“STALIN + BIANCA”, DI IACOPO BARISON

Recensione di Giovanni Agnoloni

Iacopo Barison, Stalin + Biancaed. Tunué

Stalin + BIancaIacopo Barison è uno scrittore giovane – non ho mai sopportato l’espressione “giovane scrittore” – e Stalin + Bianca è il suo romanzo d’esordio: la storia di un ragazzo e una ragazza – dove lui, Stalin, è chiamato così per via dei grandi baffi – in un mondo grigio e squallido. La scrittura di Barison, è tersa e asciutta, e scende all’osso delle cose. Un osso dove non c’è più niente da spolpare. L’orizzonte esistenziale suo e di Bianca è privo di qualsiasi speranza, e anche le aspirazioni vi si sono rapprese, schiacciando i due protagonisti (e anche il “non protagonista” Jean, relitto umano che vive di frequenze televisive e loschi traffichetti) su un presente in cui la consapevolezza è solo l’ombra fossile di un ricordo. O meglio, è la consapevolezza dell’impossibilità di una consapevolezza, o quanto meno di un cambiamento reale. È l’osservazione di un mondo dove il “fuori” schiaccia completamente il “dentro”, e il dentro è caotico, tempestato, scisso e smarrito. Perfetta l’analisi psicologica dei meccanismi di rabbia che ne scaturiscono. Pregevole il residuale – ma tenace – desiderio d’amore che, sia pur in questo tipo di scenario, persiste, cinto d’assedio ma non reciso.

È da questo contrasto che scaturisce la misura di “straniamento” presente in questa storia, particolare caratteristico della collana di narrativa di Tunuè, curata da Vanni Santoni. Uno straniamento che è il segno del relativismo dei nostri tempi. E anche il segno, forse, che proseguendo così non c’è futuro, non tanto per la letteratura (e la qualità di Barison ce lo dimostra), ma per la vita.

Particolare interessante, Bianca è cieca, e nell’accompagnarla in un viaggio di fuga, ma anche di scoperta, Stalin vede il mondo nel suo vuoto assoluto, e così facendo affronta la radice della sua rabbia, che è una tra le tante rabbie di un paese slabbrato e privo di riferimenti.
Solo quell’amore, oltre ogni regola e oltre ogni logica (perché, se non è così, non è amore) potrà innescare una rinascita.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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