[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=NtToXA40PE8]
da qui
Da qualche tempo vado riflettendo sulla differenza tra l’amore umano e l’amore divino. La miglior definizione della mia esperienza è quella di una nota veggente: la cosa più difficile che il Signore mi chiede è amare come vuole lui, ancora non ci sono riuscita. Potrei sottoscriverla alla lettera. Comincio a pensare che la parola “amore” sia la più equivocata in assoluto. Sembrerebbe qualcosa di molto naturale, scritto nel DNA di ogni persona, ma non è così. E’ logico: se l’egoismo e il peccato sono presenti nell’uomo al pari della capacità di donare e di entrare in empatia, si capisce come alcuni elementi convivano con altri di natura opposta. Ecco perché don Mario ripeteva continuamente ti sei decisa a morire? Morire agli aspetti che impediscono di amare in modo gratuito, liberante, come l’Atto di Carità, da lui composto, ci ricorda. Un’opera divina, in fin dei conti. Ma qualcosa spetta a noi: lasciarsi spogliare sempre più, continuare a rinunciare anche quando sembra che non sia rimasto nulla, lasciarsi scavare finché il Signore lo ritiene giusto. Sono dure queste parole! Volete andarvene anche voi? Il Vangelo non fa mistero di quanto sia difficile seguirlo.
L’e-mail sull’importanza del disegno di Dio dovette piacere al sacerdote, perché da quel momento lo scambio sui temi spirituali s’infittì, e io mi domandavo: fino a che punto posso parlargli della mia esperienza, della presenza di don Mario? Ne discutevo sempre, col mio direttore, e mi orientavo in base a quel che mi diceva. Cominciò un gioco sul detto-non detto, per capire quanto fosse interessato: il desiderio di comprendere meglio doveva nascere da lui. Giungemmo alla risoluzione di affrontare l’argomento di persona. Forse, pensavo, potrebbe decifrare lui la frase sibillina. Stavo uscendo di casa quando intuii che dovevo scrivere la frase su un foglietto. Avrei deciso nel corso del colloquio se fargliela vedere oppure no. Pescai a caso nel cassetto, e tirai fuori un biglietto di colore rosa.

“Ma qualcosa spetta a noi: lasciarsi spogliare sempre più”
Che freddo!
[…] Amo come l’amore ama.
Non conosco altra ragione di amarti che amarti.
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?”
Tratto dal FAUST
Il gioco del detto-non detto generalmente è piacevole, divertente, intrigante, raffinato, intellettualmente impegnativo.
Il gioco del detto-non detto può essere deresponsabilizzante, disonesto, lascia sempre aperte le porte, lascia sempre intatta la possibilità di essere stati fraintesi.
Chi vuole capire-essere capito, il più delle volte “dice” e altre volte, per scelta, “non dice”, dicendo anche di più. In entrambi i casi, chi vuole capire-essere capito sa di dover essere sincero, spogliato di sovrastrutture, nudo.
Sarà un foglietto rosa a dire molto di più.
Per diventare santi non è necessario girare gli occhi e guardare là, o avere un po’ una faccia da immaginetta! No, no, non è necessario questo! Una sola cosa è necessaria per diventare santi: accogliere la grazia che il Padre ci da in Gesù Cristo. Ecco, questa grazia cambia il nostro cuore. Noi continuiamo ad essere peccatori, perché tutti siamo deboli, ma anche con questa grazia che ci fa sentire che il Signore è buono, che il Signore è misericordioso, che il Signore ci aspetta, che il Signore ci perdona, questa grazia grande, che cambia il nostro cuore. E, diceva il profeta Ezechiele, che da un cuore di pietra lo cambia in un cuore di carne. Cosa vuol dire, questo? Un cuore che ama, un cuore che soffre, un cuore che gioisce con gli altri, un cuore colmo di tenerezza per chi, portando impresse le ferite della vita, si sente alla periferia della società. L’amore è la più grande forza di trasformazione della realtà, perché abbatte i muri dell’egoismo e colma i fossati che ci tengono lontani gli uni dagli altri. E questo è l’amore che viene da un cuore mutato, da un cuore di pietra che è trasformato in un cuore di carne, un cuore umano. E questo lo fa la grazia, la grazia di Gesù Cristo che noi tutti abbiamo ricevuto. (Tratto dal discorso di Papa Francesco al Convegno Diocesano)
Altro giorno ho fatto un discorso con mia amica- lei diceva che la gente è cattiva, io invece ho provato convincerla che non è vero, che la gente ha buon cuore, solo che nella vita si sono persi.
