Cacciatori, a voi la terra, l’aria, l’acqua e gli animali

di Mauro Baldrati


Ricordo discussioni molto animate, con scambi di accuse pesanti, tra cacciatori e ambientalisti, in Romagna, terra di caccia a oltranza, dove la maggioranza della popolazione maschile si dedicava a questo sport. Durante la stagione venatoria era sconsigliabile passeggiare per le campagne, perché arrivavano echi di spari, talvolta vicinissimi, e si incrociavano uomini vestiti da soldati, con giubbotti mimetici, anfibi, fucile a tracolla o già imbracciato.
I cacciatori reagivano alle accuse degli ambientalisti dicendo che i veri difensori dell’ambiente erano loro, perché ripopolavano, e contribuivano a salvare alcune specie in via di estinzione, mentre i verdi avevano liberato animali dannosi, tipo le nutrie (in realtà furono abbandonate da alcuni allevamenti falliti). Gli ambientalisti chiedevano che senso aveva chiamare sport l’appostamento in un capannino all’alba per abbattere uccelli stremati da lunghe traversate; perché un contadino non poteva impedire a un cacciatore di camminare sul suo campo per sparare alle lepri. Ricordo anche presidi, da parte di attivisti del WWF, della LIPU, il giorno dell’apertura.
Ora è acceduto l’impensabile. Sono in discussione pesanti modifiche alla legge n. 157/92, sponsorizzate dal deputato europeo di AN Sergio Berlato, che hanno unito ambientalisti e associazioni di cacciatori (Amici della Terra, Arcicaccia, Coldiretti, Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Fare Verde, Federazione Italiana della Caccia, Italcaccia, Legambiente, Lipu e WWF) che, insieme, si oppongono a una serie di depenalizzazioni di reati, come il bracconaggio, e un allungamento della lista delle specie cacciabili. Le norme proposte prevedono, tra l’altro, l’abbassamento dell’età minima per diventare cacciatori a 16 anni, invocando paesi europei che già le applicano. Come dire, in USA e in Cina vige la pena di morte, perché non introdurla anche da noi?
Di seguito pubblichiamo un testo del comitato che si oppone a “caccia selvaggia”:

LE MODIFICHE ALLA LEGGE 157/1992 IN 10 PUNTI: UN DEVASTANTE ATTACCO ALLA FAUNA SELVATICA E LO SFASCIO DI ANNI DI FATICOSI COMPROMESSI…

