Augusto Benemeglio, Ultimo tramonto in Sudafrica, Lecce, Terra d’Ulivi, 2008, euro 8.
Un poemetto in cui ravviso l’acqua impetuosa che discende da un impervio e scosceso torrente, in piena. Scorre nell’alveo, tracima, trascina; mette paura, angoscia, ma nello stesso tempo affascina, ammalia, ti coinvolge, ti trascina nella sua rovinosa corsa. Dovrebbe alla fine sfociare nelle acque placide e sicure del mare, ma la foce, lo sbocco non si intravedono , pur sapendo che esistono, che sono necessari. Forse sono solo un po’ più in là. Sono versi tristi, tormentati. Incisi con il fuoco nelle carni e nell’anima. Scolpiti nella mente con parole pregnanti, forti, indelebili. Una sorta di stemma dell’inquietudine , dell’ansia di una ricerca della pace, di un deciso sussulto d’orgoglio nei confronti del suo io e della sua storia familiare, accomunati in una mal celata e sofferta nostalgia. Un registro originalissimo che fonde lirica e meditazione, elevazione mistica e sensualità: una miscela perfettamente dosata che non smette di affascinare e far riflettere. Letteratura come terapia? O come esorcismo? Parziale o provvisoria consolazione di un doloroso evento altrimenti insopportabile? Un pathos assolutamente genuino che si sprigiona da queste pagine privatissime e, insieme, universali; un pathos che coinvolge e commuove. Si coglie il senso di sottile sconfitta che si annida in un evento liberatorio ( la morte del papà) che lascerò traccia indelebile di una ferita dell’anima in fondo alla quale trovi con smarrimento ma con coraggio la consapevolezza della condizione umana. Una sofferta elegia in un miracolo di stile che riesce a far coincidere un vasto corredo di evocazioni liriche, di intimistiche nostalgie, di scavi abissali fino alla radice dell’esistere
Lino Battilana
ULTIMO TRAMONTO IN SUDAFRICA
XXX
ricordo una giornata alle slot-machine
nel Ciskey nero profondo e mondano
dove ci sono le corse degli struzzi
le scommesse i giochi d’azzardo
e i neri più fortunati sono guardiani e poliziotti
del lussuoso casinò troneggiante sulla vasta pianura d’oro
lungo il mare poderoso
con onde così sonore potenti e musicali che le senti a distanza di chilometri
c’è d’intorno profumo di tiglio e oro vecchio
come se prima quel luogo fosse stato abitato da libri antichi
e sulla porta del mare le scimmie e gli uccelli
vengono a mangiarti tra le mani
papà ad un certo punto credeva di aver vinto un sacco di soldi
mi chiamò e lo vidi immerso in una pioggia di gettoni
che facevano cantare e ridere la slot-machine
e anche lui rideva beato come un fanciullo
ma era stato tutto un equivoco ( la giocata non era la sua
ma di un anziano signore nero
che ora protestava vivacemente
e si riprendeva i suoi soldi con la forza
confortato e protetto dalla presenza dei poliziotti negri)
allora papà disse con orgoglio
io sono cittadino sudafricano quanto lei
ed esibì la copia del certificato di cittadinanza
che teneva custodita nel portafogli
gli presi un braccio e lo tirai via dalla slot
uscimmo sulla spiaggia infinita col cielo insanguinato
e fu sera sul Ciskey e sul Sudafrica
non c’eravamo più visti né sentiti
ma quel giorno all’aeroporto di Johannesburg
mi dicesti che volevi dare una direzione
al tuo destino ( devo mettere a posto le mie cose
la farm di Uithenage
le carte i brevetti le foto gli archi la pistola
e le case di Port Elizabeth e i terreni e i cani
e Roby
e la farfalla catturata in una domenica fortunata
subito uccisa essiccata e consegnata
ad un tragico destino
***
XXXVI
non so cosa potessi aspettarmi
da un caimano che ha sguazzato
nei fiumi più limacciosi
per lasciarmi in eredità un album di fotografie
qualche cravatta
tre orologi da 15 rand
e una lettera d’encomio di una ditta tedesca
dove aveva lavorato come disegnatore meccanico
alla periferia diUithenage
un paese che non sta neppure sulla carta geografica…
ma sì ha fatto bene cristosanto!
