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da qui
Quant’è che insegni a questa gente? Ti sembra un secolo, o un millennio. Sarà che la preghiera intensa, in comunione con il Padre, t’immerge sempre più nell’idea di eternità, un sentimento sempre più vicino a quello che chiamiamo nostalgia. Quanto più la coscienza si fa acuta, tanto più l’incomprensione, l’ignoranza, l’impotenza dei tuoi uditori ti fanno tenerezza, ti rendono indulgente, disposto a capire oltre ogni limite. Pensi, addirittura, che il Padre dovrebbe correggere qualcosa nella tua missione: presumere che nessuno capisca fino in fondo il messaggio radicale che trasmetti; oppure rassegnarsi al fatto che solo dopo anni sia possibile cambiare vita, strutture di peccato ormai sclerotizzate, abitudini incistate nelle storie come la calce nei muri dei palazzi. Sei stanco di fare da tramite impossibile: un ponte gettato sopra il nulla, cui nessuno ha il coraggio di accostarsi, preferendo ogni volta soddisfazioni a buon mercato. Come può il divino penetrare in questa scorza? Quali chiavi utilizzare per trasmettere l’urgenza del momento, la necessità di lasciarsi portare con fiducia nel mondo sconosciuto dello Spirito? Contempli la campagna rigogliosa, di cui oggi avverti con maggiore intensità i colori e gli odori, come volesse confidarsi, raccontando una parabola in tua vece.
Un tale aveva un albero di fico piantato nella vigna, venne a cercarvi i frutti, ma non ne trovò neppure uno.
I discepoli drizzano le antenne: è un movimento speculare quello del tuo scoraggiamento e il loro disperare di mostrarsi all’altezza.
Disse al vignaiolo: ecco, è il terzo anno che vengo a cercare frutto in questo fico, senza risulatato. Taglialo, dunque! Fino a quando sfrutterà il terreno inutilmente?
Sono lì, davanti a te, trattengono il respiro: forse non potrebbero fare a meno di questa irrequietezza, non sarebbero in grado di tornare alla calma piatta di un tempo; forse davvero li hai sospesi sopra il ponte lanciato fra la terra e il cielo, inebriati dall’altezza eppure sempre timorosi di cadere. Dagli una parola di conforto, un motivo qualsiasi d’incoraggiamento.
Ma il vignaiolo, rispondendo, disse: Signore, lascialo ancora per quest’anno, finché zappi intorno ad esso e ci metta il concime; se il prossimo anno farà frutto, bene, se no, lo taglierai.
Sorridono quasi senza accorgersene, come se qualcuno sollevasse, per un attimo, la pietra che pesa sopra il cuore. Una pietra pesante, rotolata per miracolo accanto all’ingresso di un sepolcro vuoto.

Si dice che l’ amore con amore si paga…di sicuro l’ amore e la cura del vignaiolo per il fico apparentemente sterile lo renderà fertile e pieno di frutti.
In un deserto può nascere una rosa? Si, se comprendiamo che per far fiorire la rosa in un deserto dipende da noi ,la speranza infatti é colei che porta avanti la fede e la carità come una bambina che tiene per mano i sui genitori.
-… eternità, un sentimento sempre più vicino a quello che chiamiamo nostalgia.
Quando la pietra si solleva e rotola via, per miracolo, per un attimo, il cuore si apre, ritorna accogliente, e si accorge che l’eternità si manifesta costantemente intorno a noi, in ogni emozione, azione, sensazione, in ogni essenza vitale destinata all’infinito, che la Grazia ci dona di vedere e di vivere in pienezza…
“è il terzo anno che venga a cercare frutto in questo fico,senza risultato. Taglialo”
ogni uno di noi a volte sbaglia,è normale,naturale,umano. Ogni uno di noi comunque vuole essere perdonato,portare frutti. E proprio questo che ci offre Dio-perdono, un altra possibilità per migliorarsi, e poi un altra,e un altra,…
(come è scritto nel Vangelo? “quante volte devo perdonare al mio fratello? -settanta e sette volte”)
Dio ci dà perdono,Dio ci offre la possibilità di miglioramento, di aggiustare la nostra strada di vita.
E penso che questo concime che aiuta curare l’albero possono essere le nostre preghiere,per noi e per tutti che hanno bisogno di aiuto.
Mi sento talmente in sintonia con i due commenti precedenti che posso sottoscriverli….un grazie a bioraffaella e a M&C.E’ sempre ” la Grazia” che tutto governa…
“il loro disperare di mostrarsi all’altezza”
Mostrarsi all’altezza non è sbagliato. Una volta ho sentito una frase: tutto questo che fai non devi fare bene ma devi fare in modo il migliore che puoi.
Mostrarsi all’altezza-penso che tutti nella vita vogliamo fare tutto bene, in modo migliore che possiamo.
Ricordo come al inizio di questo libro, a tanti di noi ha preso il panico- non so se sarò all’altezza scrivere commenti. Però proseguiamo, impariamo,cresciamo.
