La mia copia è la numero 37/200, con tanto di tessera, foto e dedica. Ho creduto subito in questa originale proposta di self-publisching quando venne lanciata dal suo autore con la richiesta di prenotazione di una delle 200 copie che poi sarebbero uscite con le Editions Communiste Dandy. La prima opa (offerta-pubblica-di-acquisto) letteraria. Ho letto dunque il romanzo di Forlani prima ancora della successiva e fortunata edizione con la pugliese Laterza, e il nuovo titolo Parigi, senza passare dal via. L’operazione editoriale, in un mondo, quello letterario, che ho imparato a conoscere come chiuso, gretto e immorale almeno quanto quello politico, meritava una menzione speciale iniziale. Anche per riconoscere il valore etico e creativo dell’autore che in questo mondo si muove con la leggerezza di un trovatore, ma anche con lo spessore di uno scrittore di altri tempi.
Questo libro dunque si presenta subito con una propria autonomia esistenziale, rispetto al contenuto, al romanzo stesso, alla sua narrazione. Quando infatti mi è capitato di consigliarne la lettura, la domanda che mi sono posto in silenzio è stata: cos’è Chiunque cerca chiunque? E’ un libro su Parigi. E’ la risposta immediata. Troppo semplice. Ci gioca lo stesso autore. Sì, il lettore può trovarsi proiettato sulla mappa di un monopoli francese, con la “Gare de Lyon tra il viola e l’arancione, e poi da lì partono i treni che vanno in Italia e qui arrivano, ma è diverso”. Sì è diverso. Certo da Parigi, dai suoi luoghi spirituali e fisici, si parte. Ma ognuno va dove vuole. Torna dove desidera. Questo è il viatico della capitale della modernità. La stessa cosa accade quando vi arrivi. A Parigi vai dove vuoi, c’è un luogo per tutti. E ciascun luogo è unico per quello che rappresenta. La cultura, il sesso, la fede, la bella vita.
Cos’è Chiunque cerca chiunque? E’ anche un libro autobiografico. Meglio, è un libro su un periodo preciso della vita dell’autore. Il soggiorno e il lavoro altrove, la formazione, gli amori, il progetto di realizzare una rivista letteraria collettiva, La Bête étrangère, senza soldi dotati solo di talento, l’inatteso ma inesorabile commiato finale. Quanto è universale questa sequenza di eventi. Dentro questa cornice chiunque potrebbe raccontare la propria storia. La storia parigina di Forlani, d’altra parte, conserva una propria singolarità che la rende esemplare. Racconta le “avventure” di un gruppo di esuli del merito – diversissimi dagli esuli politici del passato ma non per questo meno consapevoli del tramonto delle grandi passioni politiche – che guardano dall’estero l’alba tragica di Tangentopoli e delle imminenti stragi. Lontani eppure intimi col cuore più antico degli italiani, sconfitti ma non invitti. Non è un caso che la rivista nasce a Parigi ma viene stampata a Caserta.
Chiunque cerca chiunque è infine una versione post-moderna di un genere antichissimo. E’ un romanzo picaresco e lo stesso protagonista non è unicamente l’autore del libro, egli stesso assume il profilo di una tipica figura letteraria, quasi una maschera nel senso più nobile del temine, malinconica e disincantata, sardonica e geniale, distaccata ma stracolma di umanità vera. Mi è saltata alla mente l’umanità di Marcel Carné e del suo Les Enfants du paradis. Ed il nostro Forlani mi richiama le movenze di …. Dunque un mimo, se non fosse che il linguaggio, anzi la lingua parlata, il racconto orale, non avessero una centralità fondamentale in questo romanzo. Qui non sono le movenze mute a proiettarti nella dimensione della grazia e della felicità, ma un immaginifico grammelot che unisce Napoli e Parigi, dialetto e latino, stomaco e genio.
“Di letteratura si muore”, grida il protagonista. In realtà, la letteratura lo ha salvato. Ci ha salvato tutti. Ecco cosa rimane alla fine del viaggio. Autore e lettore si chiedono se quello che è stato raccontato “è successo veramente”. La perla di questo romanzo dunque è la narrazione stessa. Tra le dita di lettore tieni la rassicurante continuità del racconto orale che unisce i fili sparsi di esistenze centrifugate e cuce il tessuto resistente di una generazione di intellettuali d’altri tempi. Tocchi con mano che non esiste alcuna utopia se non un interminabile cammino, che allo stesso modo il racconto è tutto. Che una vecchia macchina per scrivere Remington può diventare la metafora di un’intera esistenza. Che il successo è importante per la pancia, ma se non arriva non lo insegui perché non ne saresti capace. Che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte. Sì, questa è una banalità che ogni volta si riscopre essenziale. Perché l’arte, più che la vita, è adesso. “Potrò finalmente togliere questi cazzo di cerotti che ho sui palmi di mano e lasciare che quanto ho raccolto da allora possa volarsene via”.


L’ha ribloggato su alessandrapeluso.
Ho scoperto lo scrittore Francesco Forlani attraverso la rete. Una sorpresa, bello questo romanzo e la “sua” Parigi. Così come una bella sorpresa, anzi la vera e propria sensazione di un gesto di cura e attenzione, è stato ricevere una copia numerata, foto, dedica, e un biglietto del Monopoli al centro del libro. Un augurio di cuore a Francesco, per tutta la sua attività. E grazie per il post.
grazie a voi effeffe