63. La mano

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Secondo me, la svolta era avvenuta: sentivo, per la prima volta, di non sforzarmi soltanto con la testa; conoscevo la fatica d’aggrapparsi a formule sempre rinnovate, il dolore causato dal divario tra affetto e volontà.

Pensavo ai diciassette mesi consumati in mezzo agli alti e bassi degli stati d’animo: dall’euforia per la scoperta inattesa al crollo improvviso delle sicurezze. Mi tornava alla mente il brano del Vangelo che parlava delle toppe sul vestito vecchio, destinato a strapparsi, prima o poi. Non a caso pregavo, quel mattino, partendo dall’e-mail che approfondiva il tema dell’autodistruttività, la tela di Penelope che tessevo di giorno e di notte disfacevo, convinto di non farcela, di non riuscire a sottrarmi al mio destino.
Stavolta era diverso, tuttavia: qualcosa che nasceva non più dalla mente, ma dal cuore; ero sceso nel profondo, s’era aperta una breccia ed entravo in un contatto diverso col Signore. Mi pareva la giusta prospettiva, uno spiraglio, la crepa nel velo del tempio, squarciato dopo il grido di Gesù. Pensai all’intuizione di Pascal: il Cristo rimane crocifisso nei secoli dei secoli, finché l’ultimo uomo sia salvato. Moriva anche per me, e il suo urlo sfondava la membrana tra la mente e il cuore, trasformava le formule stereotipe in serene confidenze; gli chiedevo di vedere coi suoi occhi, di sentire il respiro della vita, di cui avevo già fatto esperienza nelle lunghe passeggiate con don Mario. Mi accostavo agli altri con più facilità, innanzitutto ai poveri: quelli, per esempio, in cui m’imbattevo la mattina, aprendo le porte della chiesa; fissavo le facce scavate dal dolore ed è come se le grinze sul viso e le pieghe sulla fronte diventassero le mie, come fosse abolita la distanza tra le mani tese dei barboni e la mia che le riempiva con l’offerta. Non sappia la tua destra quel che fa la sinistra, diceva il Maestro ai suoi discepoli: perché, superati gli steccati, è impossibile distinguere la mano che dà dalla mano che riceve.

14 pensieri su “63. La mano

  1. ema

    “Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
    e mette assieme tutti i suoi giorni
    in una mano tesa per donare,
    in una mano che assolve
    perché vede il cuore di Dio.
    Ma la città è triste
    perché nessuno pensa
    che i fiori del Poeta
    sbocciano per vivere molto a lungo
    per le vie anguste della grazia.”

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  2. agnese

    Ricordo dal catechismo come suora diceva che nostri peccati sono i chiodi che entrano nelle mani di Gesù. E io mi immaginavo come ogni volta che faccio qualcosa di male un enorme chiodo entra nel corpo di Gesù.

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  3. agnese

    “il Cristo rimane crocifisso nei secoli dei secoli, finchè l’ultimo uomo sia salvato”
    Ricordo una canzone:
    Non sono i chiodi che ti hanno inchiodato,
    ma mio peccato,
    non è la gente che ti ha fatto male,
    ma mio peccatto,….

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  4. agnese

    “Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza.”

    Madre Teresa di Calcuta

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  5. A.

    Bella l’immagine della mano che dà e che riceve, indistinguibile, mi fa pensare a “La Main Ouverte”, la grande scultura di Le Courbusier costruita in India ai piedi dell’Himalaya : “….questo segno della Mano Aperta per ricevere ricchezze create, per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra epoca”(Le Corbusier). Gesto semplice e antico, che in tutti le epoche e in tutti i Paesi del Mondo ha lo stesso significato di generosità, accoglienza, amicizia e di amore.
    http://youtu.be/UmcR9jU6SPw

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  6. F

    CARITA’ A CONFRONTO

    “Questi poveri che a volte vengono scaricati sui giumenti di tutte le opere pie del mondo e che a volte debbono fare il giro del mondo per trovare un pò di conforto o un asino amabile e non si sà se è più grande lo sforzo di che aiuta o di chi è aiutato, lo sforzo che il povero deve sopportare” (E. Ronchi)

    “…I Poveri… fissavo le facce scavate dal dolore ed è come se le grinze sul viso.. diventassero le mie.. impossibile distinguere la mano che da dalla mano che riceve”.(d. Fabrizio)

    Un’altissima lezione di carità fino all’identificazione con l’altro, una gratuità amabile che ricorda tanto quella di Colui che si è fatto così vicino alla nostra povertà.
    Grazie d.Fabrizio

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  7. F

    “La mano che da e la mano che riceve”

    “Quanto beata è la gratuità
    il non appartenersi
    ed essere solo e di tutti,
    e nessuno lo sa o ti crede”
    (D.M.Turoldo)

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  8. F

    SERENE CONFIDENZE
    Silenziose, impenetrabili, riservate le “serene confedenze” all’Amato. “Qualcosa che ha che fare con l’innamoramento”, è quell’attesa della carezza divina della “colomba nella fessura della roccia”.
    L’effusione di Dio nell’anima è un’esperienza misteriosa non ha riscontro nei sensi, nel mondo, è una percezione misteriosa alla stessa anima perchè è l’incontro dell’infinito col finito, della bellezza con la deformità, della tiepidezza col fuoco inestinguibile del roveto ardente. Il roveto ardente: Dio di spalle, appena percepito, impossibile coglierlo con lo sguardo, ma anche una incapacità a sostenerlo con la forza dell’anima. La sola visione possibile è quella di Dio incarnato, celato, che ci avvicina, guarisce, risuscita, redime nel suo mare di sangue, abita i nostri cuori e al quale riversiamo le nostre “serene confidenze”.

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  9. robysda

    E’ una pagina bellissima nella quale una sospirata serenità sta risalendo i tre gradini dopo una tormentata immersione integrale. Diciassette mesi, fra apnee e respiri profondi, per riemergere da una vasca che oggi è ventre fecondo e amorevole, forte richiamo della mano che apriva la finestra a quel ragazzo che, a qualsiasi ora, continuava a tirare contro sassolini, da lì sotto, in fondo a quella vasca, mano che assolve e riconcilia, mano che sanguina elemosina e carezze mentre raccoglie lacrime e grida di un mondo racchiuso in un chiodo senza anima, mano che si posa sul marmo, che inevitabilmente si dissolve, e da lì riceve energia e amore per sporcarsi ancora una volta con la terra e con gli occhi di quei sacchi vuoti buttati lì ogni mattina, che altro non aspettano se non essere riempiti di compassione e dignità.

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  10. pam

    “superati gli steccati, è impossibile distinguere la mano che dà dalla mano che riceve.”

    E’ già un cielo possibile, quando il riconoscersi bisognoso di essere salvato di uno apre il sentiero anche per altri, in un percorso dove tutti diventiamo poveri e tutti possiamo diventare donatori di qualcosa. Un conforto e un sollievo, proprio come la confidenza.

    E’ davvero molto bello il sapore di questa pagina, dove il dolore e la croce sono diventati colloquio e pane. Grazie.

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  11. pmartucci

    Ripenso a Penelope, il suo non poter cambiare cose più grandi, quelle logiche “altre”, e così il suo geniale istinto,….voce interiore…, di attendere, di lasciare che un tempo giustizia,di bellezza potesse maturare e presentarsi come dono atteso, sperato. Fare, disfare, riprovare, e poi ricostruire, ci accompagnano nella nostra imperfetta umanità, ci insegnano, col tempo, che piano piano, accanto alla nostra mano, ce n’è un’altra che costruisce con noi un progetto a quattro mani.

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