anche se mi ha defraudato
anche se mi ha fatto sentire un viaggiatore
e un testimone inutile
però mi ha lasciato quel suo sogno ambizioso
ambiguo e perverso
di calcolato dominio delle cose
tanta tanta sensuale lascivia
e questa pioggia di cenere ardente
che è il suo corpo dissolto nell’aria africana
che ora m’avvolge
e mi brucia gli occhi
e mi fa un poco lacrimare
***
XXIX
il fiore precoce di un inverno africano senza odore
ha il suo profumo interno che t’invade
qui non ci sono vestigia di grandi cattedrali
ma gigantesche rose tee su alberi spinosi
e abbracci di mimosa e ciclamini
tra case bianche e avorio
e con i piedi nell’ erba il vecchio glorioso Mandela
fa nascere colombe ogni ora con le braccia in volo
ed è giardino cremisi l’angolo di cielo
tra la protome ferina del palazzo di giustizia
e l’ospedale dei pezzenti non neri
dove lui morì non arreso
ai primi di ottobre del novantanove
(morte oscuro enigma della vita umana
continua la sfida giorno dopo giorno )
udite gente e stupite ( udite l’ingiuria)
della sua cenere non prenotai il vasetto
secondo prassi e consuetudine
ma io la conservo ancora tutta
la cenere del suo corpo
è nel rimorso del cuore
***
XII
mi svegliai in un crepuscolo di seta
nel lievito di una memoria ancestrale
su di me nebbie alberi luci grotte e albe
e non so che di grida di cervi
o forse di lupi
alla luna sanguinante
trapassata da una fiocina azzurra
nel petto sento quella ferita
e tutto quell’azzurro dolore
che allaga il cuore
e un sapore di ruggine nel palato
in me
echi di lance gridi spade spezzate
che risalgono da forre
e gole profonde
e voragini di nubi con bocche-viola
esplodenti
in un cielo di sangue e di bambini feriti
come certe sere
da libecciata gallipolina
***
Augusto Benemeglio è un ex ufficiale di Marina nato a San Buono, in Abruzzo, ma con radici paterne radicate nel Lazio (Genazzano) . Un marinaio che ha studiato da marinaio, ma aveva dentro di sé uno scrittore , un poeta, che si è rivelato in pienezza a Gallipoli, dove fu destinato , per servizio, nel lontano 1977 , e dove è rimasto – per sua scelta elettiva – per quasi un trentennio, E tutti i suoi libri, – una trentina di vario genere ( narrativa, poesia, saggistica, molto teatro), – prendono le mosse , o hanno come scenario naturale Gallipoli e il Salento , lembo estremo , e splendido , del sud-est pugliese. Scrive da molti anni per la Rivista “Espresso Sud” ( pagine culturali) di Lecce.
Ultimo tramonto in Sudafrica, ed. Terra d’Ulivo, Lecce, 2008, è un poemetto che prende le mosse dall’evento tragico della morte del padre per fare la ricapitolazione di tutta la sua esistenza . Come “silloge inedita” con il titolo I funerali di mio padre , l’opera ha vinto la 7^ edizione del Premio Penisola Sorrentina 2002, con la seguente motivazione : “E’ una poesia di coscienza, di albe, di tramonti, ma anche di terra che inaridisce le narici al profumo di salsedine. Una poesia che cerca e trova il segreto di umana fiducia e speranza nell’avvenire , restituendo alla mente e al cuore i simulacri di una presenza fisica e metafisica. Il tempo , le forme e le immagini scivolano sull’animo del poeta e lasciano il proprio segno. Il segno di qualcosa che nutre l’umana coscienza e che forse è altrove”. In quella circostanza , la sezione poesia edita fu vinta da Maria Luisa Spaziani con La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002.


Ma guarda un po’!
Avevo perso tutte le tracce di Augusto Benemeglio, che saluto, se ci legge.
Ho un libro suo, che mi regalò, che parla proprio di suo padre.
Augusto è fuori sede per alcuni giorni, Mauro.
al ritorno ti risponderà senz’altro.
Torno da un faticoso tour salentino , vecchio Mauro, fatto di mangiate di pesce a go go , e di di tre presentazioni tre di libri vari , quello di memorie di un vecchio sacerdote , di versi, di un poeta sorrentino che non è più fra noi , e – odi odi – di racconti del mio direttore , che ha voluto fare la sua brava escursione letteraria. Chissà forse un giorno mi chiamerai anche tu, a presentare la tua ultima ” fatica” , intanto vatti a leggere un pensierino sul tuo blog personale.
Ciao.
Un abbraccio.
Eccomi! Anch’io ho diversi libri di Augusto, che scrive anche su Insubria Critica.
Persona squisita.
L’ho letto da poco e ne sono rimasta incantata. Riuscire a dire di una vita, di più vite, di legami così conflittuali e profondi, riuscire a dirlo in versi, è qualcosa che mi lascia piena di grata meraviglia. Per la dolorosa bellezza (e il poeta vi sorride, ironico anche) e per la prova di quanto la Poesia possa essere scandaglio d’anima e psiche. Bellissimo!
Doris