Alessandra Cenni: cinque poesie da “Le tuffatrici”

fondale
Eco

Accosto le labbra sull’acqua tesa
Ma si frange quella
con diniego silenzioso.
Allora con un gemito
l’infanzia si solleva
e più immagini compongono
Il nuovo segreto
poi s’annebbiano nel fondale desolato.
Non sapevo che una mano profonda
avesse colto le sorgenti così
E risospinto a riva memorie seppellite.
All’acqua rifranta sorrido
e la semplicità è pari
alla calma del gesto.
Nello stretto margine ho trovato cose
che la penombra non mi aveva dato:
l’ardua intermittenza dei sogni
ha pause reali d’angoscia.
Riconosco me stessa in tante forme
che il presente strazia d’aria:
mi amo come Narciso non seppe
di un amore lontano e minacciato.

***

Abisso celeste

Adorare l’assenza
Incorona lo spazio
Incanta l’astrazione
del lontano esistente.
Aspirare la scia di un profumo
Alitare su una piuma gentile
addestra agli Imponderabili.
Le cose accadono così miseramente.

Gli oggetti e gli uomini cadono
Poveri e grevi
(forse le donne sono un poco più lievi)

Ma pazzo di solitudine è
Chi abiti l’abisso celeste.

Nadja

Tandis que je frosse ce journal étoilé
Sfidando le leggi dello spazio
la sensitiva scompariva da Parigi.
Le belle donne di Toledo tengono
un sottile pugnale contro il cuore
provano piacere al suo contatto.

Come un fuoco che corre sulla neve
lasciava tracce del suo silenzio
ardente e sempre
All’improvviso accadeva l’inquietante
meraviglia: al primo avvicinarsi
la frescura giustamente si ritrae
Quando tutto comincia a mancare
ci si riporta a volo sul cuore
del vulcano dove sono nere tuberose.

“Il piano era semplice – disse Sade
Ecco il segreto per generare
un terremoto”.

Andare
Con una donna
Al crepuscolo
Sopra una strada
Bianca.

***

Da Corpi celesti

L’amore di Vela X

Orbitavano senza un’apparente fine
Attorno allo stesso centro gravitazionale.
Era tra le due la più splendente:
15.OOO anni fa divenne una supernova.
D’improvviso abbandona la sequenza
Si espande gigante
Lascia qualcosa di sé,
poi si contrae, nana bianca.
La sua compagna cattura la materia
Proiettata per sopravvivere,
anch’essa diverrà una supernova
e più non morirà.

Il fulgore dell’una permette
La dignità dell’altra.
Restituire crescendo
Il Dono ricevuto: allora e solo allora
È incendio
E Vita Nova.

Com’è intenso l’amore equilibrato
così diventa radiazione e musica.

***

Polvere cosmica

Veste della stella
suo timido schermo splendente
tanto che ti copri e arrossisci
Cigno di polvere
polarizza la luce
Salva da noi le stelle.

Solo ciò che s’allontana
conserva la bellezza.

2 pensieri su “Alessandra Cenni: cinque poesie da “Le tuffatrici”

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