Sono in discussione in Parlamento alcune proposte di riforma della Legge 157/1992 (Legge nazionale per la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio) che, qualora approvate, comporterebbero conseguenze disastrose per la fauna selvatica, vediamole nel dettaglio.
1. La fauna selvatica migratrice da patrimonio indisponibile dello stato diventa res nullius, cioè cosa di nessuno in contrasto con Direttiva Uccelli (409/1979), Direttiva Habitat (43/1992), Convenzione di Bonn (1979, tutela di specie migratorie), Convenzione di Berna (1979, tutela di flora, fauna e habitat) e con le indicazioni del Consiglio dell’Unione Europea.
2. Potere di deroga alle Regioni (Art 19 bis L 157 del 1992). E’ previsto l’ampliamento dei poteri alle regioni in relazione ai periodi e alla lista delle specie cacciabili; ciò è incompatibile con quanto dettato dal Titolo V della ns. Costituzione e ribadito da una sentenza della Corte Costituzionale (sentenza 563/2002 riferita alla legge sarda) che affida allo Stato la potestà esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi. Gli uccelli non distinguono i confini amministrativi e dal momento che i migratori svolgono il proprio ciclo vitale attraverso più nazioni e continenti, è necessaria una gestione unitaria dell’avifauna su scala nazionale e sovranazionale.
3. Allungamento della lista delle specie cacciabili. L’allungamento della lista delle specie cacciabili a ulteriori cinque specie tra cui Piviere dorato e Oca lombardella e il prolungamento dell’attività venatoria sono in contrasto con la Direttiva Uccelli (409/1979). L’adozione di tali provvedimenti implicherebbe necessariamente l’avvio di una procedura d’infrazione comunitaria a carico dello Stato italiano che potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie pesanti. Già attualmente alcune specie sono cacciabili per un periodo superiore a quanto previsto dalla Direttiva Uccelli e quasi il 60% di queste (21/36) sono, secondo Birdlife International, in regresso a livello europeo (Pernice bianca, Fagiano di monte, etc.). Inoltre, le regioni, hanno finora utilizzato le deroghe all’elenco delle specie cacciabili snaturando lo spirito della Direttiva Uccelli che prevede l’utilizzo delle stesse con carattere di eccezionalità.
4. Prolungamento della stagione venatoria successiva al 31 gennaio. Secondo l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica (istituto che ha finalità tecniche di riferimento riconosciute dalla legge 157/1992 in materia di gestione faunistica) “Prolungare la stagione venatoria agli uccelli migratori in Italia a febbraio contrasta con i principi di base di conservazione della fauna e con la corretta applicazione del vigente quadro normativo nazionale e internazionale“. Inoltre, in relazione alla recente richiesta del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per la revisione dei periodi di inizio di migrazione dell’avifauna esplicitati dalla Commissione Ornis, la Commissione Europea ha deliberato che non sussistono elementi giustificanti la modifica dei periodi di inizio di migrazione prenuziale né quelli di termine della riproduzione per le specie di uccelli cacciabili (Allegato II, Direttiva Uccelli). E’ invece più indicato anticipare la chiusura della stagione venatoria per alcune specie che già migrano in gennaio per la ns. penisola, secondo le informazioni I.N.F.S. presentati nell’ambito del Comitato scientifico ORNIS.
5. Depenalizzazione di numerosi reati che la 157/1992 ritiene di rilevanza penale tra cui l’uccellagione, l’uccisione di specie particolarmente protette (rapaci diurni e notturni, cigni, fenicotteri, picchi, cicogne, etc.) l’esercizio venatorio in periodo vietato, all’interno di aree protette, da autoveicoli. Introdurre un sistema sanzionatorio di natura amministrativa può aggravare condotte illecite nei riguardi della fauna selvatica purtroppo già tristemente diffuse nella pratica venatoria.
6. Ripristino del “nomadismo venatorio”. E’ introdotta una sostanziale modifica in materia di circolazione dei cacciatori, prevedendo che la caccia da appostamento temporaneo agli uccelli migratori sia consentita su tutto il territorio nazionale. In pratica si perde il necessario legame tra cacciatore e territorio per cui il primo ha interesse a tutelare gli habitat presenti e a non depredarli.
7. Annovero tra le quote di territorio destinate alla protezione della fauna selvatica di aree urbanizzate e vie di comunicazione. La considerazione è che tra le aree destinate alla protezione faunistica dovrebbero essere indicate quelle che hanno una effettiva valenza ecologica, non quelle in cui non è comunque possibile cacciare
8. Indebolimento del ruolo dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica con attacco all’autonomia e all’operatività dell’istituto tramite la creazione istituti regionali con analoghe finalità cui conseguirebbe una sovrapposizione di competenze e quella di un Osservatorio nazionale per la fauna selvatica e gli habitat di nomina politica quale referente in materia di fauna selvatica per l’Unione Europea.
9. Possibilità di caccia all’interno di aree protette e urbane. I piani faunistico-venatori, dovranno ricomprendere anche i parchi e le riserve naturali, i fondi chiusi, i rifugi faunistici, tutte le zone precluse alla attività venatoria, il demanio agricolo-forestale statale e regionale. In aggiunta al minore di interesse turistico e ai rischi per la sicurezza dei visitatori legati alla pratica venatoria le aree protette perderebbero la loro utilità quali rifugio e sorgenti per la fauna selvatica.
10. La legge, così modificata, non regolerebbe più “la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio”, ma unicamente il prelievo venatorio e se le parole hanno ancora importanza…
(a cura di Pietro Spadoni)

3 pensieri su “Cacciatori, a voi la terra, l’aria, l’acqua e gli animali

  1. Giocatore d'Azzardo

    A me sto ‘tizio’ di AN sta già sulle palle. Avevo letto qualcosa circa queste modifiche, senza approfondirle, e trovarle così elencate mi ha lasciato perplesso!!! Come cavolo è possibile ripristinare queste regole per soddisfare la voglia di gloria di quattro frustrati che non hanno niente di meglio da fare che sparare a creature indifese?

    Qualunque iniziativa su questa faccenda mi troverà d’accordo!

    Blackjack.

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  2. pamela

    La caccia è uno sport divertente e allegro. Faccio sacrifici, per cacciare, mi sveglio presto, cammino nel fango e sotto la pioggia, sopporto senza battere ciglio i gemiti degli animali feriti a morte.
    Il bello della caccia moderna è che non c’è bisogno di esercitare la forza, c’è la tecnologia che ci aiuta. Non rischio di fallire: gli animali sono disarmati. Basta sparacchiare un po’ a casaccio ed ecco uccelli sanguinanti e sventrati cadere dal cielo, una vera pioggia di sangue o piccoli animali indifesi, ma anche qualche umano, si trascinano agonizzanti uscendo dai loro nascondigli. Questo mi fa sentire coraggioso.
    Sono soddisfatto e potente, ho il potere di dare la morte ad esseri senzienti e allora non importa più che il mio encefalogramma sia piatto, il QI sotto zero, che prenda schiaffi da tutti, compresa mia moglie, che sia sfigato e psicopatico. Mentre caccio mi sento finalmente qualcuno.
    Uccido animali belli e felici perché non c’è bellezza né felicità nella mia vita. Solo così mi diverto.

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  3. alessia barbieri

    Ciao ragazzi, mio padre è un vero appassionato di caccia…quando mi parla della sua passione io non posso far altro che rimanere rapita dai suoi racconti che risalgono a quando era poco più che un bambino ed andava a caccia con nonno…
    Dal mio punto di vista è giusto dare la possibilità di dare sfogo a questa passione anche se si è ancora molto giovani e sono perciò favorevole a dare tale abilitazione (a patto che questa venga rilasciata esclusivamente se accompagnati da un adulto esperto e dopo il superamento di un severo esame)! Dite la vostra anche su http://www.carlorienzi.it/?p=55

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