5. Una partita a scacchi

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da qui

Dopo la morte di mio marito feci un sogno: ero in pericolo, sapevo di dover morire, ma la morte tardava ad arrivare. Mi ritrovai seduta in un campo sterminato, di un verde luminoso, e vidi mio marito che veniva verso me. Gli chiesi: che ci fai, di qua? Mi rispose: sei passata tu dall’altra parte. Come è possibile? gli dissi, non me ne sono accorta. E’ così che accade, mi rispose, il passaggio è immediato e naturale.
Sembrava la stessa dinamica del rapporto con il sacerdote: dopo scontri e sofferenze, m’ero sorpresa in uno stato inedito nei suoi confronti. Penso a coloro che sono chiamati ad accettare situazioni al limite del tollerabile: perseverando nella preghiera e nella fede, qualcosa certamente accade, anche se ciò non significa liberarsi dal dolore.
Ho parlato spesso dell’oscuro turbamento da cui fui assalita in seguito all’offerta per i sacerdoti: ha avuto un suo ruolo essenziale in questa storia. Si tratta di qualcosa di preciso, difficile da credere, ma di cui faccio esperienza ormai da tempo.
Quando iniziai a pregare per il prete, avvertii un malessere speciale: i muscoli si contraevano, e interiormente sperimentai uno stato che non sono capace di descrivere; l’unica via d’uscita mi sembrò il suicidio. Il direttore spirituale mi consigliò d’interpellare un esorcista, che mi accolse amabilmente. Informato su ciò che mi accadeva, iniziò subito a pregare. Ero tranquilla, adagiata in poltrona, e pregavo insieme a lui. Prese a pronunciare formule a me ignote, e rimasi in silenzio ad ascoltare. Quando passò al latino, sentii qualcosa che esplodeva dentro: urlai e mi contorsi, la coscienza si annebbiava. Ricordo solo la mia voce deformata che rispondeva alle domande del prete, senza che capissi nulla. La diagnosi fu: vessazioni demoniache.
Mi rivolsi a un esorcista più famoso: era prudente, convinto che i casi di azioni diaboliche fossero infrequenti, mentre spesso si trattava di problemi di natura psichica, quelli di cui ero certa di soffrire.
Invece, alla prima seduta, confermò la diagnosi con cui mi ero presentata, e disse: ma scusi, dopo un’offerta del genere che cosa si aspettava?
Non avrei mai immaginato di percorrere strade così estreme.
Da lì cominciò quest’avventura. La presenza del demonio ci rese edotti sugli effetti del male, sottili e superiori alla nostra capacità di resistenza: senza il Signore non avremmo potuto fare nulla. Ci sembrava di trovarci in mezzo a una partita a scacchi tra due giocatori straordinari, Dio e il demonio: stava a noi decidere da che parte stare.

8 pensieri su “5. Una partita a scacchi

  1. F

    UNA PARTITA A SCACCHI
    Una pagina inquietante di buio e fuoco infernale dove Satana, benchè incatenato nell’eterna soggezione dell’angelo al suo Creatore, avvicina l’umanità.”Lucifero, figlio dell’aurora caduto dal cielo”, (Isaia) “tutto odio e dolore quando era capace di amore e felicità”, insidia l’uomo: “il lucente attimo di Dio”.
    Ma l’Altissimo, che “fa grande di luce ogni volto d’uomo” e “conduce gli eserciti delle costellazioni”, nel suo inaccessibile Amore rende inscindibile il suo connubio con l’umanità. Non può più lasciarci.
    La sua impresa divina è “un sogno che attraversa tutta la creazione e la storia e che ha come termine la triplice fatica: di fare l’uomo come sintesi della stessa creazione; di salvare l’uomo come espressione della stessa divinità; di rendere felice l’uomo come festa dell’intero creato”. (Turoldo)

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  2. RossellaT

    Solo la fiducia in Dio può trasformare il dubbio in certezza, il male in bene, la notte in alba radiosa. (Papa Francesco)

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  3. agnese

    “l’unica via d’uscita mi sembrò il suicidio”
    Il pensiero di suicidio viene in momento di debolezza. Il diavolo che sussurro questo per tua caduta. Pensiamo- mi tolgo la vita e così si finiscono miei problemi, la mia sofferenza. E no! Dopo la morte del corpo viene la vita della nostra anima. E lei che paga le nostre colpe, e soffriamo ancora di più. E’ il diavolo che vince nella nostra debolezza.
    Perché dobbiamo soffrire in eterno solo che per un piccolo periodo (rispettando la eternità) non riuscivamo essere un po’ più forti e fidarsi in Dio che ci aiuta, prima o poi?

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  4. agnese

    La vita è fatta di bassi e alti. E’ normale, naturale. Anche se anche a me piacerebbe che tutti stiamo sempre bene, tranquilli, senza problemi,.. E’ bello, solo che, dove ci porta?
    Per un attimo ho pensato- come sarei io se non ci fosse passerei tutti questi difficoltà nella vita? e ho passato parecchi. Sicuramente non avrei questo carattere forte, e saper sorridere anche in difficoltà aspettando giorni migliori, miei alti nella vita, quando diavolo finalmente si allontana da me, almeno per un pocchino, e io potrei guardare in cielo dicendo: Dio, abbiamo vinto anche questa volta!
    Perché proprio le difficoltà che ci insegnano la vita.

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  5. agnese

    “La sofferenza terrena, se accolta con amore,è come un nocciolo amaro che contiene il seme di una nuova vita.”

    Giovanni Paolo II

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  6. dante

    La partita a scacchi obbliga al ragionamento non superficiale, impone una strategia, impegna la nostra scelta in funzione di mosse impreviste esemplifica al meglio il discernimento , la consapevolezza di quello che ognuno di noi è : :una sintesi perfetta di materia e spirito , una pienezza di vita che solo Dio può dare ,Lui che nella mia esperienza è Padre e Amico. Dove manca il discernimento, prevale la confusione , l’apparenza, le cose fatte all’impronta , l’attrazione per l’immediato , per il facile , il tutto subito e senza fatica :insomma la perdita di ogni orientamento come i costruttori della Torre a Babele ……..
    La vera libertà ,lo ha spiegato bene Don Fabrizio, sia attua amando cioè si è liberi per amare; Non si è liberi per essere liberi.
    Dovrebbe perciò essere chiaro da che parte sto ma tra il dire e il fare riconosco tutta la mia debolezza a rimanere sempre fedele verso chi soffre e combatte per la propria liberazione e contemporaneamente al vangelo dell’amore che rispetta il nemico : Per questo la mia partita a scacchi continua tutta la vita e finirà con me .

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