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da qui
La nuova svolta fu grammaticale. Lei mi disse che, dei due, ero io la persona di talento che il Signore proponeva di mandare in prima linea, per compiere il Progetto.
Si sarebbe servito delle mie capacità oratorie, del bagaglio culturale che avevo accumulato in questi anni. Le risposte della gente erano chiare: un’affluenza alle messe ogni volta più imponente, attestati di stima per l’arte di toccare le corde più vitali, conversioni alla Chiesa, vista d’un tratto più vicina e convincente. Avrei dovuto compiacermi dei suoi elogi, ma mi scoprii a reagire il modo opposto: perché pensare separatamente ciò che Dio voleva a tutti i costi unito? Le risposi che il Signore intendeva salvarci dalla piaga dilagante dell’individualismo, che portava alla rovina la nostra civiltà. Considerarsi come esseri isolati era la vera calamità del nostro tempo, e Dio ci aveva avvicinato, con i tratti che rendevano complessa la nostra relazione, proprio per riuscire a levigarci come ciottoli di fiume, che diventano lisci a furia di sfregarsi l’uno contro l’altro. D’altra parte, rischiare di trovarci chiusi in un rapporto basato sulla gratificazione non corrispondeva ai disegni del Signore, che aspirava a disporci agli scenari inquietanti che si andavano già delineando. Stabilimmo, dunque, di mettere da parte le categorie che in qualche modo richiamassero forme d’individualismo. La nuova grammatica vitale sarebbe stato il noi: non avremmo separato ciò che Dio, con ogni evidenza, s’era deciso a unire. Comprendevamo entrambi, dopo tanto cammino, che il vero nemico si annidava dentro, ed era l’io. San Paolo c’indicava la strada, dal momento che un giorno aveva scritto: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Un bel programma, che solo lo Spirito Santo, con la nostra adesione, avrebbe potuto realizzare.

Spero che lo Spirito Santo ti accompagni e mi accompagni sempre!