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da qui
E invece gli alti e bassi continuavano: la mattina mi chiamò con l’aria asettica del medico di turno. Non riuscivo a digerirlo: perfino le montagne russe diventano noiose, a lungo andare. Reagii malamente, ma con meno virulenza delle volte precedenti, perché qualcosa era cambiato. Ero cosciente di ciò che la turbava: dover mettere d’accordo dimensioni emotive inconciliabili. Il Signore incalzava coi suoi metodi traumatici, chiamava a rinunciare alle pretese, a vivere un rapporto ogni giorno più profondo; dovevamo passare nel crogiolo, perché ogni impurità avrebbe potuto provocare un’infezione. Aveva ragione a parlare di distacco? Con me cascava male: ogni forma di distanza rievocava il dolore insopportabile sepolto nel passato, i parametri borghesi, il culto dell’immagine, contro cui, fin da ragazzo, ero insorto con tutte le mie forze. Un poeta maledetto non può accettare la dottrina del distacco: meglio morire che capitolare. O forse la tappa seguente sarebbe stata la morte a se stessi, che don Mario perorava, non a caso, per entrambi. Che tratti avrebbe avuto questa perdita? C’è un punto da cui fuggi e che ritorna ogni volta, come a dirti: o passi da qui o resti al palo. Il Natale era alle porte: ti saresti ritrovato presto a predicare di un bambino che nasce per morire: la culla è una tomba, le fasce sono quelle in cui la salma è avvolta, prima d’essere deposta nel sepolcro. E’ vero – pensavo – che ogni nascita è una morte e che la corsa a perdifiato della vita è un’indagine convulsa sul nostro vero io, ciò che siamo al di là delle apparenze. Le luminarie dell’albero, sul mobile vicino, si accendevano e spegnevano: il Natale arriva solo – pensai – se la luce splende dentro.

DISTACCO
Eccovi un uomo
uniforme
Eccovi un’anima
deserta
uno specchio impassibile
M’avviene di svegliarmi
e di congiungermi
e di possedere
Il raro bene che mi nasce
così piano mi nasce
E quando ha durato
così insensibilmente s’è spento
G. Ungaretti
La voglia di citare canzoni è contagiosa… Da una grandissima artista una carica positiva affinchè la luce splenda o torni a splendere “dentro” noi tutti…
Torneranno gli angeli
a sfiorarci l’anima
l’allegria
sapra’ tenerci per la mano..
Oltre gli arcipelaghi
mari senza limiti
andiamo via
leggeri come un deltaplano..
Per noi, che non gridiamo mai
che non cerchiamo eroi
che siamo in mezzo alla tempesta..
ritornera’ per noi
l’azzurro e la magia
il lampo di un’idea
la voglia di non dire basta!
Fiorella Mannoia
da: Rossella LaLettrice
“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura….e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura….Un grido forte, terribile, acuto, che mi è entrato in testa, come una frustata…..Anch’io mi sono messo a gridare, tappandomi le orecchie, e mi sono sentito un pupazzo, fatto solo di occhi e di bocca, senza corpo, senza peso, senza volontà, se non quella di urlare, urlare, urlare….. . Ma nessuno mi stava ascoltando: ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come se fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori!!!!”(Munch)
gran bel pezzo fabri
“ogni nascita è una morte”
un dolore,caos, la paura di futuro incerto, buio totale. E’ un passaggio che a volte può durare anni; la coscienza deve crescere, rinascere. Ma poi, improvvisamente… ti si aprono l’occhi e ti sorprendi te stesso come vedi la stessa vita in un altro modo, più bello, meraviglioso.
Spesso abbiamo paura abbandonare nostri abitudini, nostri vizi, anche se non li piacciono, però li conosciamo, sono nostri amici- nemici. Cambiamento fa paura, perché porta qualcosa di nuovo, sconosciuto, e a noi piace stare “seduti sulla stessa vecchia poltrona” anche se scomoda, ma nostra, nostro abitudine.
“Ci sono persone così povere, che l’unica cosa che hanno sono i soldi.”
Michael J. Coen
“La nostra gioia più profonda viene da Cristo: stare con Lui, camminare con Lui,essere suoi discepoli.”
Papa Francesco
“Gli alti e bassi continuavano”
Per quanto lontani, disattenti, smemorati di Te, portiamo radicata l’impronta tua, origine del nostro essere, e Tu, dopo le battaglie del cuore, hai lasciato che rifiorissimo “come narciso” su terra arida.
Voce ti fai, sussurro, silenzio, notte, nella tua sola Parola: Amore.
Ancora nodi, dunque, punti da affinare, da setacciare affinché ogni imperfezione umana resti fuori e si possa raggiungere quanto più possibile la pienezza. Non c’è apparenza né coscienza che siano separate, c’è un solo cuore, un essere se stesso puro e vero, sceso nel crogiolo di dolore, già sortito come scintilla di luce, apprezzata nel buio dell’umanità e nella Luce che conosce e abbraccia ogni cuore che la invoca.
Un libro aperto, diario scritto e letto nella profondità del silenzio: quella pietra non può non rotolare.
“Il distacco”
“Anche ricevendo comunicazioni sublimi come gli angeli,
la cosa importante è la rinuncia di sè”.
(S. Giovanni della Croce)
“Il Natale era alle porte” con il Bambino che nasce per morire..e..
la culla e la tomba,
le fasce e le bende,
la morte e la vita: perdita del sè per ritrovarsi..
Commentarlo sarebbe disperderne, in parte, l’intrinseca valenza simbolica.
Bellissimo.
“gli alti e bassi continuavano
Reagii malamente, ma con meno virulenza delle volte precedenti, perché qualcosa era cambiato”
…continuiamo a curarci, con l’ascolto di sé, dell’altro, e la preghiera:
“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza”
(La cura, Franco Battiato)