I nervi di Berlusconi

(Se le proposte di modifiche alla legge 157/92 hanno ottenuto lo straordinario risultato di unire alcune associazioni di cacciatori con gli ambientalisti, la riforma Gelmini ha generato un movimento trasversale di opposizione che vede uniti studenti e professori. Questo ha fatto saltare i nervi a Berlusconi. Ne parla Carla Benedetti in un intervento su Il primo amore, che ripubblichiamo qui. Dichiarazioni dell’ultima ora dello stesso Berlusconi sembrano contraddire – come spesso è nel suo stile – quanto affermato sull’intervento della polizia. Segno ulteriore di nervi saltati? Intanto la protesta continua)

A molti di noi è venuto in mente, leggendo i giornali di oggi, che a Berlusconi siano saltati i nervi. E’ infatti la prima volta che il governo si trova di fronte un movimento reale e vasto di opposizione. Ed è anche la prima volta che Berlusconi non può usare la sua solita arma: comprare, corrompere, deviare l’attenzione.

La sua uscita sul mandare la polizia nelle scuole non raccoglie consenso (vedi il sondaggio di Repubblica). La grande mobilitazione di questi giorni attorno alla scuola e all’università è qualcosa di reale, che dà voce ai problemi reali e trasversali di tutto il paese: dall’importanza dell’educazione pubblica al precariato, dalla crisi (loro) che i cittadini non vogliono pagare alla mancanza di speranze di tanti giovani e famiglie italiane di ogni tipo e di ogni regione. Questo movimento non è così facilmente strumentalizzabile, non assomiglia affatto a quello cosiddetto dell'”antipolitica”, non è orientabile dall’alto convogliando a propri fini i vasti malumori degli elettori. Ha caratteristiche diverse. Lo si vede anche semplicemente osservando cosa succede in questi giorni nelle università. A differenza di passati movimenti studenteschi gli studenti non sono contro i professori, ma lottano insieme a loro.

Berlusconi, abituato a comprare tutto, anche l’opposizione, questa volta non può comprare tutte queste energie mobilitate. Non può, come nel caso recente dell’Alitalia, comprare la cedevolezza dei sindacati, il silenzio dei giornali, non può mettere a tacere tutte queste voci muovendo enormi fette di denaro pubblico a banche e privati. Per la prima volta si trova non in sintonia con gli eventi. E nemmeno gli può riuscire la solita mossa di distrarre l’opinione pubblica con qualche trovata, come la campagna di criminalizzazione contro gli immigrati, o con qualche altro argomento demagogico o trovata populistica, colorita e grottesca (come l’Alitalia deve restare itlaiana).

Alcuni giorni prima della mobilitazione nelle scuole e nelle università Berlusconi aveva dichiarato che non si sarebbero più ripetuti eventi come l’occupazione di aereoporti e di università. Strano che parlasse già di università occupate, prima ancora che ciò avvenisse. Forse prevedeva che la legge Gelimini avrebbe provocato forti malcontenti e metteva le mani avanti. Ma se con la corruzione e il silenzio dei media è riuscito a far morire la protesta negli aereoporti, questa volta la stessa mossa è ardua per lui. Come si può impedire alla piaga del precariato di esprimere il disagio? Come si fa a comprare il silenzio di milioni di giovani preoccupati per il futuro?

Speriamo che questa mobilitazione non sparisca e faccia cresecere la capacità del paese di ricostruire qualcosa dalla devastazione di questi anni.

18 pensieri su “I nervi di Berlusconi

  1. lina

    L’IPOTESI DI CALAMANDREI

    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione
    a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950

    Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un
    partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la
    costituzione, non la vuole violare in sostanza.

    Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i
    manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le
    scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato
    hanno difetto di essere imparziali.

    C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il
    fascismo c’è stata.

    Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi
    teorica,intendiamoci).

    Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

    Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private.

    Non tutte le scuole private.

    Le scuole del suo partito,di quel partito.

    Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.

    Cure di denaro e di privilegi.

    Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole ,
    perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato.

    E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei
    premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece
    che alle scuole pubbliche alle scuole private.

    A “quelle” scuole private.

    Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio.

    Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

    Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato
    in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare prevalenza
    alle scuole private. Attenzione,amici,in questo convegno questo è il punto
    che bisogna discutere.

    Attenzione, questa è la ricetta.

    Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

    L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:

    – rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora.

    Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.

    – Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.

    Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non
    hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

    – Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle
    scuole private denaro pubblico.

    Pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950

    —— Fine del messaggio inoltrato

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Che la Scuola debba esser tutelata e migliorata mi trova non d’accordo, ma più che d’accordo. Solo non credo che sia possibile migliorarla con articoli come questo che, senza alcun fondamento,collegano Scuola e Alitalia e vedono del marcio anche nell’operazione Alitalia. La Benedetti dovrebbe almeno, prima di parlare di Alitalia a vanvera, andarsi a leggere la proposta di Air France (clausole rescissorie comprese) e provare a capire le ricadute che avrebbero avuto, nel medio e nel breve periodo, sull’Italia. Senza entrare nelle motivazioni che hanno portato al ritiro dell’offerta di Air France: imputabili a tutto fuorché a Berlusconi.

    Se si vuole parlare di Scuola che si parli di Scuola e non si rimestino le solite verdure.

    Tra l’altro, riprendendo un passaggio del discorso di Calamandrei “Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci.”, mi pare che, per quanto riguarda le Università, ci abbiano messo del loro gli attuali Rettori e in vari modi, che non mi pare il caso di elencare, ma che hanno portato allo spreco di ingenti risorse pubbliche per accontentare pochi baroni.

    Mi piacerebbe, ogni tanto, oltre a leggere i soliti strali, leggere anche di qualche proposta alternativa concreta che provi a scavare la situazione attuale e proporre delle scelte alternative percorribili. Fare demagogia e voler difendere tutto e tutti è persino troppo facile, ma rimangono i dati di fatto dell’Università italiana e le sue strane anomalie:
    1) la più bassa produzione scientifica fra i paesi occidentali
    2) ricercatori con età media prossima ai 50 anni.

    Blackjack.

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  3. Giovanni Nuscis

    “Speriamo che questa mobilitazione non sparisca e faccia cresecere la capacità del paese di ricostruire qualcosa dalla devastazione di questi anni.”

    Condivido. E’ una speranza e una sfida, un’occasione storica, come cittadini, per ripredere in mano il nostro destino. Come? Assumendo quel ruolo di “base” che la politica e i sindacati hanno sempre ignorato, operando scelte sempre più lontane dall’interesse e dalla sensibilità dei cittadini. La forza immensa che si sta esprimendo va dunque necessariamente organizzata – subito – perché s’interroghi, elabori, e proponga delle proprie soluzioni ai grandi problemi dibattuti, dalla scuola alla giustizia, dall’ambiente all’informazione etc. Attraverso, ad esempio, degli organismi (consulte, comitati, presidi etc) agili, aperti, rappresentativi e trasparenti che radichino sul territorio coinvolgendo cittadini ed esperti, capaci di lavorare su proposte da “consegnare” alle istituzioni locali e nazionali, con un’azione costante di presidio.
    Non è casuale tutto ciò che sta accadendo. Urge un salto evolutivo nel concetto e nelle forme della democrazia, conferire reale sostanza alla “sovranità” popolare. Affinché si ponga fine allo stato di malessere e di esclusione che tutti avvertiamo. Al di là, dunque, delle ideologie e delle contrapposizioni, attraverso scelte che costituiscano il punto massimo di armonizzazione degli interessi di tutti, nessuno escluso, e con riguardo ai più deboli.

    Giovanni

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  4. fabrizio centofanti

    la contraddizione più grande di questi giorni mi sembra il fatto che si siano trovati subito i soldi per foraggiare i loschi affari delle banche e dei loro fantomatici agenti, mentre per i problemi reali della gente reale i soldi non si trovano mai.
    è questo che segnerà, prima o poi, la fine della logica di mercato.
    è tempo che nasca una logica diversa.

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  5. Giocatore d'Azzardo

    Fabrizio, sai come la penso e qual è l’unica soluzione che vedevo e vedo come percorribile, per quanto riguarda il tema banche. Quindi sfondi una porta aperta; il problema è che le porte da sfondare sono molte, compresa la disonestà di chi gestisce i soldi altrui esclusivamente per i propri interessi e fra questi ci sono molti, troppi, rettori di università italiane. Non so come la vedi tu, ma a me l’idea che a questi mani bucate sia affidata la gestione di altri denari non piace nemmeno un po’. Prima cambiamo le regole e poi pensiamo a dare altri denari, se serviranno.

    Blackjack.

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  6. Marco Guzzi

    “12:52 Centinaia di ragazzi in piazza a Trento
    Centinaia di studenti delle scuole superiori di Trento sono scesi in piazza questa mattina per manifestare. Il corteo ha percorso le vie della città lanciando slogan in stile Beppe Grillo contro il ministro e issando striscioni dello stesso tenore. Da una scuola all’altra il corteo si è ingrossato e si è alla fine concentrato in piazza Dante, davanti alla sede della Provincia.

