44. Quanto resta della notte?

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Ogni volta che progredivamo o ci sembrava d’aver colto un obiettivo, c’era qualcosa che ci spingeva indietro. Ormai era una legge: una forza oscura provocava un’azione contrapposta, che avvertivo addosso persino in senso fisico.
Come restare fiduciosi, in queste condizioni? Sembrava un processo senza fine, in cui s’affievoliva mestamente la speranza di venirne fuori. Le porte degli inferi, si dice, non potranno prevalere sulla Chiesa, ma in certe situazioni si comincia a dubitarne. Va bene morire a noi stessi, come don Mario ripeteva, ma c’è un limite a tutto e temevamo d’averlo superato. Mi sforzavo di aderire fedelmente al volere di Dio, ma il modo in cui cercavo di spiegarmi alcuni aspetti della nostra relazione irritava il sacerdote. Si trattava di una strada senza uscita?
La condivisione, grazie a Dio, ci permise di fare un passo avanti. Il diavolo è muto, ricordava don Mario: se ci fossimo chiusi nell’orgoglio, saremmo caduti nel suo inganno. L’unico modo per resistere agli assalti che toccavano corpo, mente e cuore, era quello di tornare in noi stessi, nel famoso “terzo cerchio”. La fede e la preghiera erano i mezzi più adatti per questa operazione. Gli attacchi cui eravamo sottoposti divergevano nei modi ma apparivano d’uguale intensità. Si trattava di situazioni speculari: tanto piacevole e attraente era ciò a cui lui era tenuto a rinunciare, tanto sgradevole e pesante era quello con cui mi trovavo a fare i conti.
Mi chiedevo come avremmo potuto, con le nostre debolezze, far fronte a una lotta così dura: avremmo ottenuto l’aiuto del Signore? Sapevo che senza la sua grazia avremmo di certo perduto la battaglia, ed era suo interesse che ciò non avvenisse.
Chi mi guidava, era convinto che la mia vocazione fungesse da sostegno al celibato; arrivati a questa fase, i frutti mi sembravano evidenti, ma proprio il celibato era l’ambito in cui lui non migliorava. La sua autocoscienza era cresciuta, la volontà si orientava nella giusta direzione, ma le donne erano da sempre il punto debole: quanto sarebbe durata una rinuncia così eroica?
Solo il Signore avrebbe dato una risposta; noi pregavamo perché l’esito maturasse in fretta, e come il profeta chiedevamo: sentinella, quanto resta della notte?

11 pensieri su “44. Quanto resta della notte?

  1. ema

    So poco della notte
    ma la notte sembra sapere di me,
    e in più, mi cura come se mi amasse,
    mi copre la coscienza con le sue stelle.
    Forse la notte è la vita e il sole la morte.
    Forse la notte è niente
    e le congetture sopra di lei niente
    e gli esseri che la vivono niente.
    Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
    nell’enorme vuoto dei secoli
    che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.
    Ma la notte deve conoscere la miseria
    che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
    Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
    sapendoli pieni di interessi, di non incontri.
    Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
    La sua lacrima immensa delira
    e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.
    Un giorno torneremo ad essere.
    Alejandra Pizarnik

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  2. F

    SENTINELLA QUANTO RESTA DELLA NOTTE?
    “..la guerra si vince sul campo, rischiando la vita, dicendo sì ad una missione impossibile per tutti, tranne che per Dio”
    (F.Centofanti- Nessuno è più importante di te)

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  3. F

    QUANTO RESTA DELLA NOTTE
    Quanto resta della notte? “Il suo ritardo/ è terribile; e questa storia/ di male!”, questo tormento che lascia alla deriva e Gesù, il Santo sul mio dolore, Lui che ha conosciuto il dolore ma parla con parole inintelligibili, che ha scelto il riserbo divino dopo aver detto: ti basta la mia grazia.
    Perchè “m’ha chiamato tanto alto” una consacrazione che mi fa gemere come esule lontano da Te?, in un terribile momento “Oggi mi sono detto addio”, come a urlare la mia resa.
    Eppure non sei lontano da me, e alle volte, Tu che “dici in silenzio”, mi sorprendi nell’intimo del mio essere, sei nel mio “mare di sangue”:
    “chè la mia pena /è la tua voce”.

