco storico.

9 pensieri su “Ombre. Predappio, impressioni d’agosto

  1. sparz

    Grazie Stefanie, abbacinante questa testimonianza. Davvero non si capisce cosa aspetti l’amministrazione comunale a fare quello che tu suggerisci. Mi chiedo se ci siano ancora strade intitolate a personaggi del regime. Ho guardato su googlemap e non ne ho viste, ma non si sa mai, qualche vicolo Galeazzo Ciano o simile spazzatura……

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  2. pam

    Sono nata, e attualmente vivo, in una zona che dal 9 settembre al 23 ottobre 1944 è stata repubblica partigiana dell’Ossola. L’altra Italia, quindi. Qui a parlare è una memoria – del dolore, della guerra – non idolatrata e riverita, ma inserita nel territorio: lapidi e monumenti discreti sulle montagne, ai lati delle strade, nelle piazze e un mausoleo in mezzo a un parco. Una memoria che non porta denaro nelle casse delle amministrazioni di una provincia piegata dalla crisi economica, ma il ricordo quotidiano da vedere e toccare, che viviamo, spesso, per dono ed eredità di chi è stato prima di noi, e delle radici, quando intorno sembra una deriva.
    Grazie per il post, Stefanie. Importante.

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  3. cm

    Bisognerebbe fare “pellegrinaggi” al contrario, portare i ragazzi, preparandoli, a vedere fino a che punto arrivi la banalità con cui si guarda alla Storia e ai suoi orrori
    Stefanie, grazie

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  4. M&C

    Dalla storia bisognerebbe imparare a vivere il presente ed a progettare il futuro; gli errori commessi dovrebbero servire per non sbagliare ulteriormente…
    Ma questo non accadrà mai se il denaro ed il tornaconto personale continueranno ad essere quel dio, al di sopra di tutto, per il quale si è disposti a “non fare troppe domande”!

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  5. Bruno Segre

    Mentre leggevo, Stefanie, queste sue impressioni da Predappio in agosto, folgoranti e meditate, delle quali le sono grato, pensavo con scetticismo alla possibilità che Predappio, dove “ci si traveste da cittadina normale”, recuperi la normalità dotandosi di un “centro di documentazione storica e di un luogo di commemorazione di tutte le vittime del fascismo”.
    Più anziano e più pessimista di lei, penso che Predappio è un’espressione geografica e sociale, piccola e ormai di scarso rilievo, entro un contesto più ampio, l’Italia, in cui “ci si traveste da Paese normale” ma nel quale, lungi dal puntare a una qualche decorosa normalità (europea e/o mediterranea), si fa strame delle memorie storiche più preziose e ci si abbandona a un “cupio dissolvi” sempre più pervasivo.

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  6. Franca Alaimo

    Tagliente testimonianza che parla da sé della superficialità di un giudizio storico, della cecità di una comunità, della sottomissione alla ragione economica. I miti negativi persistono, purtroppo.

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  7. BALDRUS

    Ricordo che quando avevo 14-15 anni, con gli amici dei motorini, andammo a Predappio a curiosare, e rimasi abbastanza impressionato da tutte quelle persone raccolte in meditazione davanti al busto del Predappiofesso. C’era un che di lugubre, di tetro, di morto, che questo reportage evidenzia molto bene. Questo paese mi ispira storie dark, retroterra horror, come certi film di Carpenter pieni di mostri nascosti nelle famiglie “normali”. Mostri neri, walkers.

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  8. Mimma

    Colpita dal commento del padre: “Mussolini? Ha fatto tanto bene per l’Italia. Se solo non si fosse messo insieme a Hitler…”
    Purtroppo è lo sport nazionale italiano, trasversale ad ogni periodo storico, non ammettere né assumersi le proprie colpe, ma trovare sempre il responsabile al di fuori di sé.
    E l’attualità politica italiana continua a confermarlo.
    Grazie Stefanie della riflessione che inquieta e amareggia e che, ahimè, è disperante.

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  9. nino

    Si dice che il tempo sia una lunga linea retta che parte da un punto che non si sa qual è e continua sino all’infinito, se fosse realmente così gli eventi storici accaduti in un certo periodo non dovrebbero ripetersi, oppure uomini vissuti in epoche remote non dovrebbero rinascere, eppure la storia ci insegna il contrario.

    Il tempo, secondo i Maya, è circolare, ciclico, ciò che è successo potrebbe
    riverificarsi…forse l’uomo non volendo vedere le cose come realmente sono,

    è condannato a ripetere gli errori/orrori delpassa
    secondo i Maya è ciclico, ciò che è successo potrebbe riveri no

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