    12:48 Conclusa la manifestazione a Roma, studenti in assemblea
    E’ terminata sulle note di “Fischia il vento” dei Modena City Ramblers la manifestazione degli studenti romani, giunta circa un’ora fa a piazza della Minerva all’interno della città universitaria dove i ragazzi hanno apposto striscioni “invadendo” la scalinata del rettorato. La mobilitazione però, dicono gli studenti, continuerà ancora per la giornata di oggi con un’assemblea permanente nella facoltà di Chimica dell’università La Sapienza.

    12:40 Migliaia in strada anche a Cagliari
    Sono stati migliaia questa mattina a Cagliari gli studenti che non sono entrati in classe ed hanno manifestato contro la riforma della scuola superiore. Da molte scuole secondarie di secondo grado del capoluogo gli studenti si sono diretti verso il centro città raggiungendo piazza Jenne e poi il Bastione.

    12:23 Lancio di uova in piazza della Scala a Milano
    Lanciano slogan contro il ministro ma anche uova contro i muri di Palazzo Marino, sede del Comune, gli studenti medi che stanno manifestando in Piazza della Scala a Milano. Le forze dell’ordine presidiano gli ingressi del palazzo, sulle cui inferriate delle finestre basse qualche studente ha tentato l’arrampicata. Un uovo è finito contro un agente, ma al momento non si registrano situazioni di particolare tensione.

    12:22 Università La Sapienza “assediata” dai manifestanti
    La scalinata del rettorato della ‘Sapienza’ e l’intera piazza della Minerva “assediati” dagli studenti. E’ l’immagine che si para davanti agli occhi di chi in questo momento circola nella città universitaria della Sapienza di Roma. I ragazzi sono migliaia: è nell’ateneo, infatti, che si terranno gli interventi conclusivi della manifestazione in corso stamattina, a Roma.”

    Non parlano di ieri queste notizie; ma dell’ottobre del 2007, il ministro era Fioroni, il governo quello di Prodi, le polemiche e le manifestazioni più o meno le stesse, un po’ attenuate perché il governo era di sinistra…

    Quasi ogni anno in autunno gli studenti occupano le scuole, ripetono i vecchi copioni dei loro padri, canovacci ormai consunti e noiosi,vani, purtroppo, più di quelli del tanto vagheggiato 68… e poi, verso dicembre, tutto torna come prima.

    I pensieri di Calamandrei valevano anche per Prodi o per Berlinguer, che fu pure aspramente contestato e che oggi scrive: “”In questo Paese non si può fare una riforma, che viene comunque contestata, e questo è avvenuto perché qui da noi l’ideologia ha sempre prevalso sui contenuti educativi”?

    Purtroppo una riforma dell’educazione richiederà ben altri interventi, ben altre trasformazioni…

    Marco Guzzi

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  7. lucy

    può darsi che gli studenti manifestino sempre e comunque in autunno, specie di must irrinunciabile. può darsi. però non raccontatevi/ci la fiaba che questo progetto di riforma della scuola susciti a torto le reazioni dei primi diretti interessati, studenti e professori (mentre dovrebbe interessare tutti), perché è buonissimo ed è un’ideologia da centro sociale a sobillare le manifestazioni. io mi reputo offesa dalle affermazioni dell’Ineffabile e ancor più dalle controaffermazioni successive, solita tiritera che ci propina dalla discesa in campo.
    non sono scema, caro il mio premier, e lei ha parlato come un videla. e la riforma della beata gelmini è una gran porcheria. e abbiamo capito benissimo dove volete andare a parare. e si tratta di molto di più che maestro unico. e molto di meno che sbandierati necessari tagli dettati da criteri nobili di qualità della formazione. ma quale qualità? quella di confindustria o di cielle? questa non è una riforma, ma una deforma.

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  8. enrico de lea

    Credo anch’io che la scuola necessiti delle serie riforme. Ma quali? Non di certo il ritorno al maestro unico, rovinando un segmento della scuola (quella elementare, che, al momento, sembra a molti di buon livello. La mia esperienza con le mie figlie è stata, a tal proposito, entusiasmante, avendo avuto a che fare con due teams di insegnanti davvero eccezionali, per preparazione, amore, dedizione, vocazione.
    Che poi si debba in generale pensare alla valorizzazione/valutazione delle professionalità(Luigi Berlignuer pose il problema, senza esito..) mi pare ovvio.
    Ma qui si pensa solo a tagli, semplici tagli come una mannaia (che s’aggiungono ad altri precedenti), su un settore che si credeva debole, e invece è reattivo, proprio per quella valenza “costituzionale” di cui parla Calamandrei: dietro la povera Gelmini c’è in realtà il deciso e inappuntabile mago della contabilità pubblica … Gel(tre)monti.