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  4. agnese

    Leggendo questo post mi sono sottoliniata le frasi:
    -come restare fiduciosi, in queste condizioni?
    -in certe situazioni si comincia a dubitarne
    -la condivisione, grazie a Dio, ci permise di fare un passo avanti
    -la fede e la preghiera erano i mezzi più adatti per questa operazione.
    Questo mi sembra la strada che ogni uno di noi aveva atraversato o sta atraversando

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  5. agnese

    “Come restare fiduciosi, in queste condizioni?”
    Ultimamente ho vissuto queste paure con la malatia di mia madre.
    Arrivata la notizia-mia mamma ha tumore. Paura e panico. Ho cominciato pregare, e ogni volta che pregavo mi veniva la risposta: tutto andrà bene. Vivevo con questa speranza di certezza come uno che si sta affogando in mezzo al mare e trova un pezzo di legno in qui si può appogiare. Mi stavo abituando e tranquilizzando che tutto andrà bene, quando arriva un altra notizia: mamma sta in ospedale, il cuore e reni hanno smesso di funzionare. Paura. E chiedevo Dio: che c’è?! che c’è?! Mi avevi promesso che tutto andrà bene. Che c’è?!
    La paura mi ha portato il dubbio, che Dio si riferiva al tumore, non altro. Ma ci credevo, che non si può finire così. E ripetevo con dubbio, ma per convincere me stessa che Dio mi aveva promesso che tutto andrà bene.
    Dio perdonami!
    Mamma è tornata a casa, sta bene.

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  6. Chiara

    Quando si fa notte..si sa che li’ il tempo non ha spazio..a volte non si sa quando e come se ne esce..diventa vitale allora cercare quella sentinella,la notte potra’ essere lunga..ma sopportabile in sua compagnia..

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  7. pmartucci

    Il silenzio, la chiusura, l’orgoglio. La tentazione di abbandonare il dialogo, il confronto perchè ci bastiamo, perchè è troppo difficile comprendersi, perchè sembra che si parli con le stesse parole, ma che si riempiono di significati opposti a quelli che vorremmo…. Gesù, quando scaccia lo spirito immondo che Marco dice muto, ordina ad uno spirito muto e sordo. La parola cade e si perde proprio quando anche l’ascolto viene meno, quell’ascolto profondo che ama, che entra nell’altro, con un dialogo che è relazione, siamo noi con l’altro, i confini dell’uno si disegnano su quelli dell’altro. Preghiera è cuore che ama, parlando e ascoltando, che chiede, e che si sperimenta spesso nella pazienza, nell’attendere una risposta, dal Padre, portandosi fuori da sè, dai propri tempi, dai propri timori. Il “quanto resta” ci si fa davanti come domanda di fede, di fiducia in un alba che risponderà con luce sovrabbondante.

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  8. robysda

    Notte, sonno, sogni, strappo del cuore, silenzio, liberazione, preghiera, autenticità, volo, luna. Mi ascolta. Energia per il giorno dopo, kenegdo, vittoria.

    In genere, dopo aver ascoltato l’omelia della domenica, spesso mi sento di essere fuori da ogni parametro di cristianità; un po’anche leggendo questi post, devo dire, specialmente nei punti, spesso ribaditi, quando si parla di un Dio che vuole tutto, che non si accontenta di mezze misure. Eppure, sono convinta di un Dio accogliente, paziente, che aspetta un cenno per entrare nella mia vita: umilmente ci provo a lanciare messaggi ma, goffamente, spesso inciampo. Allora mi dico: come può una preghiera così assidua, intensa, accorata, non concedere ancora i suoi benefici completi al protagonista del diario? Prima di scoraggiarmi completamente, provo dunque a ribaltare la prospettiva della notte, vedendo nella stessa una buona occasione per leggere il cuore, riconoscersi nella verità, sentirsi unici, autentici, così come ci apprezza singolarmente il Signore, senza chiedere troppo a noi stessi. Così non ho tanta fretta che passi , mi prendo tempo per riflettere e penso che un vivere ingarbugliato ma sincero, seppure fuori dagli schemi, ma ricco di fede e carità, non possa non essere gradito a un Dio che chiede tutto. Tutto, in fondo è Amore e trasparenza.

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  9. Stella Maria

    Ci sono notti infinite, l’alba è come una vana speranza di un cuore disperato, poi all’improvviso l’aurora… fosse anche quella dell’incontro con Dio il sole sorge sempre.

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  10. pam

    “Notte.. dura da masticare a pezzi fra i denti (Lucio Dalla)

    E il punto è che la sentinella risponde “viene il mattino, e poi anche la notte”, a ricordarci che giorno e oscurità sono l’alternanza della vita. Ci sono notti di cui non riusciamo a decifrare la durata, notti con poche soluzioni, o impacciate in uno sforzo di buona volontà, dove la fretta diventa il traditore. Ma la condivisione fa di piccoli passi, seppur lievi e imperfetti, una notte quantomeno riscaldata attorno alla luce di un focolare dove poco a poco riemergerà la memoria dell’Amore.

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