Mia amica,come si dice, sta forte molto forte con i piedi per terra, però è una bravissima persona, sempre pronta per aiutare, anzi, aiuta anche se non si chiede aiuto perché lei vede dove la persona soffre. Io ringrazio a Dio che ho conosciuto lei.
Ma io continuo pensare che la gente in realtà non è cattiva, solo che si sono persi e hanno capito in modo sbagliato la vita.
Io nella vita ho conosciuto tante brave persone.
La parola “amore” ha perso suo significato, oppure la parola “amore” si usa per la mancanza di un’altra parola. Si dice- “mi sono innamorata di questo vestito, devo averla”, ma in realtà questo vestito non si ama ma si desidera di averla, è diverso.
Si ama suo marito, ma si obliga lui di vivere in modo come vogliamo noi. E’ amore?
La parola “amore” ha perso suo vero significato profondo. Usamo questa parola nella vita quotidiana per dire- questa cosa è buona, manca soltanto sentimento.
“Pescai a caso nel cassetto, e tirai fuori un biglietto di colore rosa”
non ci sono i casi, questo specialmente nel mio ultimo periodo in quale vivo mi fa credere di più- non ci sono i casi nella vita, tutto è collegato e ha suo significato, giorno dopo giorno, cosa buona e cosa triste.
MORIRE A SE’ STESSI
“Morire a se stessi”: impresa che comporta il decentramento da se stessi a Dio, armonia come di nuova creazione che si compie con l’ausilio dello Spirito santo, perchè in noi permane l’inclinazione al peccato e soffriamo “il comune dolore” della colpa e solo talvolta: “riesco ad ammirare le spalle di Colui che mi vede: mi passa accanto il disegno tuo riguardo all’uomo attraverso l’umiltà di Cristo…al pari di Tommaso..toccarlo e avvicinare la ferita S.S. del suo costato, porta dell’arca scavata su un lato, per mettervi non solo il dito..ma entrarvi anzi fino al cuore di Gesù, fino al Santo dei Santi”. (Guglielmo di S.Thierry)
Morta a me stessa, “dopo aver consumato le mie scelte costose”, potrò fruire di Te, ma “anche Dio della sua creatura della quale gioisce giocondamente”, infatti nell’amore mi hai creata, per potermi amare eternamente e liberamente, e perchè anch’io lo faccia.
“Lasciarsi scavare finché il Signore lo ritiene giusto.”
Io vivo per questo, soprattutto per capire fino in fondo questo amore così grande.
ernestina.
“la cosa più difficile che il Signore mi chiede è amare come vuole lui, ancora non ci sono riuscita”.
Rifletto sul cambiamento che può nascere quando uno sguardo incentrato su sé stessi, da sé stessi si sgancia, per entrare in una sintonia liberante di un cerchio più ampio.
Decifrare, è sempre così difficile. A volte ti sembra ti aver capito, il messaggio è chiaro, palese, quando le idee si ingegnano operose per confonderti di nuovo, ti sembra senza motivo. Probabilmente bisogna andare ancora più a fondo, attraverso un’esegesi ancora più accurata. O forse, più semplicemente, – può sembrare banale, forse approssimativo – leggere solo con gli occhi del bene e della spontaneità.