La vita va avanti e tutti cerchiamo di crescere,mostrarsi all’altezza nella vita. E un giorno,quando si presentiamo davvanti Dio, lo chiederemo: sono riuscita stare all’altezza?
Mostrarsi all’altezza
Ricordo una volta,stavo in mezzo guai. Stavo in chiesa:io,miei pensieri e Dio.Ho analizzato tutto,lo sapevo che ho un bel’ po di ostacoli da affrontare. Disperata ho chiesto Dio.ma c’è lo faccio?
E ho sentito come Dio mette le Sue mani sulle mie guancie,mi fa alzare la testa dicendo. certo che c’è la farai!
Mi ha fatto ridere.
Dio crede in noi, Lui lo sa che siamo all’altezza ad affronare compiti che abbiamo sulla terra. Siamo noi che a volte abbiamo la paura e non ci crediamo alle nostre forze di mostrarsi all’altezza.
“Dagli una parola di conforto, un motivo qualsiasi d’incoraggiamento”
“Il vero nome della felicità quaggiù è consolazione.”
Henri Frédéric Amiel
“Sorridono quasi senza accorgersene, come se qualcuno sollevasse, per un attimo, la pietra che pesa sopra il cuore.”
Mamma noi aspettiamo un bimbo!
E’ lui che ha sollevato ” la pietra che pesa sopra il cuore”
A mio figlio e alla sua dolce compagna.
grazie.
A Fabrizio Centofanti: ancora e sempre grazie di te, e di tutto ciò che ci regali con la tua penna e il tuo grande cuore! che ha sollevato la pietra che pesa sul mio cuore tante volte.. quante volte!
ernestina.
… forse davvero li hai sospesi sopra il ponte lanciato fra la terra e il cielo, inebriati dall’altezza eppure sempre timorosi di cadere. Dagli una parola di conforto, un motivo qualsiasi d’incoraggiamento
Tutto quello che serve, per attraversare la strada, sentirsi completi, interi.
Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane
I. Calvino, Il Visconte Dimezzato
– Voglio leggerla come speranza –
La pietra è pesante anzi pesantissima come farei senza l’amore di Dio che sento ogni giorno proprio con l’aiuto delle tue parole anche se ora è tanto che non parlo direttamente conte Grazie !
Una coltre azzurra, il cielo, sulle parole e le peregrinazioni del Maestro, Colui che spazia per indefinite, invisibili latitudini e che muove con un sospiro gli oceani, è arenato ai nostri mari contro gli immobili dirupi dell’umanità.
Il Signore:
“nel chicco di grano, nel solco
rovesciato, in vene d’albero,
nel vino ubriaco di profumo”
e nel pane fragrante,
è la solitudine che cammina sugli abissi,
è la nostalgia sulla sponda divina della beatitudine, della gloria dove bruciano i cieli, consumata fino al confine arduo, al monte, dal quale, hai scalato, Amore, contro il torrente impetuoso del sangue, il tuo Paradiso.
Quell’albero mi sembra mettere alla prova il nostro coraggio, la nostra memoria, l’idea di Dio di primo testamento, quello che taglia, condanna, punisce…e ci sentiamo un po’ come il servo timoroso, “so che sei un uomo duro”..e così meglio nascondere quel poco di talenti avuti in dono, te li ridò, meglio non rischiare. Il Figlio, l’eterna Parola che si rinnova nei tempi attraverso mille volti della buona novella del Padre, porta un nuovo annuncio, incarna la fatica, lo scoraggiamento, il rischio dell’amore, di zappare, concimare, di attendere i frutti, il dolore e la gioia sconfinata di una pietra rotolata via, solo ricordo di ciò che chiudeva. “Ecco, faccio nuove tutte le cose”…
Io sopravvivo – Mario Cavigioli
Le mie utili precisazioni
Come un albero
con i rami piegati
all’indirizzo del terreno
e la punta arrotondata
che si stira verso il cielo.
Leggermente inclinato in avanti,
ad erigere i piedi per staccarmi,
nonostante l’intreccio di radici
che mi inchioda.
Piango
e rivoli di pioggia, come lacrime,
percorron la corteccia
all’indirizzo del terreno
fino all’estrema punta
delle più basse foglie.
Indugiano,
le gocce,
ma poi si staccano
e volano,
volano,
in tuffo greve.
E infrangono infin la terra,
in mille piccole sorelle,
in un unico timido umor salato,
che alimenta così
le mie radici.
E così nutrito,
io sopravvivo
a tutto quel che sono.
grazie Roby,
che bella poesia! dolce quanto basta per farmi scendere un lacrima.
bellissimo commento a questo altrettanto commovente scritto del nostro poeta.
allora grazie a tutti e due… mi avete emozionata.
ernestina.
Fede e misericordia sono le leve per far rotolare la pietra.
Tanto è pesante il macigno che appesantisce il cuore, tanto è dolce il sollievo che nasce dal perdono.