Rosa Salvia presenta un’autoselezione di testi tratti dalla raccolta poetica Dolore dei Sassi (puntoacapo, 2015 ) e una nota di Claudio Damiani.
Da Dolore dei Sassi
II
Eccola la figlietta,
è la vita che torna,
bella e sacra,
nella sua luce intera bianca.
Come la luna
che una nuvola nasconde,
e viene fuori, eccola,
lucente;
e il suo chiarore scende fino a loro,
li tocca e li accarezza,
così dolce.
Fissano le sue mani,
pugnetti che si muovono lentamente,
e la sua bocca, che sorride appena,
e il corpicino chiuso in se stesso
come una lumachina.
(p. 7)
V
Quando il piccolo cuore tace
tace per sempre
il Bianco dei Sassi canta
finché la sua voce si spezza
[lungo i viottoli
e i ciottoli risuonano
il vento
la porta lontano fino al mare
dove un puttino la raccoglie
in una conchiglia
che stringe all’orecchio finché
le sue labbra cominciano
a vibrare
e, davanti agli scogli,
i suoi occhi incontrano una barca…
(p. 11)
Da L’incalzare degli anni
II
Ogni giorno in te si dipana un poco l’abbandono –
teso e vulnerabile, ogni rumore ti colpisce,
ogni luce ti ferisce.
Ogni disagio cresce e si addensa,
ti insegue e incalza.
Un tempo opponevi resistenza.
Ora non più, ora che il fumo di una sigaretta
esce dalle tue labbra e si appiattisce,
avendo toccato il nervo nudo della natura.
Ma ecco un fiammifero acceso nel giardino buio,
ed il fischio salvifico della macchinetta da caffè
sul fornello di cucina.
Le due tazzine di caffè, una per te, una per lei,
di cui solo gli occhi risplendono
azzurri e immutati.
I rami spogli si scuotono e volteggiano, mentre
l’aroma
si alza verso il soffitto, massa in movimento
di una quiete affine.
La sola cosa che sei pronto a contemplare adesso
è questo quadro.
(p. 34)
Ti hanno fatto divenire una Cassandra
Un’eco che non ripete
una sillaba sola
del tuo grido,
un sentore di serpi
che ti gelano il sangue,
un eterno timore
di lontananza,
un inverno eterno
senza primavera,
un non dare mai cibo
alla speranza,
ti hanno fatto divenire
una Cassandra,
un dolore profetico,
urticante.
(p. 38)
*Libero rifacimento della poesia “Una inaudita e nuova crudeltate”
della poetessa Gaspara Stampa
Due poesie dedicate
I
“E come fu”, gli chiedesti
“incontrare la Plath?”
“Quando ti guardava”,
rispose, “era come stare in un boschetto d’estate
e osservare un serpentello venirti incontro
dai cespugli,
quasi con furore”.
Ora ti sembra
di essere tu ad osservare
lei che ti osserva
mentre, sopra l’erba bruciata,
rossa come la ruggine, la sua voce
s’affaccia con un grido
e scuote la terra, lo Stige,
l’acqua di luna, il peso del cielo
che si solleva oltre Atlante
fra i tanti chi sa
e i che succederà
e i così sia.
(p. 63)
II
Questa pietra non termina e non muta
bucando come aghi i miei occhi
che mi soffocano di petali sfogliati.
La tua assenza, Beppe, le parole non dette,
le cerco, le bacio, le rompo, sillabe, vocali,
amanti, sorelle,
le ascolto nei tuoi versi
obbedienti a un respiro magico ed occulto.
Mi indicano le strade e i viali
dove corro,
in quella parte di cielo che non ha
tramonti,
dove ogni cosa è più forte dell’uomo,
dove nascondo all’alba
le mie lacrime,
dove tu mi consoli.
(p. 64)
Da Un sottile scrutare
XII
Pina Bausch nuota incontro alla danza
e scuote via l’acqua
dal suo petto di cigno.
(p. 70)
XV
Va’, naviga per me,
e non voltarti mai,
disse la pietra che guardava.
(p.72)
XVII
Nel labirinto
c’è un gomitolo di filo: vedi
Perseo?
(p. 73)
*Il refuso è voluto…
XXV
Il dolore dei Sassi era tanto
vicino
da poterlo toccare con le mani.
(p.77)
Su gentile concessione del poeta Claudio Damiani
Rosa, ho letto il tuo libro, trovo che hai avuto una grande maturazione, ti sei abbeverata in profondità agli autori (Plath, Stampa, Salvia – bellissime le poesie su di loro), e ti sei lasciata libera, andare, volare. Quel poemetto all’inizio: di nascita morte, terribile, luminoso, allucinato e dolce, infantile e giocoso. E in tutto il libro c’è una bella fantasia, i colori, le fantasie del sud. Quando sei narrativa raggiungi un tono splendido, affascinante, come in “L’incalzare degli anni”. E quella “Periferie”, molto bella: “E qui le persone, / come lettere anonime, rientrano di sera dal lavoro […]”. Dici il degrado del nostro tempo. Ricordi, ricrei la luce dell’infanzia. Molto interessanti quelle specie di haiku alla fine.