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  9. wlascuola,maquale?

    A proposito di Piero Calamandrei…

    Lapide ad ignominia

    Lo avrai
    camerata Kesselring
    il monumento che pretendi da noi italiani
    ma con che pietra si costruirà
    a deciderlo tocca a noi.
    Non coi sassi affumicati
    dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
    non colla terra dei cimiteri
    dove i nostri compagni giovinetti
    riposano in serenità
    non colla neve inviolata delle montagne
    che per due inverni ti sfidarono
    non colla primavera di queste valli
    che ti videro fuggire.
    Ma soltanto col silenzio dei torturati
    Più duro d’ogni macigno
    soltanto con la roccia di questo patto
    giurato fra uomini liberi
    che volontari si adunarono
    per dignità e non per odio
    decisi a riscattare
    la vergogna e il terrore del mondo.
    Su queste strade se vorrai tornare
    ai nostri posti ci ritroverai
    morti e vivi collo stesso impegno
    popolo serrato intorno al monumento
    che si chiama
    ora e sempre
    RESISTENZA

    Rispondi
  10. lucy

    quale cassandra il buon borrelli! resistere resistere resistere. che esagerazione! ma via, un magistrato! ma il senso della misura, via!
    seh…

    Rispondi
  11. Mauro Baldrati

    Penso sia istruttivo riportare qui una intervista di Cossiga rilasciata al Quotidiano Nazionale, e ripresa da Dagospia:

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-748.htm

    Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
    «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

    Quali fatti dovrebbero seguire?
    «A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

    Ossia?
    «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

    Gli universitari, invece?
    «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

    Dopo di che?
    «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

    Nel senso che…
    «Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

    Anche i docenti?
    «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

    E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
    «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

    Quale incendio?
    «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

    Rispondi
  12. Mauro Baldrati

    Quanto sopra non è folklore, non sono le boutades di un uomo anziano che le spara grosse. Cossiga era Ministro dell’Interno quando fu uccisa la studentessa Giorgiana Masi, 19 anni, con un colpo di pistola alla schiena. Sembra dimostrato (in Italia purtroppo è già tanto potere affermare “sembra”) che vi fossero agenti provocatori in borghese che avevano il compito di fomentare disordini e di sparare. Su Wikipedia c’è anche la foto di un agente in borghese: http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgiana_Masi

    Questa è scuola, scuola di potere italiano, e il maestro trasmette la sua arte ai giovani.

    Rispondi
  13. Gena

    Ho un ricordo meraviglioso di Cossiga quando frequentavo l’università,la sua effigie era rappresentata da un uomo con un cappio al collo, non è che fosse molto amato in quel periodo,ma forse è solo un nostalgico.

    Rispondi
  14. lucy

    cossiga è quello che è, da sempre. lui ne sa qualcosa di cosa fanno i servizi segreti e le brigate rosse. ribrezzo assoluto e nessun rispetto per un (grande)vecchio diabolico.

    Rispondi
  15. lorpat

    Cossiga è un piazzista come Berlusconi. Purtroppo per lui (e per noi) questo signore si crede più furbo di Andreotti, più intelligente di Dalema e più avanguardista di Ferrara. Purtroppo per noi (e per lui), tutto questo è anche dadaisticamente verosimile, e non soltanto nelle favole che ci raccontiamo per svernare, per passare la nuttata.
    Adesso vado a mettere sul giradischi una canzone inglese del sedicesimo secolo intitolata TO DRIVE THE COLD WINTER AWAY, e poi, visto che ci sono, metto su anche TI STAI SBAGLIANDO CHI HAI VISTO NON E’ FRANCESCA di Lucio Battisti.

    Rispondi
  16. mario pandiani

    Altrove nascono logiche diverse, ma in Italia temo che si debba arrivare prima alla tabula rasa.
    Dalema sta mandando avanti Weltroni, è sacrificabile, fino all’esito delle elezioni americane non si esporrà, tantomeno per la scuola, se mai si dovesse tornare ad un governo delle sinistre il clientelarismo degli atenei sarebbe comunque consolidato.
    E’ solo da una protesta intelligente, motivata e instancabile che si può pensare di ottenere qualcosa, la Bolivia sembra esserci giunta e il tallone era ben peggiore.

    Qui: http://mirumir.altervista.org/2008/10/la-bolivia-degna-avanza-verso-la.html

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